Privacy Policy Ambasciata americana a Gerusalemme, strage di Palestinesi a Gaza: 25 morti e centinaia di feriti | 9 Dicembre Forconi
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Ambasciata americana a Gerusalemme, strage di Palestinesi a Gaza: 25 morti e centinaia di feriti

La storica decisione di Donald Trump diventa operativa, mentre nella Striscia scoppia la rabbia: almeno 25 vittime palestinesi e mille feriti

Nel giorno in cui Israele si prepara a celebrare l’apertura dell’ambasciata Usa a Gerusalemme è già strage a Gaza, dove decine di migliaia di persone partecipano alla protesta e ci sono già venticinque morti palestinesi negli incidenti al confine. L’opposizione alla decisione di Donald Trump dello scorso dicembre non è solo in piazza, ma riguarda tutto il mondo arabo, l’Onu e gran parte della comunità internazionale, Unione Europea compresa, tutti preoccupati che questo passaggio segni la fine della soluzione a due stati.

A Gaza scoppia la rabbia: già 25 morti e mille feriti

Nella Striscia di Gaza ci sono già 25 morti negli scontri scoppiati al confine con Israele, secondo le agenzie di stampa locali, a poche ore dall’inaugurazione dell’ambasciata americana. La prima vittima è stata identificata in Anas Qudeih, 21 anni, colpito dal fuoco israeliano a Est di Khan Younis, nel Sud della Striscia di Gaza, mentre la seconda vittima è il 29enne Musaab Abu Leila, ucciso a est di Jabalya dal fuoco dell’esercito israeliano, sarebbero poi tra gli uccisi Obaida Salem Farhan di 30 anni, Mohammed Ashraf Abu Sittah di 26 anni, Izzeddine Mousa al-Sammak di 14 anni, Izzaddine Nahed al-Owaiti di 23 anni e Bilal Ahmad Abu Diqqa di 26 anni. Questa mattina l’aviazione israeliana aveva lanciato volantini sulla Striscia di Gaza invitando i palestinesi a tenersi lontano dal confine e a non partecipare ad attività violente. Almeno 600 finora i feriti, di cui moltissimi per colpi d’arma da fuoco. Sono oltre 10mila i palestinesi che si sono riuniti alla barriera di confine, dove sono stati dislocati cecchini israeliani.

Quattro paesi europei all’inaugurazione Il fronte anti ambasciata registra intanto le prime crepe: quattro nazioni delle 28 dell’Ue – Austria, Ungheria, Romania e Repubblica Ceca – hanno risposto all’invito del ministero degli Esteri israeliano e invieranno loro rappresentanti all’inaugurazione nel quartiere di Arnona, nella parte ovest della città.

Una scelta che sarà seguita, almeno per due di loro (Repubblica Ceca e Romania), dalla decisione di spostare, anche se con tempi e modalità diverse, la propria ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme. Nella serata di ieri il premier Benyamin Netanyahu ha ricevuto la delegazione Usa inviata dal capo della Casa Bianca per la cerimonia, tornando a definire “storica e coraggiosa” la mossa di Trump. Mentre l’Olp ha lanciato un nuovo appello agli americani “a revocare la loro disastrosa e irresponsabile decisione di muovere l’ambasciata nella Gerusalemme occupata”.

In città intanto – dove ieri si è festeggiato il ‘Jerusalem Day’ a ricordo della riunificazione sotto il controllo israeliano a seguito della guerra del 1967 – si respira l’aria delle grandi occasioni. 800 inviti, 86 per i diplomatici Gli inviti partiti dal ministero degli Esteri sono stati circa 800: 86 per i diplomatici, di cui 33 hanno accettato.

Non ci saranno – secondo i media – né la Russia né l’Egitto.

Gerusalemme in queste ore è tappezzata di bandiere israeliane e americane, e di cartelloni inneggianti a Trump. In un mese – hanno fatto sapere dall’ufficio stampa del governo che ha approntato un mega tendone dove poter seguire la cerimonia – sono state tra 300 e 400 le richieste di accredito di giornalisti da tutto il mondo per entrare nel paese. Numeri – hanno aggiunto – che si sono visti soltanto in occasione dell’ultima guerra con Gaza, quella del 2014. E non sono pochi neanche quelli che sono entrati nella Striscia per vedere quello che succede alla manifestazione indetta da Hamas davanti ai reticolati. L’esercito ha rafforzato la sua presenza lungo tutto il confine con due ulteriori battaglioni, e ne ha inviato un altro in Cisgiordania.    Capeggiata da Ivanka Trump e dal marito Jared Kushner, responsabile del dossier israelo-palestinese per conto del presidente Usa, la missione americana  è composta anche dal segretario al Tesoro Usa Steve Mnuchin, dal vicesegretario di Stato John Sullivan e da 12 membri del Congresso.

Fonte: rainews.it