La Grecia sta affrontando un’ emergenza rifugiati senza precedenti, in pochi anni è passata dall’essere la culla della civiltà a discarica d’Europa.

In base ai dati dell’Agenzia Onu per i Rifugiati, nel 2016 il paese ellenico è stato investito da un flusso di immigrati di vaste proporzioni, si tratta di ben 173,450 le persone che hanno raggiunto le coste della Grecia nel corso del 2016, mentre nel primo trimestre del 2017 sono 4796 le unità che si sono riversate sulle  isole di Lesvos, Chios, Samos, Leros,Tilos e Kastellorizo. Un numero sensibilmente ridotto rispetto allo scorso anno a causa dell’entrata in vigore dell’accordo tra Unione Europea e Turchia nel marzo del 2016. In tal modo si è posto un freno alla cosiddetta  “rotta balcanica” ma la pressione sulla Grecia non si è allentata.

Difatti sono più di sessantamila le persone che hanno presentato domanda d’asilo- ricordiamo che in base al regolamento Dublino III,  la richiesta d’asilo per un migrante che proviene da uno Stato terzo deve essere espletata nel primo Paese dell’unione in cui mette piede- stando così le cose, tutta la pressione ricade su Italia e Grecia, Paesi rivieraschi costretti ad intraprendere misure di emergenza nonostante la già difficile situazione economica. In tutto questo la Commissione Europea non è in grado di attuare dei provvedimenti che obblighino tutti gli Stati membri ad adempiere alle loro responsabilità. I cosiddetti ricollocamenti che dovrebbero redistribuire equamente i migranti tra gli Stati membri è uno specchio per le allodole, difatti solo tra i paesi Visegrad le cifre dei ricollocamenti dalla Grecia sono irrisorie: la Repubblica Ceca ha offerto l’accoglienza per 50 dei 2679 previsti entro settembre 2017 e ne ha ricollocati 12 dalla Grecia, la Slovacchia ha messo a disposizione 40 posti sugli 886 previsti accogliendone 16 mentre Polonia ed Ungheria non hanno accolto un solo migrante.

Fatti che dimostrano ancora una volta l’ipocrisia di un’Europa che, da un lato continua il pressing su Italia e Grecia per aumentare la capacità d’accoglienza con l’apertura di nuovi hotspot, mentre dall’altro non è capace di far rispettare le regole per quanto riguarda i ricollocamenti.

Per comprendere più da vicino la crisi rifugiati noi de L’Intellettuale Dissidente siamo stati in Grecia e precisamente nel campo profughi ”Elliniko” ad Atene. Il campo si trova nell’ex aeroporto della città trasformatosi, successivamente, in centro sportivo per ospitare le Olimpiadi tenutesi nel 2004. Elliniko si trova lungo la strada che costeggia il meraviglioso mare di Atene e una volta era il centro nevralgico e cuore pulsante della città grazie ai numerosi bar e locali che animavano le serate. Oggi molti di loro hanno dovuto chiudere a causa della crisi e naturalmente anche il turismo ne ha risentito. Il complesso sportivo è stato adibito a campo profughi nel settembre del 2015 quando il governo greco doveva trovare una sistemazione di lunga durata al flusso degli immigrati che arrivavano sulle coste elleniche. Quando si arriva ad Elliniko ci si trova di fronte ad una lunga distesa pianeggiante, la prima struttura che ospita i migranti è quella degli arrivi internazionali dell’ex aeroporto, più avanti ci sono due palazzetti, precisamente, quello del baseball e dell’hockey dove sono state posizionate delle tende rinforzate per affrontare l’emergenza.

I Campi da baseball e Hockey messi a disposizione per accogliere i rifugiati

All’interno del campo lavorano tra le più grandi organizzazioni non governative quali International Organization for Migration, l’agenzia Onu per i Rifugiati, Medici senza Frontiere, Save the Children e Danish Refugees Council che si occupano di fornire assistenza medica e di provvedere ai bisogni primari dei rifugiati. Nel campo ci sono circa 1200 persone, oltre ad una netta maggioranza afghana, sono presenti immigrati provenienti da Siria, Iraq, Pakistan, Iran e Libano. Molti di loro vivono lì da più di un anno, mentre altri hanno optato per una scelta radicale andando a vivere nei cosiddetti “squat”, abitazioni occupate in modo illegale. Solo nel quartiere di Exarchia- noto per essere il centro “anarchico” di Atene- sono diverse le abitazioni occupate da centinaia di migranti ed il fenomeno è in continua crescita grazie alla tolleranza del governo Tsipras. Purtroppo, a causa della miseria, nella zona non mancano casi di violenza, spaccio di droga e regolamenti di conti, divenendo negli ultimi anni un quartiere sempre meno sicuro per gli ateniesi.

Poco distante dai palazzetti è situato lo stadio dove nel 2004 si sono disputate le finali di basket. Lì dove una volta si sono affrontati i più grandi cestiti europei è ora presente il più grande magazzino della Grecia. Il campo da gioco è ormai abbandonato in balia del tempo che scorre inesorabile mentre sulle scalinate sono ammassati una miriade di scatoloni che racchiudono gli aiuti umanitari provenienti da tutto il mondo. Dentro c’è di tutto: indumenti, scarpe, coperte, giocattoli, passeggini, bevande, generi alimentari e per finire medicinali di vario genere. Quello che lascia perplessi è il coordinamento e la gestione delle donazioni da parte del governo greco e delle varie organizzazioni internazionali presenti ad Elliniko. Senza una precisa direttiva il materiale destinato ai migranti continua ad ammucchiarsi con il risultato che gli indumenti giacciono per terra senza che nessuno se ne occupi, per non parlare del cibo scaduto e delle bevande che trovano compagnia degli escrementi dei topi. Dal magazzino non esce nulla se non viene autorizzato dal Ministero degli Interni greco. A tentare di porre un ordine alle donazioni ci sono alcuni volontari che ci hanno spiegato la cruda realtà dei fatti. Abbiamo parlato con Giovanni, un italiano che sta svolgendo il servizio volontario europeo e da qualche mese presta servizio proprio nel magazzino di Elliniko:

“Qui il lavoro che svolgiamo è totalmente inutile, da mesi arrivano donazioni, non facciamo altro che accumulare aiuti ma neanche un singolo scatolone esce dal magazzino. Pensare che tali aiuti potrebbero essere destinati alla popolazione greca che ha veramente bisogno fa male”. Anche Barbara volontaria francese è dello stesso avviso: “Non c’è nessun coordinamento degli aiuti, il Ministero e le Ong presenti ad Elliniko si scaricano a vicenda le responsabilità con il risultato che le donazioni non arrivano a destinazione”.

Il magazzino delle donazioni che a causa della burocrazia resteranno a marcire nello scheletro di quello che fu uno stadio di basket olimpionico

Questo è il contesto che ci siamo trovati di fronte quando abbiamo visitato il campo rifugiati di Elliniko, una zona franca, lontana dagli occhi della Commissione Europea che fa finta di non vedere, ma allo stesso tempo spinge per trasformare la Grecia in una gabbia a cielo aperto. Oltre all’inefficienza desta notevole preoccupazione il livello di sicurezza dell’area. A presidiare la zona, difatti, sono presenti soltanto due guardie, un numero esiguo che non riesce a garantire l’ordine pubblico. Come ben documentato dal Weekly report dell’Agenzia Onu per i Rifugiati, si sono presentati casi di violenza sessuale e, il rapporto sottolinea, l’esponenziale aumento di casi di depressione, ansia e rabbia tra gli ospiti del campo rifugiati. A confermare la precaria situazione si sono verificati atti di vandalismo quali incendi dolosi e continue incursioni durante la notte nel magazzino da parte di gruppi di immigrati per rubare vestiti e scarpe che saranno poi rivenduti nel mercato nero. Una situazione paradossale quella di Elliniko che dimostra la totale impossibilità del governo ad affrontare una crisi rifugiati così imponente mentre, dall’altro lato, la Troika continua a chiedere sacrifici al popolo greco- si parla di un  taglio alle pensioni di reversibilità da parte del governo Tsipras per rientrare nel piano di salvataggio- l’ennesimo colpo per una popolazione strozzata dall’austerity. Se ne riparlerà il ventidue maggio quando i ministri delle Finanze dell’area-euro si riuniranno per decidere se le misure apportate dal governo riusciranno a limare le divergenze con i creditori.