CONDANNATO IL SANTANDER (OPUS DEI) A PAGARE 15 MILIONI DI EURO AL GRUPPO COLANERI

santanderIL GRUPPO COLANERI, ALL’EPOCA DEI FATTI IL PIÙ GRANDE CONCESSIONARIO DI AUTO DI ROMA E D’ITALIA

Un provvedimento importante del Tribunale di Torino destinato a fare giurisprudenza, il Gruppo ha dovuto ridimensionare fortemente la propria attività non soltanto per effetto della crisi economica generale ma anche e soprattutto per il mancato rispetto degli accordi da parte del Santander dopo 7 anni di battaglia legale…

DAGOREPORT

SANTANDER
SANTANDER

Non c’è solo Etruria, non solo vittime tra i piccoli risparmiatori ma anche tra le imprese. Un decreto ingiuntivo del Tribunale di Torino svela come il Santander è stato determinante nella crisi del Gruppo Colaneri, il più grande concessionario di auto di Roma e d’Italia. Sette anni di battaglie legali ma intanto molti lavoratori sono andati a casa.

Un decreto ingiuntivo del Tribunale di Torino del 12 gennaio scorso ha condannato il Banco Santander a pagare oltre otto milioni di euro oltre interessi per un totale di circa 15 milioni al Gruppo Colaneri, dopo sette anni di battaglia legale.

Un provvedimento importante del Tribunale di Torino destinato a fare giurisprudenza, perché sanziona con chiarezza il ruolo di una banca nella crisi di una azienda: infatti il Gruppo ha dovuto ridimensionare fortemente la propria attività non soltanto per effetto della crisi economica generale ma anche e soprattutto per il mancato rispetto degli accordi da parte del Santander, uno dei principali istituti bancari europei.

La storia: Colaneri sino al 2009 era il più importante concessionario automobilistico di Roma e il più grande d’Italia per vendite ai privati, vendeva circa 12  mila macchine all’anno dei marchi italiani e stranieri più noti, da Fiat a Maserati, a Peugeot, a Citroen, a Jeep (quando era Chrysler), a Opel, a Rover, a Lotus, a Kia , a Hyundai, a Daewoo . Cinque anni prima, nel 2004, aveva raggiunto un accordo con la banca spagnola per finanziare l’acquisto dell’auto sia da parte dei propri clienti sia creando accordi quadro con case automobilistiche come Kia, facente parte dello stesso gruppo Hyundai, su tutto il territorio nazionale. Una grande opportunità per Santander, perché proprio quei marchi stavano registrando in Italia un notevole successo per via di un rapporto qualità prezzo molto competitivo.

ANA BOTIN
ANA PATRICIA BOTIN

L’accordo, nato  per iniziativa del Gruppo Colaneri, generava volumi importanti e venne esteso da Santander anche al finanziamento diretto dello stock di tutti i concessionari italiani della Kia. Improvvisamente nel 2008, e accampando scuse pretestuose, la banca spagnola  decide di interrompere illegittimamente  i rapporti di business con l’azienda romana, cosa che, unita alla grande depressione del mercato automobilistico di quegli anni, ne determina difficoltà ben superiori a quelle derivanti dalla crisi generale a partire dall’emorragia dei posti di lavoro.

COLANERI
COLANERI

Oggi, dal decreto ingiuntivo del Tribunale di Torino se ne capisce il perché: la CTU, cioè la consulenza tecnica d’ufficio disposta dal giudice del Tribunale di Torino in un precedente giudizio che ha coinvolto sempre il Gruppo Colaneri e la banca spagnola, ha stabilito infatti che l’accordo tra l’azienda romana e il Santander era andata così bene da aver generato non 250 milioni di finanziamenti erogati ai clienti, come la banca aveva dichiarato, ma circa un miliardo, quattro volte tanto.

Quindi, gli spagnoli avrebbero dovuto pagare provvigioni di entità superiore di almeno quattro volte. Decisero invece di non dare seguito all’accordo, pur continuando a mantenere  i legami con il gruppo Kià Hyundai e si tennero le provvigioni destinate a Colaneri.

Emilio Botin
EMILIO BOTIN

Senza il colpo a tradimento di una banca come Santander avremmo potuto – dice a Dagospia Davide Colaneri, l’imprenditore che ha seguito per conto della sua famiglia tutta la trafila giudiziaria – contenere la portata della crisi negli anni più duri. Oggi che il mercato dell’auto riprende a muoversi avremmo ritrovato tutto il nostro potenziale e mantenuto i posti di lavoro.

Credo che il potere discrezionale dI Santander nel manovrare a proprio piacimento non solo la leva del credito ma anche accordi specifici, convenzioni, factoring e quant’altro hanno minato in questi anni la vita delle nostre aziende. L’opinione pubblica deve conoscere cosa è accaduto“.

Fonte: qui

 

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