Gilet gialli: Parigi chiede a Trump di non immischiarsi

Yellow Vests (Gilets jaunes) protesters set barricades on fire in the street during clashes with French police forces as part of a demonstration near the Champs Elysees in Paris, France, 08 December 2018. The so-called ‘gilets jaunes’ (yellow vests) is a protest movement, which reportedly has no political affiliation, that continues protests across the nation over high fuel prices. EPA/IAN LANGSDON

Macron rende omaggio al ‘coraggio’ delle forze dell’ordine: ieri 136.000 manifestanti, 1.220 fermi

Ansa – Il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, ha invitato il presidente americano Donald Trump, che ha commentato con una serie di tweet le manifestazioni di gilet gialli in Francia, a non immischiarsi nella politica interna francese. “Io dico a Donald Trump – ha affermato il capo del Quai d’Orsay alla tv LCI – ma anche il presidente Macron glielo dice: ‘noi non ci immischiamo nei dibattiti americani, lui ci lasci vivere la nostra vita di nazione’ “.”Noi da parte nostra – ha continuato Le Drian – non facciamo considerazioni sulla politica interna americana e ci piacerebbe che fosse reciproco”. Ieri, Trump aveva parlato di un “tristissimo giorno” a Parigi collegando ancora una volta la manifestazione dei gilet gialli con l’accordo sul clima: i manifestanti – ha twittato – “scandiscono ‘vogliamo Trump’. Io adoro la Francia”. Le Drian ha smentito in modo netto: “per quanto ne so io i gilet gialli non hanno manifestato in inglese – ha replicato – e, per dirla tutta, le immagini apparse negli Stati Uniti in cui si sentiva ‘We want Trump’ erano state girate a Londra durante una visita di Trump diversi mesi fa”.

Mentre a Parigi lentamente riaprono negozi, musei, monumenti, teatri rimasti chiusi ieri per la 4/a manifestazione dei gilet gialli, arrivano le ultime cifre del ministero degli Interni: 136.000 i manifestanti in tutto il Paese, lo stesso numero di una settimana prima. Sono state 1.723 le persone identificate, per 1.220 di loro è scattato lo stato di fermo. Emmanuel Macron, obiettivo numero uno della protesta, dovrebbe prendere la parola davanti ai francesi fra domani e martedì, anche per disinnescare una nuova protesta sabato prossimo. Ieri sera il presidente si è limitato ad un tweet in cui ha ringraziato le forze dell’ordine impegnate sul territorio “per il coraggio e l’eccezionale professionalità”.

IL PUNTO – Ora Macron dovrà aprire al dialogo coi gilet gialli – Un silenzio lungo una settimana e molto pesante: Emmanuel Macron non ha mai preso la parola in questa settimana cruciale del suo mandato, quella in cui all’Eliseo è circolata la parola “golpe” e la popolarità del presidente investito dalla rabbia dei gilet gialli è precipitata al minimo storico del 21%. Lo farà ad inizio settimana e il fatto che la situazione non sia precipitata oggi a Parigi lo aiuterà nella sua iniziativa. Macron aveva condannato le violenze a 11.000 chilometri dal suo paese, mentre si trovava al G20 in Argentina, subito dopo che i suoi collaboratori gli avevano mostrato sul cellulare le terribili immagini degli Champs-Elysees. Dopo il rientro ha lasciato la scena al premier Edouard Philippe, considerato fino a quel momento l’uomo meno disponibile al dialogo con i gilet gialli. Per il presidente, solo rovesci: la popolarità a picco, i fischi durante l’omaggio alla tomba del milite ignoto profanata, gli slogan ostili quando è andato in visita a Puy-en-Velay, dove i casseur avevano incendiato la Prefettura. Per non parlare della pesante ironia via tweet centellinata da un Donald Trump che continua a ripetergli che la rivolta dei gilet gialli è la conferma che lui aveva ragione a bocciare gli accordi di Parigi sul clima. Il silenzio e la riflessione sono stati interrotti soltanto da incontri con rappresentanti delle forze dell’ordine o per riunioni con Philippe e gli stretti collaboratori per cercare di trovare una via d’uscita a questa crisi. E’ lui nel mirino della protesta, nonostante le concessioni volute personalmente, come la marcia indietro sull’ecotassa. Ed è lui che dovrà risolvere il problema, uscendo dal silenzio per il quale in questi giorni è stato rimproverato anche dai portavoce dei gilet gialli, che l’hanno interpretato come “segno di disprezzo”.

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