Privacy Policy GIORGIA MELONI CON LA SUA CORRENTE ROMANA SEDEVA AL TAVOLO DELLA SPARTIZIONE CON ALEMANNO | 9 Dicembre Forconi
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GIORGIA MELONI CON LA SUA CORRENTE ROMANA SEDEVA AL TAVOLO DELLA SPARTIZIONE CON ALEMANNO

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L’EX SINDACO ALEMANNO LA IMPALLINA:

“LA MELONI PRENDE LE DISTANZE? AVEVA UN ASSESSORE CON DELEGHE PESANTI, IL PRESIDENTE DI AMA, L’AD DI RISORSE PER ROMA E IL PRESIDENTE DI ATAC”

Da ministra ben voluta di Berlusconi (che non mancava mai l’intervista con i giovani di Atreju) la Meloni fece fuoco e fiamme contro il commissariamento del Comune di Fondi: suo fidanzato dell’epoca era Nicola Procaccini, figlio di un noto avvocato, tra i cui clienti c’erano anche i grossisti del mercato infiltrato dalla malavita…

1. LA SMEMORATA MELONI BECCATA PURE DA ALEMANNO

Simone Collini per “L’Unità

«Cara Giorgia, devi essere più prudente quando parli». Il messaggio è decisamente esplicito. E non ha l’aria di essere un consiglio spassionato, anzi. Piuttosto, ha tutto l’aspetto di un vero e proprio avvertimento. Anche perché a parlare è l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno.

E la destinataria di quelle parole è la candidata a sindaco di Roma Giorgia Meloni. I quali – ed è tutt’altro che un inciso – nel corso degli anni hanno non solo combattuto gomito a gomito diverse battaglie politiche, quelle dentro An e quelle scoppiate tra An e le altre forze di centrodestra. Ma hanno anche condiviso, discusso, concordato, approvato scelte fondamentali negli anni in cui la destra è stata alla guida del Campidoglio.

E allora, se Meloni già prima di candidarsi aveva detto che «Alemanno non ha fatto bene il sindaco e di questo se ne sono accorti tutti i romani», se ora assicura che «non ci sarà l’ombra di Alemanno», se promette che «ci sarà discontinuità rispetto agli errori del passato», ecco che arriva lo stesso Alemanno a smentirla punto per punto, a smontarle la strategia della “tabula rasa” e a ricordarle la sua quota di responsabilità negli anni in cui a Roma si consumavano gli scandali di parentopoli e poi le vicende giudiziarie sintetizzate nell’ormai noto dossier “Mafia Capitale”.

Meloni Belviso e Alemanno
MELONI BELVISO E ALEMANNO
Ecco quello che manda a dire Alemanno alla ex compagna di partito, che ancora ieri calcava la mano sugli «errori di Alemanno» e ripeteva a mo’ di ritornello «tra tutti quelli che stanno in Fdi non c’è nessuno indagato per Mafia Capitale»: «Vedo che Giorgia Meloni insiste a fare discorsi sbagliati e ingenerosi sulla nostra Amministrazione. Nessuno, a cominciare da me, nega che debba essere fatta una discontinuità rispetto alle insufficienze e agli errori commessi da tutto il centrodestra».
POLVERINI ALEMANNO CICCHITTO GASPARRI MELONI
POLVERINI ALEMANNO CICCHITTO GASPARRI MELONI
La sottolineatura va sul «tutto» e poi segue uno scontato autoelogio su quanto di buono fatto negli anni del centrodestra al Campidoglio, su quanto sia «autolesionista» ignorarlo, su come si debba ricordare che «gli assessori di Fratelli d’Italia non sono stati colpiti dall’inchiesta di Mafia Capitale ma non sono gli unici» perché «solo uno di tutti i miei assessori è stato coinvolto in Mafia Capitale».

Fine della prima parte del messaggio, inizio della seconda, piuttosto interessante: «Se la discontinuità significa rimozione, ipocrisia e scaricabarile non è né dignitosa né credibile. Fratelli d’Italia e, prima della nascita del partito, il mondo umano e militante di cui Giorgia Meloni faceva parte, non sono mai stati all’opposizione della nostra Amministrazione. L’unico momento di frizione si è realizzato per un problema di poltrone, quando la rappresentanza di quel mondo nella nostra Giunta fu ridotta da due ad un solo assessore, cosa peraltro compensata con la nomina del presidente dell’Ama su esplicita indicazione di Fratelli d’Italia».

GASPARRI ALEMANNO MELONI
GASPARRI ALEMANNO MELONI

Esplicitata la responsabilità di FdI nella scelta del vertice Ama, richiamata la partita giocata dal partito della Meloni nell’assegnazione di «poltrone», ecco la stoccata finale di Alemanno: «Dico a Giorgia che si è molto più credibili quando si ammettono anche i propri errori piuttosto che fare l’imitazione delle tre scimmiette che non hanno visto, non hanno sentito e non hanno parlato».

Messaggio chiuso? Non proprio, perché se Meloni intende giocare la sua campagna elettorale sulla «discontinuità», Alemanno non intende limitarsi a ricordarle che nella sua giunta Fratelli d’Italia era saldamente piazzata con «un assessore con deleghe molto importanti, il presidente di Ama, l’amministratore delegato di Risorse per Roma e, fino a qualche tempo prima, anche il presidente di Atac insieme a tanti altri».

ANGELILLI MELONI ALEMANNO GASPARRI
ANGELILLI MELONI ALEMANNO GASPARRI

L’ex sindaco sta finendo di scrivere un libro intitolato “Verità Capitale”. Uscirà il 28 aprile, a otto anni dalla sua elezione a sindaco di Roma ma soprattutto nel pieno della campagna elettorale per la conquista del Campidoglio. Dice Alemanno che il libro contiene «un esame attento e approfondito di quello che è successo nei 5 anni della mia amministrazione da cui tutti i candidati potranno raccogliere utili insegnamenti».

Ma visto il tono e i contenuti delle anticipazioni date a voce, è in particolare uno il candidato, anzi, la candidata, che potrebbe essere particolarmente interessata all’esame «attento e approfondito».

2. QUEI SUPPORTER DI PROVINCIA CHE IMBARAZZANO GIORGIA

Claudia Fusani per “L’Unità

Berlusconi la adorava e anche nei momenti più difficili non ha mai rinunciato all`intervista davanti ai giovani di Atreju, lassù al Colle Oppio dove nacquero anche i Gabbiani. Finì la volle vicepresidente della Camera tra il 2006 e il 2008: aveva 29 anni e non era semplice avere a che fare con un presidente che si chiamava Fausto Bertinotti.

GIORGIA MELONI FABIO RAMPELLI
GIORGIA MELONI FABIO RAMPELLI
Nel 2008 Berlusconi la porta ancora più in alto: ministro perle Politiche giovanili, dicastero di cui non resta traccia di grandi imprese e durante il quale firmò il decreto per tenere “in vita” dopo 17 anni di coma- Eluana Englaro. Anche Alemanno la promuove – prima di cadere nelle polvere di Mafia Capitale – e nel 2012 condivide con lei e La Russa la scommessa di Fratelli d`Italia. Usati e buttati: questo verrebbe da dire oggi degli uomini e dei leader che hanno segnato la carriera politica di Giorgia Meloni.

Consapevoli che è la ragazza bionda con gli occhi blu, dolce e simpatica, loquace e pungente, quella politicamente più in sella di tutti: 3,7% alle Europee, 5% la valutazione attuale a livello nazionale, il simbolo di An conquistato a fatica in una lotta fratricida che non è ancora finita, una riserva economica non da poco nascosta nel tesoretto della Fondazione.

Oggi che ha 39 anni e tenta la scalata al Campidoglio, c`è da chiedersi chi è veramente Giorgia Meloni e dove poggia il suo potere al di là di quello che scrivono le pseudo biografie: romana della Garbatella, maturità linguistica, a 15 anni aderisce al Fronte della Gioventù, mille mestieri – barista, baby sitter – prima di entrare in politica (consigliere provinciale nel 1998).
Fa in tempo a vedere tutto: il Msi, An (di cui guida Azione giovani), il Pdl ma non tornerà mai più in Forza Italia e lascerà Fini al suo destino quando nel 2010 fondo Futuro e libertà.

Lei rivendica di essere la rottamatrice di quel centrodestra, dí rappresentare «la discontinuità». Alemanno la richiama all`ordine con un allusivo «Giorgia non fare come le tre scimmiette». E se è vero che gli assessori di Fratelli d`Italia non sono stati coinvolti in Mafia Capitale, l`ex sindaco ricorda come «il mondo umano e militante di cui Giorgia Meloni faceva parte non è mai stato all`opposizione della nostra amministrazione».

Quale discontinuità, quindi?

Di certo è necessaria con un certo mondo che si muove intorno alla giovane leader. Arianna Meloni, la sorella, nel 2014 è finita nell`inchiesta per corruzione che ruota attorno al costruttore Paolo Marziali. Lei e il marito, l`ex assessore regionale Francesco Lollobrigida, avrebbero favorito il costruttore in cambio di «utilità».

Discontinuità necessaria anche con certi ambienti nel basso Lazio, tra Fondi e Latina.
La storia del comune di Fondi è un buco nero anche nella vita di Meloni ministro.
Una storia che annebbia la sua rivendicata trasparenza e senso della legalità. Era il 2009 e le inchieste dell`antimafia avevano dimostrato, a suon di arresti e perquisizioni, quanto camorra e `ndrangheta avessero infiltrano il mercato ortofrutticolo di Fondi (MOF) il più grande del mediterraneo del sud.

La Commissione di accesso prefettizio non ebbe dubbio nel chiedere lo scioglimento del comune per infiltrazioni mafiose. Ma il governo, il consiglio dei ministri, disse per tre volte no. Tra le più agguerrite contro lo scioglimento c`era l`allora ministro Meloni.

Tutto, per tutelare il suo portavoce (ma anche fidanzato dell`epoca) Nicola Procaccini, figlio di una ex parlamentare azzurra e di Massimo Procaccini, ex giudice penale di Latina diventato avvocato.

Tra i suoi clienti, allora, c`erano grossisti del Mof come Vincenzo Garruzzo (arrestato per usura nella prima retata contro la mafia a Fondi).

È uomo di Giorgia Meloni anche Pasquale Maietta, deputato e presidente del Latina calcio.

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IL FORCONE “NOVEDICEMBRINO” FRANCESCO PUTTILLI HA COLPITO ANCORA … E PER QUESTO SI E’ PRESO UN PROVVEDIMENTO IMMEDIATO DI DASPO PER LATINA PER 1 ANNO

Nell’autunno dell`anno scorso è stato indagato per minacce nell`ambito di una grossa operazione della procura di Latina che ha decapitato il clan di Costantino “Cha Cha” Di Silvio, 48 anni, con un curriculum criminale di tutto rispetto, ritenuto ai vertici dell`organizzazione criminale legata ai Casamonica.

 

Più semplicemente uno che fa il bello e il cattivo tempo a Latina, da chi entra allo stadio a chi può frequentare certi bar.

Ed è uomo almeno fino all`autunno 2014 – di Giorgia Meloni anche l`ex sindaco di Latina Giovanni Di Giorgi. Risulta coinvolto in varie inchieste: nel giugno 2010 il suo conto corrente viene trovato tra quelli della SM1 Bank di San Marino sospettata di riciclaggio;

nel 2015 la procura di Latina lo indaga per falso ideologico e abuso edilizio. Di Giorgi si è sempre dichiarato estraneo ad ogni accusa. Di certo è stato un grosso portatore di voti per i partiti di destra da sempre molto forti nel basso Lazio.

Dimissione-Di-Giorgi

Fonte: qui