Privacy Policy UN GIUDICE SCOPERCHIA IL MARCIO DEI MAGISTRATI: ''LE NOMINE 'A PACCHETTO' DEL CSM: SCELTE LOTTIZZATE CHE FANNO INORRIDIRE'' | 9 Dicembre Forconi
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UN GIUDICE SCOPERCHIA IL MARCIO DEI MAGISTRATI: ”LE NOMINE ‘A PACCHETTO’ DEL CSM: SCELTE LOTTIZZATE CHE FANNO INORRIDIRE”

giudici-toghe-118602E DAVIGO CI METTE IL CARICO: ”IL CSM FA ACCORDI SOTTOBANCO SULLE POLTRONE: ‘QUESTO A ME, QUESTO A TE’. PORCHERIE E BARATTI’

SOLO ORA VE NE ACCORGETE?

Davigo: ”Siccome è al buio che avvengono le porcherie e i baratti, si mettano invece sulla rete Intranet il fascicolo personale e tutte le carte che la Commissione valuta quando sceglie un magistrato, e non mi si dica che non si può fare per esigenze di privacy delle toghe…”. Auguri, Davigo!

BARBARA BELLERIO
BARBARA BELLERIO

Luigi Ferrarella per il “Corriere della Sera

È verso la fine della prima Giunta itinerante dell’ Associazione nazionale magistrati neopresieduta da Piercamillo Davigo, quando l’ aula magna milanese comincia a spopolarsi, che si alza un magistrato di Corte d’ appello, Barbara Bellerio, giudice ad esempio di uno dei processi ad Alberto Stasi per il delitto di Chiara Poggi a Garlasco, e pone la domanda che allenta la cravatta a un dibattito sino allora inamidato:

«Vorrei che l’ Anm si occupasse anche delle nomine “a pacchetto” fatte dal Consiglio superiore della magistratura… Di recente c’ è stato un caso anche qui a Milano, non mi interessa il giudizio sulle persone, ma ormai parlano tutti apertamente di queste scelte lottizzate che fanno inorridire».

Ed è questa sollecitazione, dunque non su casi concreti ma in generale, che Davigo (ex esponente di «Magistratura indipendente» dalla quale è uscito per fondare la corrente di «Autonomia e indipendenza») raccoglie: «Le nomine “a pacchetto”, all’ unanimità, sono una prassi orribile, perché somigliano non alla convergenza su qualità riconosciute, ma all’ accordo su “questo posto a me, quello a te e quell’ altro ancora a lui”…

Al Csm fanno quello che vogliono, addirittura a volte nelle valutazioni comparative per uno viene adottato un criterio e poi per un altro lo stesso criterio viene rovesciato. Io sin dall’ inizio sono stato critico verso la nuova circolare sui criteri del Csm per le nomine, non ha affatto ridotto quella discrezionalità che si diceva sarebbe servita a ridurre…

Allora io a questo punto dal Csm pretendo però la trasparenza totale: siccome è al buio che avvengono le porcherie e i baratti, si mettano invece sulla rete Intranet il fascicolo personale e tutte le carte che la Commissione incarichi direttivi valuta quando sceglie un magistrato, e non mi si dica che non si può fare per esigenze di privacy delle toghe… Un magistrato che fa domanda per fare il capo di un ufficio fa il piacere di rinunciare alla privacy: così quantomeno si potranno apprezzare le scelte operate dai consiglieri Csm, e la prossima volta – ironizza Davigo – quando uno andrà a votare per il rinnovo del Csm saprà con quale consigliere prendersela...».

Interviene il vicepresidente di Davigo nell’ Anm, Luca Poniz, esponente di Magistratura democratica e pm proprio nella Milano che ha appena visto il Csm nominare il nuovo capo della Procura e designare il nuovo presidente della Corte d’ appello.

E lo fa non per contraddire la bordata di Davigo, se mai per integrarla, con minore fiducia nel rimedio balsamico della trasparenza online e con una richiesta di autocritica ai colleghi:

«Va benissimo mettere tutte le carte in Rete – dice Poniz -, ma non nascondiamoci che non basterebbe a eliminare quelle distorsioni. Perché dobbiamo chiederci con onestà se possiamo dire che il problema sia soltanto dentro il Csm, o se forse sia anche nel corpo della nostra categoria».

Aggiunge un altro componente la giunta Anm, Giovanni Tedesco, giudice civile a Nola:

«Sugli incarichi direttivi esiste una questione morale in magistratura: se è pieno di consiglieri Csm che ricevono telefonate, è perché è pieno di colleghi che telefonano ai consiglieri del Csm…».

Telefonate di cui la giudice di sorveglianza Mariolina Panasiti prospetta una curiosa attitudine: «Io sono uscita da poco dal Consiglio giudiziario, e posso dirvi che i pareri sulla professionalità dei magistrati sono tutti e sempre bellissimi: se si leggessero solo quelli, non si saprebbe chi scegliere. Così la telefonata e il chiacchiericcio finiscono per essere uno dei criteri valutativi, sul quale può succedere si innesti una perversa deriva».

anm associazione nazionale magistrati N

«Stiamo attenti», esorta i colleghi il giudice civile Federico Rolfi legando questo scorcio di dibattito («l’ Anm respinga la logica dei capi giudicati solo sui numeri prodotti») ai temi toccati nelle prime due ore, e cioè le maxi carenze di cancellieri (il 35% a Milano, 1 su 2 a Busto, denuncia il procuratore aggiunto Giuseppe D’ Amico), le falle del processo telematico, le maxicompetenze ai giudici di pace ampliate dalla riforma della magistratura onoraria («è come l’ Emmenthal, ci stanno svuotando da dentro»), il progetto di assorbire subito la giurisdizione tributaria in quella civile con la sola promessa di un futuribile ingresso di 750 nuovi magistrati: il denominatore comune, avverte Rolfi, è «lo schiacciarci su una visione impiegatizia della magistratura».

Fonte: qui

CHI TOCCA LE CORRENTI RIMANE FULMINATO

DAVIGO COSTRETTO A SMENTIRE LE SUE DURE PAROLE SULLE PRATICHE DEL CSM, ”PORCATE E E BARATTI NELLE NOMINE DEI MAGISTRATI”, MA L’ANSA (E UN CENTINAIO DI TOGHE) CONFERMANO TUTTO

CSM FURIOSO, LA CASELLATI CHIEDE LE SUE DIMISSIONI: ”È PRESIDENTE DI SEZIONE DI CASSAZIONE. ANCHE LUI HA GODUTO DI QUESTA PRASSI SCANDALOSA?”

La Casellati, membro laico del Csm quota berluscones: ”O anche lui ha goduto di questa prassi scandalosa, e al buio è avvenuta, per usare le sue stesse parole, la porcheria e il baratto che lo riguarda, oppure dovrebbe avere il coraggio di fare piena luce sulle nomine che sarebbero state spartite, senza gettare fango”

1. GIUSTIZIA: DAVIGO ATTACCA SU NOMINE CSM, POI SMENTISCE

(ANSA) – Al Csm “le nomine non convergono sul candidato migliore, ma temo che” la prassi sia quella di “uno a me, uno a te e uno a lui”, che è “una cosa orribile”. Il presidente dell’Anm, Piercamillo Davigo, prima attacca nell’Aula magna del Palazzo di Giustizia di Milano e poi smentisce e, in seguito, contattato telefonicamente, precisa che le sue parole si riferivano alle cosiddette “nomine a pacchetto”, quelle che vengono decise raggruppando più incarichi in vari uffici giudiziari e assegnandoli a più magistrati.

Il Csm, nel frattempo, “pur dando atto della successiva smentita del dottor Davigo”, in una nota, “respinge con fermezza le espressioni sulle nomine ai vertici degli uffici giudiziari italiani che, se vere, sarebbero gravi, scomposte e sorprendenti”. Palazzo dei Marescialli, tra l’altro, ricordando che Davigo “solo qualche giorno fa” è stato “nominato presidente di sezione di Cassazione”, sottolinea che “le motivazioni” delle nomine “sono da chiunque verificabili dalle delibere pubbliche del plenum”.

Per Davigo, tornato oggi nel Palagiustizia milanese dove più di 20 anni fa faceva parte del pool ‘Mani Pulite’, l’occasione di auspicare una maggiore “trasparenza” da parte del Consiglio Superiore della Magistratura è arrivata nel corso di una riunione organizzata per fare il resoconto a Milano dell’attività della Giunta esecutiva centrale dell’Anm. Riunione alla quale hanno partecipato anche i rappresentanti della sezione milanese dell’associazione.

E, dopo un primo accenno alla prassi “orribile” della spartizione correntizia delle nomine e dopo che la discussione ha virato anche su altri temi, è stato un intervento del giudice milanese Barbara Bellerio a riportare Davigo ad affrontare la questione. “Mi fa inorridire che queste scelte siano scelte lottizzate – ha detto, infatti, Bellerio – credo che la Giunta dell’Anm debba fare qualcosa e che non si possa dire che è un problema che non si pone e che va risolto all’interno. Su questo punto – ha aggiunto il magistrato – la Giunta ha intenzione di dire qualcosa o si va avanti così?”.

Piercamillo Davigo
PIERCAMILLO DAVIGO

Una domanda a cui Davigo ha voluto subito rispondere: “L’unica misura è pretendere dal Csm la massima trasparenza e, quindi, che venga messo in ‘intranet’ tutto quello che è in valutazione, compreso il fascicolo personale di chi fa domanda per un incarico. E non si venga poi a parlare di privacy: chi ricopre un incarico pubblico – ha proseguito – rinunci alla privacy, perché è al buio che avvengono le porcherie e i baratti”. Nel frattempo, un altro magistrato in forza a Milano, Mariolina Panasiti, ha fatto notare come nelle scelte per i ruoli direttivi “i pareri sono di solito sempre splendidi” e altri hanno sottolineato la necessità di “pareri più obiettivi e una selezione vera”.

“Le dichiarazioni che mi sono state attribuite non sono vere”, ha precisato Davigo in serata, ma l’ANSA conferma quelle parole sulle nomine, peraltro pronunciate davanti a un centinaio di magistrati nell’Aula Magna del Palagiustizia milanese. Il ‘numero uno’ del sindacato delle toghe, poi, contattato al telefono dopo la sua smentita, ha precisato che le sue parole si riferivano solo alle “nomine a pacchetto”.

Nell’incontro tra i magistrati milanesi e i vertici dell’Anm, tra l’altro, è stata espressa poi anche “preoccupazione” per “la soppressione della giurisdizione tributaria”, cosa che, ha chiarito Davigo, “può schiantare la giustizia civile” già in difficoltà per le sistematiche carenze negli organici. Per il presidente dell’Anm, infatti, “sarebbe suicida accettare” che i procedimenti tributari passino in capo alla giustizia civile, come prevede un disegno di legge in discussione. Sullo stesso tema è intervenuto anche il presidente del Tribunale milanese, Roberto Bichi, secondo il quale “questa riforma porterà ad una situazione di collasso verticale nel settore civile”.

Davigo, ad ogni modo, ha anche precisato in un passaggio del suo intervento di aver “dato atto al ministro Orlando di parlare un linguaggio diverso da coloro che lo hanno preceduto” perché, in particolare, con “una inversione di tendenza” ha spiegato che “destinerà un miliardo di euro per l’assunzione di cancellieri”. Risorse per risolvere l’annoso problema delle ‘scoperture’ negli organici del personale amministrativo.

2. DAVIGO ATTACCA IL CSM, POI FA DIETROFRONT – IL PRESIDENTE ANM CONTRO L’ASSEGNAZIONE DEI POSTI PER CORRENTI. MA SMENTISCE

Da “il Giornale”

Una prassi «orribile». È quella in uso al Csm per la nomina dei vertici delle toghe secondo il giudizio severo di Piercamillo Davigo. Ieri il presidente dell’ Anm è intervenuto a una riunione dell’ associazione al Palazzo di giustizia di Milano. E ha attaccato il Consiglio superiore. Anche se poi in serata è arrivata la retromarcia sulle frasi riportate da diverse agenzie di stampa. «Le dichiarazioni che mi sono state attribuite non sono vere», ha detto il magistrato.

mattarella presiede il csm consiglio superiore della magistratura
MATTARELLA PRESIEDE IL CSM CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA

«Le nomine non convergono sul candidato migliore, ma temo che» la prassi sia quella di «uno a me, uno a te e uno a lui» che è «una cosa orribile»: questo avrebbe affermato Davigo facendo riferimento alle logiche di corrente che determinerebbero le nomine degli uffici direttivi dei distretti giudiziari.

Poi avrebbe auspicato «la massima trasparenza», perché, «è al buio che avvengono le porcherie e i baratti». Il presidente del sindacato dei magistrati avrebbe anche espresso preoccupazione per una riforma voluta dal governo: la soppressione dei tribunali tributari, che può «schiantare la giustizia civile» per la carenza negli organici.

Consiglio Superiore della Magistratura
CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA

A chi gli chiedeva cosa si può fare contro le «scelte lottizzate che fanno inorridire» nelle designazioni dei vertici, Davigo avrebbe risposto: «L’ unica misura è pretendere dal Csm la massima trasparenza e, quindi, che venga messo su intranet tutto quello che è in valutazione, il fascicolo personale di chi fa domanda. E non si venga poi a parlare di privacy: chi ricopre un incarico pubblico – avrebbe concluso l’ ex toga di Mani pulite – rinunci alla privacy».

sede csm consiglio superiore della magistratura
SEDE CSM CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA

3. GIUSTIZIA: CASELLATI (CSM), FOSSI IN DAVIGO MI DIMETTEREI

(ANSA) – “Fossi nel dottor Davigo mi dimetterei da presidente di Sezione della Corte di Cassazione. Le parole pronunciate ieri al palazzo di giustizia di Milano sulla prassi orribile della logica spartitoria che il Csm seguirebbe per le nomine degli uffici direttivi dei vari distretti giudiziari, smentite dallo stesso Davigo nonostante fossero virgolettate da più agenzie di stampa, dovrebbero indurlo prontamente alle dimissioni”: è quanto dichiara Elisabetta Casellati, consigliere laico del Csm.

“O anche lui ha goduto di questa prassi scandalosa, e al buio è avvenuta, per usare le sue stesse parole, la porcheria e il baratto che lo riguarda, oppure dovrebbe avere il coraggio di fare piena luce sulle nomine che sarebbero state spartite, senza gettare fango impunemente su persone e istituzioni.

Cosa tanto più grave se una generalizzazione di questo tipo, non suffragata da prove, viene fatta dal presidente dell’Anm” aggiunge Casellati, che conclude: “anzi, visto che ci siamo, perché Davigo non ci spiega anche quali sono i meccanismi di trasparenza che hanno permesso la sua elezione a presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati? Prima di giudicare gli altri con tanta pericolosa superficialità, forse sarebbe opportuno giudicare se stessi. E, se del caso, trarne le conseguenze”.

Fonte: qui