Privacy Policy I VERBALI DELL’INTERROGATORIO DI CESARE BATTISTI IN CARCERE | 9 Dicembre Forconi
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I VERBALI DELL’INTERROGATORIO DI CESARE BATTISTI IN CARCERE

“SONO STATO SOSTENUTO DA PARTITI, GRUPPI DI INTELLETTUALI, SOPRATTUTTO NEL MONDO EDITORIALE, COME SOSTEGNO IDEOLOGICO E LOGISTICO, MA NESSUNO IN ITALIA”

NEL 1990 BATTISTI TORNÒ IN FRANCIA SCRIVENDO PER “PLAYBOY”, MA SOTTO PSEUDONIMO, O PER MINI SERIE TV SU F3 E ANTENNE 2, GUADAGNANDO ABBASTANZA DA COMPRARE UNA CASA NELLA REGIONE DI PARIGI…

Giuseppe Guastella per il “Corriere della Sera”

Cesare Battisti consegna agli atti solo mini riferimenti per lo più già noti o ininfluenti su chi, organizzazioni o persone, lo ha aiutato in 37 anni di latitanza, ma negli interrogatori dopo l’ espulsione in Italia dalla Bolivia descrive come ha guadagnato la fiducia di intellettuali, politici e sindacalisti che hanno voluto vedere in lui un perseguitato politico e non un condannato all’ ergastolo per quattro omicidi e altri gravi reati commessi in Italia fino al 1979 quando faceva parte dei Pac.

Dopo aver chiesto scusa per il male che ha fatto e «riconosciuto con sofferenza, ma senza infingimenti, la propria responsabilità per i fatti per cui è stato condannato», afferma Davide Steccanella, l’ avvocato che lo assiste, l’ ex terrorista risponde alle domande del capo del pool antiterrorismo della Procura di Milano, Alberto Nobili. Premette che non fa nomi, anche perché i complici dei suoi delitti sono già tutti nelle sentenze passate in giudicato. Parte dall’evasione dal carcere di Frosinone nell’ ottobre 1981: «Decisi – dichiara – di abbandonare tutto e tutti e di rifugiarmi in Francia». Se non fosse evaso, probabilmente si sarebbe dissociato dalla lotta armata.

Quando Nobili gli chiede se qualcuno in Italia o all’ estero ha favorito la sua latitanza, la prende larga. «Sono stato sostenuto da partiti, gruppi di intellettuali, soprattutto nel mondo editoriale, come sostegno ideologico e logistico, ma nessuno in Italia», dice, aggiungendo di non sapere se costoro si chiedessero se fosse innocente o no. «Ero ritenuto un intellettuale(???), scrivevo libri, ero insomma una persona ideologicamente motivata», «non più pericolosa», per «questo nessuno mi ha dato più la caccia».

«Mi sono mantenuto in Francia – prosegue – grazie alla solidarietà di alcune formazioni, come la Liga Rivolutionaire» fino al 1982 quando, «grazie a una colletta tra compagni, sono andato in aereo in Messico dove sono stato accolto dal sindacato Situam. Sono stato lì 8 anni».

Dalla capitale Città del Messico si trasferì a San Miguel de Allende, fondò la rivista Via Libre e aprì il ristorante Corto Maltese producendo «pasta che vendevamo a vari esercizi». Quando il presidente Mitterand garantì a coloro che venivano considerati rifugiati politici di non essere estradati nei Paesi di origine se non commettevano reati, nel 1990 tornò in Francia lavorando alla scrittura di libri e articoli su riviste come Acqua e Playboy , ma sotto pseudonimo, o per mini serie tv su F3 e Antenne 2, guadagnando abbastanza da comprare una casa nella regione di Parigi.

Una vita normale, che di colpo nel 2004 deve fare i conti con un nuovo vento politico. Venne arrestato per essere estradato in Italia. «Ci furono molte manifestazioni di piazza a mio favore perché per 14 anni avevo operato a livello sociale e culturale ed ero conosciuto per le mie battaglie contro degrado ed emarginazione», dichiara a Nobili, aggiungendo che quando dopo 19 giorni fu scarcerato decise di fuggire.

Raggiunse il Brasile dove visse «in semiclandestinità grazie al sostegno del sindacato universitario Sintusp, ideologicamente schierato a sinistra ma senza connotazioni di violenza».

Nuovamente arrestato nel 2007 per essere estradato in Francia, fu scarcerato nel 2011 rimanendo in Brasile grazie alla residenza concessagli dal presidente Lula. «Un giudice mi contestò rapporti con i servizi segreti francesi che mi avrebbero favorito. Si tratta di pura fantasia», ci tiene a dichiarare a verbale. «Ho svolto vari lavori come custode di abitazioni e nell’ editoria. Ho pubblicato 4 libri, ho fatto traduzioni».

L’ aria cambiò di nuovo per Battisti con l’ elezione di Bolsonaro nel novembre 2018 vira verso l’ estradizione in Italia. «Decisi di scappare in Bolivia dove avevo contatti per la scrittura del libro “Chilometro zero”, che probabilmente verrà intitolato “Verso il sole morente”, un romanzo storico sulla conquista portoghese del Brasile», dice a Nobili. Stavolta l’ aiuto arriva dal «movimento Sem Terra e dal Sintusp che presero contatti con il governo boliviano».

Non dura: arresto ed espulsione in Italia. Sull’ aereo per Roma un poliziotto gli rivela che uno dei personaggi che lo avevano aiutato tra il Brasile e la Bolivia era legato alla criminalità comune: «Mi ha accompagnato fino a Santa Cruz della Sierra» per «solidarietà». Con lui solo un paio di contatti per andare in città a fare la spesa. Fonte: qui