IL MONDO E’ NELLE MANI DI PAPA FRANCESCO

Papa-Francesco-ONU-15-1000x600Fateci caso. Papa Francesco non parla mai a caso. Un anno fa ammoniva sulla terza guerra mondiale  a pezzi.

E in effetti la guerra mondiale economica, non combattuta con armi tradizionali, è in corso da almeno quindici anni.

Da una parte  c’è un ristretto numero di persone ricche, e  che vogliono diventare sempre più ricche.

Dall’altra tutti gli altri.

Una guerra che valica i confini nazionali per diventare un conflitto tra chi vuole instaurare un nuovo ordine mondiale e chi si ribella al tentativo di trasformare gli esseri umani in schiavi.

Nel suo viaggio che si sta concludendo in queste ore negli Stati Uniti, il Papa ha basato il suo discorso all’Onu su quattro termini che rappresentano le fondamenta  della civile convinvenza.

«Casa, lavoro, libertà e terra per tutti».

Parole scandite come un mantra, parole che centrano i probemi in cui si dibattono gli esseri umani del ventunesimo secolo. Colpi di fioretti, quelli di Francesco,  con l’effetto di una bomba atomica, nei confronti del mondo delle banche e della finanza internazionale, che  hanno ridotto in macerie il pianeta.

«Nessuno calpesti gli altri sentendosi onnipotente», ha ammonito il pontefice. Sentite come suona bene. E come sia rivolto a loro questo monito.

A coloro i quali, cioè, hanno costretto alla miseria e al suicidio  per disperazione , centinaia di migliaia di persone  che avevano perso tutto e non soltanto la dignità.

Negli anni di Bush junior, proprio a ridosso della crisi provocata dai titoli tossici, nei soli Stati Uniti 4 – 5 mila persone al mese hanno deciso di farla finita, travolte da un’esistenza che si stava trasformando in schiavitù. Una guerra, appunto.

E’ l’ultimo giro di pista per l’umanità, fa capire il Papa. E proprio Francesco,  all’interno del palazzo di vetro delle Nazioni Unite, ha suonato la campanella per avvertire che ora bisogna correre forte verso la pace, verso un mondo più giusto.

Bisogna impegnarsi a combattere i mercanti di morte, l’ industria delle armi. E che bisogna assolutamente   bloccare ‘le nefaste conseguenze di un malgoverno dell’economia mondiale’.

Come vedete , il Santo Padre sa. Sa di chi è la colpa se in molti non ce la fanno più a tirare avanti. E  anche quando parla di usura ai danni degli Stati più deboli, il riferimento alla Grecia è chiarissimoHa avuto coraggio, Francesco, in questo suo viaggio. Non c’è che dire.

Ha sfidato il lupo nella sua tana: il congresso americano, la prima volta di un Papa.

Nelle prossime settimane, a questo punto,  dovrebbe fare una visita in altri parlamenti in cui si decidono le sorti del mondo: Bruxelles, Pechino, Mosca. E dire loro che sa.

Sa che il piano delle multinazionali che avvelenano il clima, delle agenzie di rating e delle banche che riducono tutto a numeri e  che riducono in schiavi i lavoratori onesti, è stato totalmente smascheratoSa che il flusso inarrestabile di migranti dal sud al nord del mondo ha un suo perchè: destabilizza i popoli, li mette gli uni contro gli altri, in una competizione economica al ribasso nella quale se il profugo siriano è disposto a lavorare per un salario da 3 euro l’ora, quello italiano sarà costretto ad accettarne uno da due euro e 50 per non morire a sua volta di fame.

Una  guerra nella guerra, insomma. Stavolta tra poveri.

Il papa non lo può dire. La sua carità cristiana è volta giustamente all’accoglienza di tutti i migranti.  Nessuno escluso. Ma Francesco sa anche che invece di depredare le terre dei popoli del terzo mondo , come le grandi nazioni, le multinazionali, i gruppi di potentati massonici, bilderberg e trilateral, hanno fatto finora, avrebbero dovuto offrirsi per una seria cooperazione internazionaleTedeschi, americani , francesi, russi, cinesi, inglesi, dovrebbero dare  dunque una mano a quella gente che scappa dalle guerre,  a vivere con dignità nei luoghi in cui sono nati. Non succhiare loro le risorse o creare appositamente un califfato di cartapesta come hanno fatto gli americani con l’isis, e poi accoglierli per schiavizzarli.

Casa, lavoro, libertà e terra per tutti, dice Papa Francesco non a caso. Vuol dire benessere economico e sociale diffuso, redistribuzione della ricchezza, stop alle guerre che costringono ad esodi non voluti, subiti, milioni di esseri umani. Queste le soluzioni, quindi. Facile a dirsi, non certo a farsi.

La forbice che si allarga ogni giorno di più tra ricchi e poveri non è più accettabile”.

Vero. Giusto. Applausi e bagni di folla che hanno un effetto mediatico travolgente in favore di Francesco. Innegabile.

Forse saranno solo parole al vento, quelle del santo Padre. Solo il tempo potrà dirlo. Eppure sono convinto che negli uffici di Wall Street o nelle torri della City di Londra,  ascoltando quelle parole, un brivido sia passato nelle schiene di chi sposta i destini del mondo attraverso titoli azionari e obbligazioni tossiche. Perchè fino a quando le hanno dette e ripetute degli economisti scapigliati,  quelle parole, il messaggio poteva anche non passare. Ma se l’atto d’accusa, pesantissimo, parte dal Papa le cose cambiano. Cambiano  sul serio. Il messaggio è stato forte ed è stato recepito da tutto il mondo. Incontestabile. E’ come se in questa seconda metà  di settembre, da Cuba agli Stati Uniti, il Papa avesse  avuto in mano i destini del mondo. Sta giocando la sua partita in difesa dei più deboli, Francesco. Rischia anche di vincerla.

E allora , come dare torto ai re dell’economia di carta straccia? Brividi. Brividi lungo la schiena. Cento milioni di persone, seppur potentissime, o forse molte meno, contro sette miliardi di esseri umani onesti. Non c’e’ storia, non c’è partita. I ricchi sono una minoranza che rischia di essere travolta. Eccola allora  la vera guerra del nuovo secolo .

Ma i  criminali della  finanza che  l’hanno dichiarata a nostra insaputa, iniziano ad aver paura. Perchè se il resto del mondo perbene apre definitivamente gli occhi e si unisce per reagire alle angherie, per i re di Wall street la pacchia è finita Finita davvero.

LUCIO GIORDANO

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