Privacy Policy IN FLORIDA IL PRIMO INCIDENTE MORTALE DI UN VEICOLO TESLA METTE IN CRISI LE AZIENDE CHE HANNO SCOMMESSO SUL GIOIELLINO | 9 Dicembre Forconi
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IN FLORIDA IL PRIMO INCIDENTE MORTALE DI UN VEICOLO TESLA METTE IN CRISI LE AZIENDE CHE HANNO SCOMMESSO SUL GIOIELLINO

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IL CONDUCENTE-PASSEGGERO STAVA GUARDANDO UN FILM, I SENSORI NON HANNO EVITATO L’IMPATTO CON UN CAMION

L’esperto Alberto Broggi: “Il guidatore non ha rispettato le regole e ha lasciato troppa libertà al sistema: la casa americana dichiara che il software è ancora in fase di sviluppo e bisogna restare con le mani sul volante”

1 – I TIMORI SULLE AUTO SENZA PILOTA DOPO IL PRIMO INCIDENTE MORTALE

Giuseppe Sarcina per il “Corriere della Sera

Joshua Brown stava guidando senza mani la sua Tesla Model S. Il volante e tutto il resto erano sotto il controllo del pilota automatico. Una scheggia di futuro immersa nel traffico nevrotico della Florida. Tre, quattro, cinque: le corsie sull’ autostrada sembrano non bastare mai. Sul rettilineo che costeggia la città di Williston un camion bianco si avvicina alla striscia di mezzeria: deve girare a sinistra, dando la precedenza al flusso in arrivo dalla porta opposta. È in quel momento che i piani avveniristici, gli investimenti massici, il software si confrontano con l’ abitudine, il calcolo a occhio delle distanze e delle velocità.

JOSHUA BROWN
JOSHUA BROWN

«Si ce la faccio» deve aver pensato il camionista, Frank Benassi, 62 anni.

Ma dall’ altra parte il computer di bordo non ragiona per approssimazione, non prevede l’ azzardo, gli atti di quotidiana e incosciente prevaricazione stradale di cui siamo, volta per volta, autori e vittime. Forse ha confuso l’ improvvisa luce bianca dell’ automezzo con il chiarore del cielo.

I freni della Tesla non si muovono, Joshua neanche. A quanto pare, anziché tenere le mani sul volante, come avrebbe dovuto fare, stava guardando un film di Harry Potter.

Toccherà all’ indagine aperta dalle autorità accertare dinamica e responsabilità: errore umano, di Joshua, di Benassi, o dei sensori?

La macchina si schianta contro la fiancata del tir, rimbalza su tre guard-rail prima di fermarsi.

JOSHUA BROWN
JOSHUA BROWN

Joshua Brown, 40 anni, nato nell’ Ohio, muore all’ istante. Si sentiva e forse era davvero un pioniere. Da giovane si era arruolato nella Marina militare, rimanendoci per 11 anni. Era specializzato in esplosivi e per un breve periodo aveva fatto parte delle squadre di assalto, i Seal. Lasciata la divisa aveva fondato una società di consulenza hi-tech: la Nexu Innovation. E soprattutto si era appassionato alla scommessa dell’ auto che va da sola.

L’ incidente è avvenuto il 7 maggio scorso, ma soltanto l’ altro giorno l’ Agenzia nazionale per la sicurezza autostradale ne ha diffuso i dettagli. Il tempo necessario per chiudere l’ inchiesta? Può darsi. In ogni caso la notizia ha innescato un’ accesa discussione tra gli esperti, così come nell’ opinione pubblica, sui siti dei giornali e sui Social Network, non solo in America. Tesla è considerata una delle società più innovative degli Stati Uniti.

Fondata nel 2003 a Palo Alto, in California, tra gli altri dall’ attuale presidente e amministratore delegato Elon Musk, tiene insieme i grandi numeri della manifattura tradizionale (10 mila dipendenti) e le sfide più affascinanti. Tesla, finora, ha significato soprattutto macchine elettriche, costruite con brevetti «open source», cioè messi a disposizione anche dei concorrenti.

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TESLA AUTOPILOT

Ricerca, investimenti e l’ obiettivo di arrivare nel 2018 a produrre 500 mila auto all’ anno. In Borsa il titolo capitalizza più di 30 miliardi di dollari (la cifra si ottiene moltiplicando il numero delle azioni per il prezzo). Una dimensione raggiunta nel giro di soli tre anni, con un aumento di oltre il 200% e che è pari ai due terzi del valore di un gigante come General Motors. Che cosa succederà adesso?

Una prima risposta arriva proprio dalla quotazione al Nasdaq (il listino delle società tecnologiche). Tesla ha perso il 2,5% giovedì, quando si è saputo dello schianto mortale.

ELON MUSK TESLA
ELON MUSK TESLA

Ieri, però, le azioni hanno recuperato lo 0,33%. Come dire: sicuramente dovrete rivedere i piani, studiare le falle del software, ma non dovete rinunciare all’ auto del futuro. Anche altri gruppi, come Google per esempio, ci stanno lavorando da tempo. Ma ora il governo americano, finora prodigo di incentivi, potrebbe chiedere qualche garanzia in più.

2 – ALBERTO BROGGI: «L’ ERRORE È STATO TOGLIERE LE MANI DAL VOLANTE»

Daniele Sparisci per il “Corriere della Sera

PICCOLA TESLA
PICCOLA TESLA

Alberto Broggi è docente di computer engineering e fondatore del Vislab, il laboratorio di visione artificiale e sistemi intelligenti, che da più di 20 anni a Parma progetta veicoli a guida autonoma. Nato da una costola dell’ Università è stato comprato l’ anno scorso da un’ azienda americana, Ambarella, che produce componenti per telecamere ad altissima risoluzione.

Professore cosa è successo e come si spiega l’ incidente?

«In base a quello che dichiara Tesla la telecamera non ha visto l’ oggetto in avvicinamento, il camion. Però il guidatore non ha rispettato le regole e ha lasciato troppa libertà al sistema: la casa americana dichiara che il software è ancora in fase di sviluppo e bisogna restare con le mani sul volante».

ALBERTO BROGGI
ALBERTO BROGGI

Com’ è possibile che il «pilota automatico» non abbia visto il camion?

«Ci sono situazioni ancora critiche come il sole diretto contro la camera che può rendere questi strumenti meno efficaci. Succede quando anche l’ occhio umano fa fatica: per esempio in una zona con luminosità diverse, assolata con le ombre molto scure intorno. Se il programma ha un tasso di precisione del 99,9% vuol dire che un minimo di rischio c’è. Al rischio zero non si arriverà mai».

Come superare i limiti?

«In due anni sono stati fatti enormi progressi. Le nuove generazioni di sensori hanno una capacità di visione superiore a quella dell’ uomo e si può migliorare molto».

Secondo lei è più colpa dell’ uomo o della macchina?

«Dell’ uomo. Si sa quali sono i limiti inserendo il sistema. È tutto scritto nel libretto: quello che si può e non si può fare».

Forse è il nome Autopilot scelto dalla Tesla ha creato un po’ di confusione?

«Indubbiamente. È un assistente alla guida, non un vero robot. Girano video dove la gente dorme in macchina o si mette sui sedili posteriori. Cose da pazzi. La tecnologia va introdotta gradualmente».

Fonte: qui