Privacy Policy INCONTRO ALL’AVANA TRA PAPA FRANCESCO E IL PATRIARCA DI MOSCA, KIRILL | 9 Dicembre Forconi
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INCONTRO ALL’AVANA TRA PAPA FRANCESCO E IL PATRIARCA DI MOSCA, KIRILL

bergoglio-kirill-cuba-763277RAÚL CASTRO HA RESTITUITO IL FAVORE PER L’AIUTO DATO DA BERGOGLIO NEL DISGELO TRA CUBA E USA

ECCO COME E’ CAMBIATA LA “GEOPOLITICA” DEL VATICANO

La divisione più grande della Chiesa dura da un migliaio di anni, dal “Grande Scisma” tra Occidente e Oriente del 1054. Poi la revoca delle scomuniche reciproche, il 7 dicembre 1965, e cinque decenni in attesa di questo momento

Le due Santità si abbracciano, si baciano tre volte sulle guance sullo sfondo di un grande Crocifisso ligneo

1 – «SIAMO FRATELLI» L’ ABBRACCIO UNISCE FRANCESCO E KIRILL

Gian Guido Vecchi per il “Corriere della Sera”

il patriarca kirill e papa bergoglio
IL PATRIARCA KIRILL E PAPA BERGOGLIO

«Hermano, hermano… Finalmente!», ripete vivace Francesco alternando spagnolo e italiano. E Kirill, un sorriso che si apre sulla lunga barba grigia: «Adesso le cose sono più facili…». Ore 14.25, le 20.25 di ieri sera in Italia: le due Santità si abbracciano, si baciano tre volte sulle guance sullo sfondo di un grande Crocifisso ligneo, e hanno l’ aria emozionata per un incontro «tanto, tanto voluto da mio fratello Cirillo e da me», spiegava il Papa in volo.

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IL PATRIARCA KIRILL E PAPA BERGOGLIO

Sole, vento caldo.

La prima volta nella storia avviene dove mai lo si sarebbe aspettato, il Papa della Chiesa cattolica e il Patriarca ortodosso di Mosca che infine si vedono «per grazia di Dio» ai Caraibi, in una saletta all’ aeroporto dell’ Avana: il presidente cubano Raúl Castro, col sostegno di Putin, ha offerto l’ isola come terreno «neutro» e accoglie sulla pista il Pontefice che fa tappa prima di proseguire per il suo viaggio in Messico.

Tappa, si fa per dire. La divisione più grande della Chiesa dura da un migliaio di anni, dal «Grande Scisma» tra Occidente e Oriente del 1054. Poi la revoca delle scomuniche reciproche, il 7 dicembre 1965, e cinque decenni in attesa di questo momento.

«Ora è molto chiaro che questa è la volontà di Dio», mormora il Papa al Patriarca che rappresenta due terzi dei 250 milioni di ortodossi nel mondo. Due ore di colloquio privato, affiancati dagli interpreti, e poi la firma di una «dichiarazione congiunta» che farà epoca.

La persecuzione planetaria dei cristiani, l’integrazione europea e il secolarismo che minaccia la famiglia formata da uomo e donna.

«Ci rammarichiamo che altre forme di convivenza siano ormai poste allo stesso livello di questa unione, mentre il concetto di paternità e maternità come vocazione particolare dell’ uomo e della donna nel matrimonio, santificato dalla tradizione biblica, viene estromesso dalla coscienza pubblica», si legge nella dichiarazione.

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PAPA BERGOGLIO E RAUL CASTRO

Arrivare alla «piena comunione» non sarà semplice, ci sono le questioni teologiche e il senso del «primato» di Roma e secoli di ruggine. «Anche se le nostre difficoltà non si sono ancora appianate c’è la possibilità di incontrarci e questo è bello», dice il Patriarca. Così le due Chiese decidono di camminare e impegnarsi insieme a partire da preoccupazioni e sfide comuni.

Assieme a Francesco e Kirill, c’erano anche il metropolita Hilarion, direttore delle relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, e il cardinale svizzero Kurt Koch, protagonisti per mesi di trattative riservatissime. L’incontro «segnerà una tappa importante nelle relazioni delle due Chiese», hanno spiegato le due diplomazie in una nota.

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IL PATRIARCA KIRILL E PAPA BERGOGLIO

Francesco ha donato a Kirill un reliquiario con una reliquia di San Cirillo e un calice; il Patriarca di Mosca ha portato al Papa una copia, più piccola dell’ originale, della Madonna di Kazan. Per Raúl Castro, presente alla firma della dichiarazione congiunta, è stato un modo di restituire il favore per l’aiuto dato da Francesco nel disgelo tra Cuba e Usa.

L’ incontro arriva alla vigilia del Sinodo panortodosso che dopo più di mille anni si riunirà in giugno a Creta. Se il Patriarca di Mosca guida la Chiesa più numerosa, a quello di Costantinopoli è riconosciuto un primato d’ onore. Per questo sono importanti le parole che Bartolomeo ha diffuso ieri da Istanbul: «Pregando per i miei fratelli in Cristo, papa Francesco e il patriarca Kirill. Contento che il dialogo iniziato nel 1964 con Atenagora e Paolo VI continui a dare i suoi frutti».

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IL PATRIARCA KIRILL E PAPA BERGOGLIO

2 – LA «CHIESA IN USCITA» VERSO LE PERIFERIE COSÌ CAMBIA LA GEOPOLITICA DEL VATICANO

Luigi Accattoli per il “Corriere della Sera”

C’ è una geopolitica di papa Bergoglio? Che ci dicono le sue iniziative per il disgelo tra Cuba e gli Usa, per portare in Vaticano Peres e Abu Mazen, per il superamento del conflitto interno alla Colombia, per un accordo con la Cina, per il sorprendente incontro di ieri con Kirill a Cuba? Che idea caviamo dalla geografia dei suoi spostamenti sul pianeta?

Una prima approssimazione la potrebbe fornire l’ insistenza dei suoi viaggi sull’ Asia e sull’ America Latina: ora è in Messico, ha toccato due volte Cuba, è stato in Brasile, in Ecuador, in Bolivia e in Paraguay. In Asia ha visto la Corea del Sud, lo Sri Lanka e le Filippine, ha detto che andrebbe «anche domani» in Cina e che all’ Asia si deve dedicare con particolare impegno stante la minima presenza cristiana in quel continente.

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IL PATRIARCA KIRILL E PAPA BERGOGLIO

Il Papa venuto dall’ Argentina guarda alle periferie mondiali, al Sud del mondo in generale e – da gesuita – con prioritaria passione mira alla Cina. In altre parole: il Papa della «Chiesa in uscita» vorrebbe che l’ uscita avesse a meta le popolazioni più vaste e più lontane rispetto al centro romano della cattolicità.

Con analoga approssimazione si potrebbe dire che Karol Wojtyla, Papa slavo, guardava in primis all’ Europa centro-orientale, dov’ è riuscito a visitare 9 volte la sua patria e dove – caduto l’ impero sovietico – ha potuto vedere in ordine di tempo Cecoslovacchia, Albania, Lituania, Lettonia, Estonia, Croazia, Slovenia, Berlino, Bosnia, Romania, Georgia, Ucraina, Kazakistan, Armenia, Azerbaigian, Bulgaria.

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IL PATRIARCA KIRILL E PAPA BERGOGLIO

Il cuore di Benedetto batteva invece per l’ Europa centro-occidentale: nei suoi otto anni è tornato tre volte nella sua patria ed è riuscito a vedere – nell’ ordine – Polonia, Spagna, Austria, Francia, Repubblica Ceca, Malta, Portogallo, Gran Bretagna, Croazia. Egli – che è stato definito provvisoriamente «l’ ultimo Papa europeo» – era preoccupato per la crisi delle Chiese del Vecchio continente e si adoperava, come poteva, a risvegliarle.

Ma in questi primi tre anni del Pontificato di Francesco c’ è di più degli spostamenti sul pianeta per cogliere qualcosa della strategia che lo muove.

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IL PATRIARCA KIRILL E PAPA BERGOGLIO

La sua idea della Chiesa in uscita è un’ idea missionaria a tutto campo, che – nell’ intenzione – non sottostà a nessuna regola politica o ideologica e mira anzi a sovvertirle, o eluderle, per ottenere l’ obiettivo di avvicinamento a ogni umanità. Eccolo dunque che prende iniziative apparentemente impossibili, si muove con libertà, non pone condizioni formali o di prestigio. Si preoccupa – per usare il suo linguaggio – di «avviare processi» più che di acquisire «territori», cioè obiettivi. Stabilisce contatti, propone incontri. Si espone disarmato a ogni strumentalizzazione. È convinto che ostilità ed equivoci alla fine cadranno se il cammino avviato proseguirà.

Fonte: qui