La Bce indaga nei derivati Deutsche Bank, Bnp e SocGen

La Bce indaga nei derivati Deutsche Bank, Bnp e SocGen

In attesa della Bce, oggi, che nel primo pomeriggio aggiornerà i mercati sul programma di Qe e di possibile normalizzazione del costo del denaro, emerge un’inchiesta sui derivati da parte dei funzionari di Francoforte. La notizia è stata pubblicata dal quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung e poi ripresa dall’agenzia Bloomberg. Secondo fonti interne alla banca centrale, il supervisore sta chiudendo un’indagine su Deutsche Bank, Bnp Paribas e Société Générale.

Al centro dell’indagine, la metodologia di calcolo su obbligazioni, azioni e derivati da parte delle banche nei loro libri di trading. La questione è rilevante, perché fino a oggi la Bce ha fatto pesare non poco agli istituti italiani la presenta di Npl e di Npe nei loro bilanci, costringendoli a pesanti aumenti di capitale. Come quello da 13 miliardi di euro che all’inizio dello scorso anno si è dovuta accollare Unicredit. E sempre la Bce ha quasi ignorato il pericolo dei derivati in colossi sistemici quali Deutsche Bank. Dal canto loro le banche, contattate da Bloomberg, non hanno voluto rilasciare dichiarazioni.

Tecnicamente si tratta di strumenti di livello 3, da tenere d’occhio per i potenziali rischi che rappresentano per la stabilità finanziaria dell’Eurozona. Se la Bce stabilisce alla fine dell’indagine che le banche nella loro valutazione interna hanno sotto dimensionato i rischi, può chiedere loro di rivalutare le attività di livello 3, aggiornando il valore contabile o assegnando ponderazioni del rischio più elevate, ricorda Bloomberg. Con la conseguenza di avere un impatto negativo sui coefficienti patrimoniali degli istituti.

Deutsche Bank detiene (alla data di fine 2017), 20 miliardi di asset di livello 3 (erano però quasi 60 miliardi nel 2009), seguita dalla francese BPCE (Groupe des Banques Populaires et des Caisses d’Epargne) con poco meno 20 miliardi (invariati dal 2009 ad oggi), mentre Bnp Paribas ha ridotto il livello da circa 38 miliardi del 2009 a 11,7 miliardi dl 2017, mentre il Credit Agricole, a quota 17 miliardi nel 2009, a fine 2017 era sceso a circa 10 miliardi. Intanto SocGen è passata da 21 a 6,6 miliardi. L’italiana Unicredit, a 10 miliardi 9 anni fa, ora è attorno a 3 miliardi, poco sopra Ing. In fondo alla classifica europea dei derivati, fra le banche più importanti nell’Ue, le spagnole Santander e BBVA che posseggono quote minime o nulle di strumenti di livello 3. 

All’inizio di giugno, il direttore finanziario di Deutsche Bank James von Moltke ha dichiarato a una conferenza che il suo portafoglio di attività di livello 3 era sceso a 22 miliardi di euro, su un bilancio totale di 1.470 miliardi di euro. Il portafoglio è “in linea con le nostre aspettative”, ha detto von Moltke.

I governi della zona euro, in particolare la Germania, hanno dichiarato di volere vedere progressi nella riduzione del livello generale del rischio nelle banche tedesche prima di impegnarsi in meccanismi a livello europeo di tipo permanente per la condivisione dei rischi, come l’assicurazione comune sui depositi. E il controllo sulle attività di livello 3 rientra in questo capitolo.

All’inizio di giugno, il Financial Times ha rilanciato l’indiscrezione di un possibile merger fra Unicredit (più solida dopo il mega aumento di capitale e più snella dopo aver ceduto buona parte dei crediti non performing e scarica di derivati) e la francese Société Générale, una mossa che unirebbe due delle più grandi istituzioni finanziarie europee, entrambe banche sistemiche. Non a caso l’amministratore delegato di Unicredit, Jean Pierre Mustier, ha lavorato in passato per SocGen dal 1987 al 2009, guidando la divisione Corporate & Investment Banking. Quello che è cambiato nel frattempo è lo scenario economico generale: anni di tassi bassi o negativi che erodono il margine di guadagno delle banche, cui si aggiunge una Bce favorevole oggi a operazioni transfrontaliere per creare colossi bancari con le spalle grosse, in grado di competere con i gruppi americani.

Fonte: qui

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