Privacy Policy LA STRAGE COVID IN LOMBARDIA POTEVA ESSERE EVITATA? | 9 Dicembre Forconi
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LA STRAGE COVID IN LOMBARDIA POTEVA ESSERE EVITATA?

IL “VERBALE” DELLA RIUNIONE SEGRETA DEL 2 MARZO 2020 CONFERMA CHE QUALCOSA NON TORNA NEL RACCONTO FATTO ALLA PROCURA DI BERGAMO DA GIUSEPPE CONTE 

IL MINISTRO DELLA SALUTE SPERANZA, PRESENTE ANCHE LUI ALL’INCONTRO IN CUI IL CTS SUGGERÌ L’ISTITUZIONE DELLA ZONA ROSSA PER ALZANO E NEMBRO, NON HA NIENTE DA DIRE?

MANCATO LOCKDOWN DI ALZANO: ANCHE SPERANZA SAPEVA TUTTO

Stefano Zurlo per “il Giornale”

Adesso c’ è una conferma. «Non sono in ufficio e dovrei controllare le carte – spiega al Giornale il procuratore di Bergamo Antonio Chiappani – ma credo che della riunione del 2 marzo parli Agostino Miozzo». Il 2 marzo 2020, come rivelato dal quotidiano Domani, ci sarebbe stato un incontro del Cts in versione ristretta, ma con la partecipazione straordinaria del premier Giuseppe Conte e in quell’ occasione i tecnici presenti avrebbero suggerito con toni accorati al premier e al ministro della Salute Roberto Speranza di chiudere i paesi della Val Seriana flagellati dal virus.

giuseppe conte agostino miozzo
GIUSEPPE CONTE AGOSTINO MIOZZO

Dunque, sul calendario deve essere forse riscritta la storia, complicata e contorta, della mancata istituzione della zona rossa ad Alzano Lombardo e Nembro, oggetto di furiose polemiche e di una lunga indagine della Procura di Bergamo, ancora in pieno svolgimento.

Qualcosa non quadra nel racconto di Giuseppe Conte e in qualche modo anche in quello di Roberto Speranza, tuttora seduto sulla poltrona di ministro.

Alzano Lombardo e Nembro

Conte ha sempre sostenuto – anche nell’ interrogatorio del 12 giugno – che la richiesta del lockdown fu formulata solo il 3 marzo e fu portata alla sua conoscenza, per l’ incredibile catena burocratica italiana, solo il 5 marzo. Lo stesso Speranza pone la data spartiacque non prima del 3 marzo.

Ma, a quanto pare, già il 2 la coppia aveva fra le mani elementi decisivi per prendere quella decisione cruciale e difficilissima, per le pressioni fortissime a non chiudere un’ area così vitale per l’ economia italiana.

Ora di quell’ incontro non esiste un verbale ufficiale, ma ci sono gli appunti presi da uno dei presenti e acquisiti dai pm di Bergamo. Dunque, in quel meeting è il direttore dell’ Istituto Superiore di sanità Silvio Brusaferro ad esporre i «numeri preoccupanti» del disastro ormai in corso.

SILVIO BRUSAFERRO
SILVIO BRUSAFERRO

Ma Conte, secondo questa ricostruzione, tergiversa e fa pesare «il costo sociale e politico, non solo economico» del blocco. In chiusura, il premier «decide di rifletterci» e prende tempo. Altro tempo, in una situazione in cui anche le ore sono decisive.

Conte si è dimenticato di questa drammatica riunione? E Speranza? Per ora, nessuna replica. Il Giornale ha chiamato ripetutamente l’ ex premier e il portavoce del ministro ma nessuno dei ha ritenuto di rispondere.

verbale del comitato tecnico scientifico sulla zona rossa ad alzano e nembro
VERBALE DEL COMITATO TECNICO SCIENTIFICO SULLA ZONA ROSSA AD ALZANO E NEMBRO

Né aiuta a fare chiarezza Agostino Miozzo, pure interpellato dal Giornale e all’ epoca coordinatore del Cts: «In quel periodo era tutto un susseguirsi di incontri. Eravamo in riunione permanente e col senno del poi si azzardano ricostruzioni lontane dalla realtà.

In ogni caso il Cts spiegava i dati sulla diffusione dell’ epidemia, e come ho spiegato un miliardo di volte, noi non abbiamo mai chiesto la zona rossa. Toccava ad altri trarre le conseguenze e valutare le nostre dichiarazioni. In ogni caso riguarderò i miei appunti».

Conte Speranza

Conte ha rimosso quel meeting? E come mai Speranza non ne ha mai fatto cenno? C’ è un metro di valutazione politico e un altro penale, che però sta stretto, strettissimo a questa vicenda. Perché è difficilissimo, al di là delle lacrime, dei morti e della tragedia collettiva, rileggere quel che è accaduto con gli occhi del codice.

agostino miozzo
AGOSTINO MIOZZO

«Mi pare che Miozzo parli del 2 marzo – riprende Chiappani – ma la nostra inchiesta per epidemia colposa si concentra più su quel che accadde il 23 febbraio: dopo la scoperta del primo positivo, l’ ospedale di Alzano Lombardo fu chiuso e poi inspiegabilmente riaperto. Perché non si seguì l’ esempio di Codogno dove invece era appena stato imposto un lockdown durissimo?».

ANTONIO CHIAPPANI
ANTONIO CHIAPPANI

Dal 2 al 5 marzo fra Milano e Roma è tutto un vortice di incontri, allarmi, scambi di mail.

La Lombardia non chiede formalmente la zona rossa, ma il 2 l’ assessore Giulio Gallera implora con urgenza l’ invio di squadre di medici in una regione travolta dalla pandemia. E il 4 marzo Speranza è a Palazzo Lombardia per l’ ennesimo summit.

conte speranza

Si temporeggia fino all’ 8 – quando tutta la Lombardia si colora di arancione – ma ormai la situazione è scappata di mano. «Noi non trascuriamo nulla – conclude Chiappani – ma stiamo studiando soprattutto l’ assenza di strumenti di prevenzione e la mancanza dei piani pandemici. Un quadro avvilente». Insomma, gli errori iniziano prima. Molto prima.  Fonte: qui

GIUSEPPE CONTE HA SEMPRE DICHIARATO DI ESSERE STATO INFORMATO DELLA SITUAZIONE AD ALZANO E NEMBRO IL 5 MARZO DEL 2020, MA C’È UN RISCONTRO CHE LO SBUGIARDA! 

TRE GIORNI PRIMA C’È STATA UNA RIUNIONE SEGRETA CON SPERANZA E IL CTS, IN CUI SILVIO BRUSAFERRO SUGGERÌ LA ZONA ROSSA NEI DUE COMUNI LOMBARDI. IL PREMIER “DECIDE DI RIFLETTERCI”. 

UNA RIFLESSIONE CHE SAREBBE DURATA SEI GIORNI. 

SE IL GOVERNO AVESSE AGITO SUBITO, QUANTE VITE SI SAREBBERO POTUTE SALVARE?

SECONDO LOCATI, IL VERBALE CHIARISCE CHE «È STATA UNA SCELTA VOLUTA E CHE IL RITARDO DI 15 GIORNI (DALLO SCOPPIO DEL FOCOLAIO DI ALZANO IL 23 FEBBRAIO 2020, NDR) 

MA UNA RICOSTRUZIONE DI UNA RIUNIONE DEL CTS INGUAIA GIUSEPPI

Maurizio Tortorella per “La Verità”

Torna sotto i riflettori l’inchiesta della Procura di Bergamo che dall’estate 2020 cerca di fare luce sui troppi morti per Covid in quella provincia. La Procura ha acquisito il «verbale riservato» di una riunione informale e ristretta del Comitato tecnico scientifico, che rischia di mettere in grave imbarazzo l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

 

conte speranza

Secondo il quotidiano Domani, nella serata del 2 marzo 2020 il Cts, coordinato allora da Agostino Miozzo, si riunisce con Conte, il ministro della Salute, Roberto Speranza, e il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Sivio Brusaferro. Proprio Brusaferro suggerisce di creare una «zona rossa» nei Comuni di Alzano Lombardo e di Nembro, che evidenziano «numeri preoccupanti» di contagio.

 

Conte obietta che «la zona rossa va usata con parsimonia, perché ha un costo sociale e politico, non solo economico, molto alto». Secondo Domani, il verbale riservato si conclude con questa frase, sempre attribuita a Conte: «Decide di rifletterci». La riflessione sarebbe durata sei giorni: 144 ore che purtroppo alla provincia di Bergamo in marzo costarono 5.179 morti in più rispetto alle medie degli anni precedenti, e 1.024 in aprile.

Della fatidica riunione non esistono verbali ufficiali, almeno non se ne trovano sul sito della Protezione civile. Ma qualcuno dei presenti prende appunti che ora sono nelle mani degli inquirenti. Il problema è che di una riunione del 2 marzo Conte non ha parlato con i pubblici ministeri bergamaschi nell’interrogatorio del 12 giugno 2020.

 

Nella ricostruzione di quei giorni, il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, e il suo ex assessore regionale alla Sanità, Giulio Gallera, hanno sempre sostenuto che la scelta di chiudere toccava al governo. Gallera, in particolare, ha detto ai pm di avere chiesto per telefono già la sera di martedì 3 marzo all’Istituto superiore di sanità di creare una zona rossa attorno ad Alzano e Nembro, e Busaferro gli aveva confermato che la richiesta sarebbe stata immediatamente inoltrata al governo.

maria cristina rota a palazzo chigi 1
Maria Cristina Rota a Palazzo Chigi

A quel punto, però, mentre il contagio precipitava, tutto s’ era bloccato. Il 4 marzo non era accaduto nulla. La mattina del 5 marzo a Nembro e Alzano erano arrivati i camion dell’esercito, e la mossa aveva convinto tutti che l’isolamento fosse imminente, ma tutto si era fermato per altri tre giorni.

Alla fine, il lockdown era arrivato solo l’8 marzo, quando finalmente il governo aveva deciso la zona rossa per tutta la Lombardia. I quattro giorni in più d’attesa, purtroppo, avevano però cominciato a trasformare Bergamo in un terribile focolaio di morte.

codogno 2

Conte ha sempre dichiarato, anche nel suo interrogatorio, di essere stato informato della situazione solo il 5 marzo 2020. Oggi si scopre che era conoscenza della situazione 72 ore prima.

Questo vuol dire ha avuto un vuoto di memoria con i pm bergamaschi? È difficile che di una riunione così importante, dove si tracciavano i «numeri preoccupanti» di un’area strategica della Lombardia, non resti traccia nella memoria di un ex premier.

 

SILVIO BRUSAFERRO
SILVIO BRUSAFERRO

Le indagini continuano.La Procura di Bergamo ha scoperto, inoltre, che l’Italia non ha mai ratificato il Regolamento sanitario internazionale del 2005, nonostante il nostro Paese abbia dichiarato nel 2019 all’Organizzazione mondiale della sanità di avere le leggi in grado di «sostenere e sviluppare» gli strumenti indicati dal Regolamento per prevenire e affrontare le pandemie. Il sospetto è che, se un anno fa l’Italia s’ è trovata senza letti di terapia intensiva, è anche perché non ha recepito quel Regolamento.

 

MARIA CRISTINA ROTA
MARIA CRISTINA ROTA

I SILENZI DI CONTE E SPERANZA SULLA RIUNIONE SEGRETA DI BERGAMO E IL DPCM FANTASMA

Francesca Nava per “Domani”

 

L’ex presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha deciso di opporre il silenzio stampa e non vuole commentare la notizia pubblicata da Domani sulla riunione segreta del Comitato tecnico scientifico del 2 marzo 2020, in cui per la prima volta sono emersi i «dati preoccupanti» sul contagio nella bergamasca e durante la quale i consulenti tecnici del governo hanno espresso l’esigenza di cinturare l’area di Alzano Lombardo e Nembro in una zona rossa.

 

conte speranza

Eppure, il contenuto di quel verbale appare sempre più rilevante, non solo perché Conte parla di «costo politico» nel creare nuove zone rosse, ma anche indica uno scarto temporale di tre giorni rispetto alla data, il 5 marzo, in cui l’ex premier ha dichiarato ai pm bergamaschi di essere venuto a conoscenza della situazione epidemiologica in provincia di Bergamo e della richiesta di zona rossa, come da verbale del Cts del 3 marzo.

 

Durante la riunione del 2 marzo, che sarebbe dovuta restare riservata, era presente anche il ministro della Salute Roberto Speranza, che ha sempre dichiarato pubblicamente di essere venuto a conoscenza della richiesta di una zona rossa in Val Seriana non prima del 3 marzo 2020 e di aver chiesto all’indomani, il giorno 4, al presidente dell’Iss Silvio Brusaferro, una «relazione più strutturata» (lo racconta Speranza nel libro ritirato dal commercio). Eppure anche Speranza era stato informato già il 2 di marzo, ma non ne ha mai fatto menzione in pubblico.

giuseppe conte roberto speranza

IL DPCM FANTASMA

Conte quel giorno «decide di rifletterci». Speranza cosa decide di fare? Quello che sappiamo è che il 4 marzo il ministro va a Milano per incontrare la giunta Fontana che governa la Lombardia. Viene impostata una bozza di Dpcm per chiudere la Val Seriana o le informazioni ricevute dal Cts non erano abbastanza allarmanti? Abbiamo provato a contattare il ministro Speranza, senza successo.

CONTE COMANDA COLORE

 

Siamo però riusciti a parlare con un membro del Cts, che era presente alla riunione pomeridiana e riservata del 2 marzo e che preferisce restare anonimo. «Noi abbiamo sempre consigliato di fare le chiusure opportune, il nostro compito è stato sempre quello di analizzare i dati e dare dei consigli in conseguenza dei dati, poi la decisione è sempre stata politica, ma credo che focalizzarsi su una decisione che si è articolata in alcuni giorni, non in 20 anni, sia un modo distorto di vedere le cose».

La scelta, dunque, è sempre stata politica e anche Conte in quella riunione del 2 marzo ha ben presente il «costo politico» che potrebbe avere chiudere una zona come la Val Seriana. Meglio aspettare.

 

LA CAUSA CIVILE

giuseppe conte meme

Oggi, però, il contenuto del verbale di quella riunione ristretta potrebbe aggiungere un tassello importante alla causa civile iniziata lo scorso 23 dicembre, quando è stato notificato dai parenti di 500 vittime di Covid-19 l’atto di citazione a ministero della Salute, presidenza del Consiglio e regione Lombardia.

 

«Abbiamo rilevato violazioni di legge nazionali e internazionali – spiega la responsabile del team legale, l’avvocata bergamasca Consuelo Locati – rispetto al mancato adeguamento del piano pandemico del 2006, al mancato recepimento del regolamento sanitario internazionale e alla mancata comunicazione del rischio alla salute ai cittadini da parte delle istituzioni, che sapevano tutto a partire da gennaio 2020.

consuelo locati
CONSUELO LOCATI

La notizia del verbale della riunione del Cts del 2 marzo 2020 verrà riversata nel procedimento civile: sapevano che questo virus era come la peste, eppure la cittadinanza, soprattutto in provincia di Bergamo, non è stata informata della gravità del rischio» .

Secondo Locati, il verbale chiarisce che «è stata una scelta voluta e che il ritardo di 15 giorni (dallo scoppio del focolaio di Alzano il 23 febbraio 2020, ndr) ha contribuito alla diffusione del virus e alla strage nella bergamasca».

Il procedimento civile, che si aprirà a Roma con la prima udienza fissata per il 14 aprile, non è una class action, perché, spiega Locati, «ogni defunto ha la propria storia personale e ogni parente che agisce fino al secondo grado di parentela chiederà il proprio danno individuale, ovvero un risarcimento che va dai 110 ai 310mila euro a persona, per un ammontare complessivo che si aggira intorno ai 200 milioni di euro».

A oggi, le controparti, ovvero ministero della Salute, presidenza del Consiglio e regione Lombardia, non si sono ancora costituite in giudizio.

«Il termine – dice Locati – scadeva il 25 marzo, noi oggi non abbiamo contezza che sia stato depositato nulla. Hanno tempo di costituirsi in giudizio fino al giorno prima dell’udienza, se non lo dovessero fare non potranno difendersi, in assenza di contestazioni risulterebbe tutto provato».

Fonte: qui

Speranza e il potere che lo ha messo a quel posto

Un ottimo articolo di Davide Rossi su Atlantico. Che se non ha tutte le risposte, almeno pone la domanda giusta: perchè Speranza è inamovibile? Perché Draghi gli fa da subalterno? Perché gli si lasciano distruggere vite umane e l’economia del Paese? Come mai della sua madre “inglese” non si riesce a capire il cognome?

Mistero Speranza, ministro del Lockdown non per caso: dietro di lui un mondo progressista che sogna la “transizione”

Avatar di Davide Rossi,

Da assessore all’urbanistica del Comune di Potenza a ministro della salute. Questa la parabola misteriosa della carriera di Roberto Speranza. Sì, è vero che nel mezzo ha fatto il capogruppo del Pd alla Camera quando era segretario Bersani, ma chi se lo ricordava? Prima di lui, nel Conte I, ministro della salute era Giulia Grillo, Carneade anch’essa, ma almeno è un medico, nel Movimento 5 Stelle si è sempre occupata di tematiche sanitarie e appunto rappresentava, in quel dicastero strategico, l’allora partito più votato d’Italia. Che ad un partito inesistente nel Paese e minuscolo in Parlamento quale è LeU sia stato assegnato un posto di tale importanza è a dir poco strano. Incomprensibile, poi, che sia stato addirittura confermato nel Governo Draghi. Anche l’autorevole Der Spiegel inserisce Speranza, assieme a Conte, in un dossier nel quale denuncia le malefatte, le omissioni e gli insabbiamenti nell’emergenza coronavirus.

Senza scomodare il prestigioso periodico tedesco, ci eravamo accorti anche in Italia che il ministro era a dir poco inadeguato. Niente aggiornamento del piano pandemico, nessun potenziamento dei posti letto ospedalieri, protocollo sanitario anti-Covid che non contempla, in modo letale per tanti pazienti, le fondamentali cure domiciliari. È stato capace solo di chiudere tutto e continua tutt’ora imperterrito. Ecco, sul chiudere tutto e sulle conseguenze sociali ed economiche di tali misure, possiamo trovare qualche solida motivazione della sua nomina alla Salute.

…. non credo alla narrazione per la quale Speranza sia semplicemente la persona sbagliata al posto sbagliato. Altrimenti uno come Draghi – Mattarella o non Mattarella – avrebbe recepito le fondate e logiche richieste di discontinuità che arrivavano forti da pezzi importanti dell’attuale maggioranza. E poi perché Mattarella avrebbe preteso la conferma del ministro? 

Perché entrambi di “sinistra”? 

Non scherziamo, se è successo davvero è per altre e ben più sostanziose ragioni. 

La principale delle quali è che Speranza sia stato messo lì esattamente per fare quello che ha fatto. Perché proprio lui? Abbiamo già visto che viene da una formazione politica numericamente irrilevante, non ha di suo un carisma o una forte personalità, non si è mai occupato di sanità in vita sua. Insomma, apparentemente non c’è una ragione logica per la quale sia stato nominato in quel ruolo e ne sia stato confermato dopo la rovinosa gestione dell’emergenza.

Di passata, ricordiamo solo che la John Hopkins University ha certificato che l’Italia è il Paese al mondo con il più alto numero di morti per Covid per 100.000 abitanti. 

Un disastro, al quale sarebbe dovuta conseguire una cacciata con ignominia, ed invece ha avuto il premio e sta ancora lì a darci lezioncine in tv.

Ma da che mondo politico viene Roberto Speranza? Sì, dal Pd, ma soprattutto dal sistema di potere di Massimo D’Alema (e Bersani). D’Alema, da tempo fuori dal Parlamento e dal Pd, esercita un’influenza notevole sui governi di cui fa parte la sinistra (cioè, in Italia quasi tutti). Questo potere lo gestisce da presidente della Fondazione ItalianiEuropei, un think tank diventato molto solido e importante all’interno della galassia dei “pensatoi” del mondo progressista europeo. Roberto Speranza è membro del comitato di indirizzo della Fondazione ItalianiEuropei. Addirittura, per diversi anni, D’Alema è stato presidente della Foundation for European Progressive Studies, cioè la fondazione che riunisce tutti i più importanti think tank progressisti europei.

In questo universo politico progressista il lockdown non è solo proposto come l’unico rimedio al virus ma anche come una soluzione moralmente “giusta”. Cioè, l’osservanza cieca delle misure restrittive è segno distintivo di civismo, di amore per gli altri, di superiorità morale (vecchio difetto della sinistra di tutto il mondo). Chi esprime dubbi o dissenso verso le misure liberticide è un incivile, un parvenu e, in fin dei conti, un bieco fascista. Da questo punto di vista, Speranza in Italia ha portato avanti questa impostazione con coerenza e determinazione. La fondazione più importante e più influente di questa galassia europea è la britannica Fabian Society, nella quale D’Alema è di casa. La Fabian prende il nome da Quinto Fabio Massimo, detto il Temporeggiatore. Il fabianesimo, difatti, fin dalla sua fondazione nel 1884, crede nella graduale evoluzione della società, tramite riforme che portino gradualmente appunto al socialismo, a differenza del marxismo che predica un cambiamento rivoluzionario. Ma sempre al socialismo, al collettivismo essa mira. La Fabian è tendenzialmente contraria alla proprietà privata, in particolar modo quella dei piccoli proprietari e piccoli imprenditori.

E qui possiamo tornare in Italia, perché il buon Speranza sarà sì ben ammanicato nel mondo del laburismo anglosassone ma mica fa tutto da solo. Chi è il massimo sostenitore del debito (quello buono, si intende)? Mario Draghi. Lo ha fatto gonfiare da governatore della Bce con il Quantitative Easing per salvare l’euro dal giusto naufragio cui era destinato dal mercato e lo sta facendo, come un Conte qualunque, da presidente del Consiglio. Sta alimentando l’illusione che si possano allentare all’infinito i vincoli di bilancio, facendo finta di non accorgersi che presiede un Paese che è ben sopra il 160 per cento di rapporto debito/Pil, che ha già effettuato oltre 100 miliardi di scostamento e ora si prepara a contabilizzarne altri 20, oltre ai 27 miliardi arrivati dai fondi europei Sure. Il conto di tutto ciò verrà presto presentato agli italiani e Draghi lo sa benissimo. Non dice una parola sull’unica vera soluzione di questo problema: la crescita. Anzi, continua a promettere ulteriori chiusure delle imprese se non faremo i bravi. D’altra parte, glielo impone “l’evidenza scientifica”, che ci può fare lui? Insieme a Speranza è un convinto chiusurista e cultore di tutte le sfumature di rosso. Non ci dice che l’unico modo di salvare il Paese è tornare a vivere e a fare libera economia. Ha messo nel mirino la piccola e media impresa fin dal discorso per la fiducia al suo governo, promettendo che gli aiuti saranno selettivi, cioè solo per quelle imprese che, a suo giudizio, avranno un futuro. Accetto scommesse su quali saranno. Persegue la politica assistenzialista del reddito di cittadinanza, così da far dipendere sempre più i cittadini dallo Stato e non dal proprio lavoro. Vuole la transizione ecologica e tecnologica per “salvare il clima” (Greta docet) ed affossare gli imprenditori “che inquinano”. Dalle sue prime mosse pare gradire il controllo dello Stato sulle vite dei cittadini/sudditi. Sta minando alle fondamenta la proprietà privata con la proroga del blocco degli sfratti, esproprio proletario da gauche caviar, tutto proprio come un bravo fabiano. Sì perché Draghi è un liberal, non un liberale. Lui si definisce socialista liberale, che è un ossimoro ma che lo riconduce dritto alla tradizione del fabiano più importante d’Italia: Carlo Rosselli.

E’ il programma di Schwab

(Nota di MB – Come si vede, il programma che Davide Rossi definisce “fabiano” converge – fino a coincidere – con quello decretato dai miliardari del Forum di Davos:  

Agenda 2030: non avrai nulla e sarai felice.

E: “Il capitalismo ha bisogno di un po’ di marxismo per sopravvivere alla quarta rivoluzione industriale?”

Does capitalism need some Marxism to survive the Fourth Industrial Revolution?

Dose di marxismo” che sarà usata per espropriare la piccola proprietà immobiliare. Come spiegato nell’articolo che segue:

I miliardari sferrano l’attacco alla proprietà privata

Dove si cita l’Economist (dei Rothschild, bibbia del capitalismo ma fabiano quando gli conviene): “La proprietà della casa è il più grande errore di politica economica dell’Occidente. È un’ossessione che mina la crescita, l’equità e la fede pubblica nel capitalismo

A migliore illustrazione dell’articolo qui sopra

Il Bengala ha un protocollo di terapie Covid!

Noi “Tachipirina e vigile attesa”

(il protocollo Speranza) :

https://twitter.com/Lucagrossi66/status/1375050798573424649

Come si vede, il Bengala prescrive Ivermectina (che Speranza ha reso irreperibile), antibiotico, steroidi, anticoagulanti – ossia gli stessi farmaci suggeriti dal gruppo di medici che curano a casa – e che il ministero Speranza e i media trattano da criminali da radiare dall’OrdineIl Bengala dichiara 53 morti di covid per milione di abitanti; l’Italia 1761.  

Ecco a chi e a cosa serve Speranza. Fonte: qui