L’ARABIA SAUDITA COMINCIA IL 2016 CON 47 ESECUZIONI CAPITALI

esecuzioni-arabia-saudita-751247I SUNNITI GIUSTIZIANO ANCHE IL CAPO RELIGIOSO SCIITA NIMR AL-NIMR, ACCUSATO DI TERRORISMO

DURISSIMA LA REAZIONE DELL’IRAN CHE MINACCIA: LA SUA ESECUZIONE VI COSTERA’ CARA –

L’esecuzione dello sceicco Nimr Al-Nimr è destinata a provocare la rabbia degli sciiti e potrebbe avere gravi conseguenze sul piano internazionale nei prossimi mesi. Nel braccio della morte c’è anche suo nipote

L’Arabia Saudita è tra i Paesi con il più alto numero di esecuzioni nel mondo..

Da “repubblica.it”

L’Arabia Saudita comincia il 2016 con quarantasette esecuzioni capitali. Secondo il governo molte delle persone condannate a morte e giustiziate sarebbero state coinvolte in una serie di attentati compiuti da al-Qaeda tra il 2003 e il 2006. Ma alcuni di essi erano oppositori del regime.

Secondo i dati di Amnesty International, l’Arabia Saudita è tra i Paesi con il più alto numero di esecuzioni nel mondo, secondo solo a Cina e Iran: dal 1985 al 2005 sono state messe a morte oltre 2200 persone. Da gennaio ad agosto 2015, le esecuzioni sono state più di 150. Le condanne sono state eseguite tramite decapitazione.

CAMPAGNE PRO AL NIMR
CAMPAGNE PRO AL NIMR

Tra i condannati a morte c’è anche un influente religioso sciita, lo sceicco Nimr al-Nimr. Lo sceicco è stato uno dei leader del movimento di protesta partito nel 2011 nelle province orientali, da dove viene gran parte del petrolio saudita.

ESECUZIONI ARABIA SAUDITA
ESECUZIONI ARABIA SAUDITA

Molto popolare tra i giovani, aveva invitato la sua gente (la minoranza principale del paese, da sempre considerata un pericolo da Ryad per la sua vicinanza religiosa con l’arcinemico iraniano) a cavalcare l’onda delle primavere arabe per chiedere più diritti e più indipendenza: ma allo stesso tempo aveva invitato a non usare la violenza. Fu arrestato nel 2012 in un episodio misterioso (si disse che avesse risposto al fuoco dei poliziotti) ma non furono fornite prove.

Di certo lui fu portato via ferito. Al suo fermo erano seguite proteste di piazza con morti. La sua pena capitale con l’accusa di “incitamento alla lotta settaria” è stata confermata il 25 ottobre scorso.  Quando apparve di fronte ai giudici, tre anni fa, mostrava segni di torture: dopo di lui, furono arrestati il fratello e poi il nipote diciassettenne.

SALMAN RE ARABIA SAUDITA
SALMAN RE ARABIA SAUDITA

La sua morte è destinata a provocare la rabbia dell’Iran e degli sciiti e potrebbe avere gravi conseguenze sul piano internazionale nei prossimi mesi. Dura, infatti, la reazione dell’Iran, che ha avvertito l’Arabia Saudita: l’esecuzione di Nimr “vi costerà cara”.

AL NIMR
AL NIMR

Come detto, nel braccio della morte c’è anche suo nipote  Alì al-Nimr, ora ventunenne. Per salvare il giovane è partita nei mesi scorsi una mobilitazione internazionale. Amnesty International ha chiesto l’annullamento della sentenza, indagini sulle presunte torture compiute dal Paese e il rispetto dei diritti umani.

Condannato a morte anche Fares al Zahrani, già nella lista dei 26 super ricercati di al-Qaeda compilata dalle autorità dell’Arabia all’indomani dell’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001.

Fonte: qui

L’Arabia Saudita giustizia l’imam, l’ira degli sciiti. Assalita l’ambasciata saudita a Teheran

Ucciso assieme ad altri 46 ‘terroristi’. Teheran: “Riad la pagherà”. Assaltato l’ambasciata araba nella capitale e un consolato nel nord dell’Iran

(Ansa) – Tensione alle stelle tra sunniti e sciiti dopo che l’Arabia Saudita, bastione dell’Islam sunnita, ha annunciato oggi l’esecuzione di 47 persone indicate come “terroristi”, tra i quali uno Sheikh sciita, Nimr al Nimr. Immediata la condanna degli sciiti, e in Iran la risposta è subito violenta, con l’ambasciata saudita a Teheran presa d’assalto da decine di manifestanti, che hanno lanciato bombe incendiare contro la rappresentanza diplomatica e l’hanno saccheggiata, prima di essere dispersi dalla polizia.

Le proteste spaziano dall’Iraq al Libano allo Yemen, dove tra l’altro la Coalizione araba a guida saudita che combatte i ribelli sciiti Houthi ha annunciato oggi la fine di una tregua cominciata il 15 dicembre per l’avvio di negoziati. L’Iran, potenza rivale di Riad nella regione, ha detto che l’Arabia Saudita pagherà “a caro prezzo” l’esecuzione di Al Nimr. E la Guida Suprema Ali Khamenei ha ricordato il religioso in un tweet con la sua foto sotto il monito “Il risveglio non si può sopprimere”. Prima dell’assalto all’ambasciata si era avuto notizia di un primo attacco al consolato saudita a Mashaad, nel nord dell’ Iran: su twitter sono rimbalzati foto e filmati in cui si vedono alcuni dimostranti scalare la recinzione che protegge il consolato ed impossessarsi della bandiera saudita. Nelle immagini si vedono anche divampare delle fiamme. Teheran e Riad hanno convocato i rispettivi ambasciatori per protestare. Da Beirut il movimento sciita libanese Hezbollah, alleato di Teheran, ha affermato di ritenere “gli Usa e i suoi alleati responsabili” per le esecuzioni, perché “coprono i crimini del Regno”. Decine di sciiti hanno dato vita a una marcia di protesta nelle strade di Qatif, nell’Est dell’Arabia Saudita, dove viveva Al Nimr. La televisione panaraba Al Jazira, che ha diffuso le immagini, non ha fatto cenno ad incidenti. Altre decine hanno manifestato nel vicino Bahrein e la polizia ha fatto ricorso a gas lacrimogeni per disperderli. Il Paese, dove la maggioranza della popolazione è sciita, è retto da una dinastia sunnita.

L’assalto al consolato nel Nord dell’Iran

I governi dello stesso Bahrein e quello degli Emirati Arabi Uniti hanno invece espresso approvazione per le esecuzioni, giudicandole parte della lotta al terrorismo. Dello stesso avviso uno studioso della università islamica Al Azhar del Cairo, Fawzi al Zafzaf, intervistato dalla televisione Al Arabiya. Soltanto quattro dei 147 giustiziati di oggi erano sciiti.

Tutti gli altri – tra cui un cittadino egiziano e uno del Ciad – erano sunniti. Tra di loro, Fares al Shuwail, considerato il leader di Al Qaida nel Regno, in carcere dal 2004. Secondo il ministero dell’Interno di Riad, la maggior parte dei giustiziati era stata condannata per attentati compiuti dalla stessa Al Qaida tra il 2003 e il 2006 in cui erano rimasti uccisi numerosi sauditi e stranieri. Mentre il portavoce del ministero della Giustizia, Mansur al Qufari, ha negato ogni discriminazione confessionale, affermando che i processi sono stati regolari e hanno visto “garantiti i diritti della difesa”. Il portavoce del ministero dell’Interno, generale Mansur al Turki, ha detto che alcuni dei condannati sono stati decapitati e altri fucilati. Le esecuzioni sono avvenute a Riad e in altre 12 città.

Lo Sheikh Al Nimr, che nel 2009 aveva fatto appello alla secessione delle province orientali, ricche di petrolio e dove vive la maggioranza dei due milioni di sciiti del Regno, era stato condannato lo scorso anno da una Corte speciale a Riad per “sedizione” e per avere posseduto armi. Il leader sciita aveva respinto quest’ultima accusa e aveva detto di non aver mai incitato alla violenza. Suo fratello, Mohammad al Nimr, ha riferito che la famiglia è rimasta “scioccata” dalla notizia delle esecuzioni, ma ha fatto appello alla popolazione sciita perché ogni protesta “sia pacifica”. Mohammad al Nimr è il padre di Ali, il giovane anch’egli condannato a morte per il quale la comunità internazionale si è mobilitata negli ultimi mesi, ma che non compare nella lista dei giustiziati oggi. Amnesty International ha riferito che Ali al Nimr è stato arrestato nel febbraio del 2012, quando aveva 17 anni, ed è stato condannato a morte per rapina a mano armata e per aver attaccato le forze di sicurezza. Quella di oggi è stata la più grande esecuzione di massa in Arabia Saudita dal 1980, quando vennero messi a morte 63 militanti fondamentalisti per un assalto alla Grande Moschea della Mecca l’anno precedente. Nel 2015 invece, secondo varie organizzazioni per i diritti umani, le esecuzioni nel Regno sono state almeno 157, il numero più alto negli ultimi 20 anni.

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