Privacy Policy Le bolle "pagate" coi soldi di tutti | 9 Dicembre Forconi
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Le bolle “pagate” coi soldi di tutti

Ecb-effectIl programma di acquisti della Bce comprende anche corporate bond. Situazione che sta creando non poche distorsioni sui mercati …

Questa cosa non finirà bene, meglio prenderne atto con largo anticipo.

Tre giorni fa, come ogni lunedì, la Bce ha reso noto che il valore del portafoglio di corporate bond acquistati nell’ambito del programma di ampliamento del QE è salito a 17,8 miliardi di euro, mentre il dato relativo ai bond acquistati sul mercato primario e sul mercato secondario resta fermo a fine luglio, con soltanto un 5,86% dei titoli comprati direttamente in fase di collocamento. 

Proprio su quest’ultimo tema, nelle ultime settimane è montato un dibattito tra gli addetti ai lavori, molti dei quali sottolineano come la Bce stia giocando un gioco pericoloso perché potrebbe trovarsi a finanziare operazioni di fusione e acquisizione (M&A) e di leveraged buyout da parte di grandi società, per giunta anche extra-comunitarie sebbene operative in Europa tramite società controllate di diritto europeo. E questo perché la griglia di condizioni che devono essere soddisfatte dai corporate bond per essere inclusi nel programma di acquisti della Bce non stabilisce né un taglio massimo dell’investimento o dell’emissione, né, nel caso di acquisti sul mercato primario, previsioni particolari relative ai motivi delle emissioni. In sostanza, gli unici veri vincoli sono il rating investment grade, una scadenza residua compresa tra 6 mesi e 31 anni e un limite massimo per la quota acquistata dalla Bce pari al 70% del valore dell’emissione.

Insomma, distorsione nella distorsione. 

Ma c’è di peggio, perché solo Ionesco potrebbe descrivere in maniera adeguata l’assurdità in cui si sta trasformando il programma di acquisto obbligazionario della Bce: di fatto, la Banca centrale compra tutto senza alcun riguardo alla sicurezza di ciò che acquista e le aziende emettono debito a più non posso per una sola ragione, cioè che hanno la certezza che la Bce comprerà.

È il paradiso dei venditori, tanto che l’operatività onnivora della Bce sui mercati del credito ha portato al paradosso in base al quale alcune aziende e banche di investimento stanno creando nuovo debito unicamente per l’acquisto dell’Eurotower. In due casi, la Bce ha comprato bond direttamente dalle aziende europee attraverso il cosiddetto private placement, pratica nella quale il debito viene venduto a un ristretto circolo di compratori senza la formalità di una vera e propria asta di mercato. 

Quali sono due effetti collaterali immediati di questa distorsione? Primo, uccidere i returns disponibili per altri investitori, ad esempio i fondi pensione. Secondo, caricare il sistema economico e finanziario con debito potenzialmente ultra-prezzato. Insomma, pur essendo entrata per ultima nel gran ballo del Qe, avendo cominciato solo nel 2015, anni dopo la Fed, la Bank of England e la Bank of Japan, diciamo che la Bce sta affrontando il programma di acquisto corporate con un certo fervore. In marzo, infatti, ha aumentato il controvalore degli acquisti mensili a 80 miliardi dai precedenti 60 e annunciando poco dopo l’inclusione dei corporate bond nella platea degli assets acquistabili. 

Insomma, Draghi vuole stupire o semplicemente la situazione è disperata?

Diciamo entrambe le cose, ma con una prevalenza della seconda ipotesi, tanto che come vi dico da mesi l’Eurotower continua ad ampliare le categorie eligibili all’acquisto perché comincia a scarseggiare la carta con i requisiti necessari, visto che nel più chiaro esempio di cane che si morde la coda, gli acquisti di massa schiantano in negativo i rendimenti, tramutando sempre più assets in non acquistabili per statuto.

Ma tranquilli, prima di mangiare il panettone quello statuto cambierà. Anche perché occorrerà placare i timori del mercato, non ultimi quelli rispetto alle pratiche poco ortodosse utilizzate in alcuni casi con il private placement.

Si tratta infatti di vendite private di debito non aperte al mercato, tipicamente dedicate a un pugno di investitori che vogliono comprare bond corporate: peccato che nella maggior parte dei casi non ci siano prospetti, né comunicati stampa, né la trasparenza necessaria: «Diciamo che è tutto fatto in modo molto discreto», conferma con un eufemismo Apostolos Gkoutzinis, capo dei mercati di capitale europei per lo studio legale spagnolo Shearman & Sterling LLP. E la Bce, di fatto, usa le Banche centrali nazionali come suoi bracci operativi di acquisto. 

La Banca centrale spagnola detiene una parte dei 500 milioni di controvalore di un private placement operato dal gigante petrolifero iberico Repsol lo scorso 1 luglio e parte dei 200 che componevano un private placement della utility energetica Iberdrola dello scorso 10 giugno, guarda caso due giorni dopo che il programma di acquisto di corporate bond era iniziato.

Entrambi gli accordi sono stati gestiti da Morgan Stanley e per ora sono stati i soli private placement operati da quando la Bce ha cominciato con gli acquisti che hanno visto tra gli acquirenti le Banche centrali nazionali: interpellati al riguardo dal Wall Street Journal, a Morgan Stanley hanno preferito non commentare. Insomma, la Bce è solo un nuovo cliente: ma molto grosso. 

Tanto che le banche si stanno lanciando nel business, visto che nelle scorse settimane Credit Suisse ha operato un reshuffle della sua copertura di vendita di Banche centrali nazionali, quando il suo trading desk ha capito che stava facendo troppo poco business con l’unico, vero compratore che ci sia sul mercato.

Il grafico a fondo pagina ci mostra la dinamica in atto: avere l’investment grade che permette di essere acquistati dalla Bce ormai è il Rubicone tra vita e morte per le aziende europee, visto che chi è eligibile performa molto meglio di chi non lo è.

Come nello spot, ti piace vincere facile, tanto più che molte aziende sono divise dal livello “spazzatura” solo da un notch.

E questo vale anche per le aziende extra-europee con filiali nell’Ue. 

Ormai il mercato vive una sorta di indovinello perenne, perché la Bce sanno cosa comprerà, ma non quanto e questo innesca un quadro di instabilità che manda gli spreads in alto e in basso. Basta che la Bce dica che compra un asset class e immediatamente il tasso di interesse di quei bond collassa: ora, poi, siamo arrivati alla perversione dei private placement di debito, di fatto organizzati soltanto per la Bce.

Insomma, il Qe doveva incrementare prestiti e investimenti, invece sta solo uccidendo i piani pensionistici, gonfiando contemporaneamente bolle obbligazionarie.

E fino a quando le aziende non faranno default, la Bce può semplicemente tenere quel debito fino a maturazione, come sta facendo la Fed. Peccato che così facendo, la bolla continuerà a gonfiarsi. 

Insomma, state allegri: il Qe non farà nulla per inflazione e riattivazione del meccanismo di trasmissione del credito ma consentirà a Bayer di scalare Monsanto anche con soldi vostri. È il capitalismo all’europea, bellezza!

Fonte: qui