L‘ISIS RIMPATRIA I SUOI FOREIGN FIGHTERS NEI PAESI D’ORIGINE

I MILIZIANI DEL CALIFFO SI NASCONDONO SUI BARCONI CON PASSAPORTI FALSI. ARRIVANO SULLE COSTE ITALIANE E POI SI DISPERDONO IN EUROPA

L’ESERCITO STATUNITENSE HA EFFETTUATO IL SUO PRIMO ATTACCO CON DRONE CONTRO I MILITANTI DI AL QAEDA CHE SI TROVANO IN AFRICA

Cristiana Mangani e Antonio Pollio Salimbeni per il Messaggero

È una battaglia che si combatte su più fronti, quella del terrorismo di ritorno dagli scenari di guerra. E se ieri Frontex, attraverso il suo direttore Maurice Leggeri, ha ribadito l’enorme rischio infiltrazioni sui barconi dei disperati, la stessa indicazione era arrivata nei giorni scorsi dal ministro Marco Minniti.

Aumentano le segnalazioni di possibili seguaci del Califfo, a cominciare da quella di qualche settimana fa dell’Interpol che indicava la presenza di una cinquantina di tunisini, ex combattenti dell’Isis, approdati sulle coste italiane, e in alcuni casi ripartiti subito per altri paesi europei. Una indicazione che è stata categoricamente smentita dai nostri 007, ma che rivela il livello di preoccupazione che si respira in tutta la Ue.

L’IDENTIFICAZIONE

I foreign fighters di ritorno, ovvero tutti quei cittadini europei che avevano scelto di andare a combattere sotto la bandiera dell’Isis, stanno ora cercando di rientrare nei luoghi d’origine.

E il sospetto dell’antiterrorismo è che molti scelgano proprio i barconi dei migranti nascondendo la vera cittadinanza con il sistema del doppio passaporto.

Un documento falso da mostrare al momento dell’identificazione negli hot spot italiani, intestato a un cittadino di un qualunque stato africano. Niente che possa destare anche il minimo dubbio sulla provenienza. Solo in un secondo momento, il vero passaporto con la cittadinanza europea, verrà tirato fuori, in modo da potersi muovere sul territorio più liberamente.

GLI ARRESTI

La minaccia, dunque, resta alta, ma anche il contrasto. E in questo la Libia sembra si stia dando molto da fare. Le partenze da quelle coste si sono praticamente azzerate, perché il governo ha recentemente messo in campo una grossa operazione: ha emesso mandati di arresto per più di 200 persone, sia libici sia stranieri, sospettati di essere coinvolti nel traffico di esseri umani. La conferma è arrivata dall’ufficio del procuratore generale di Tripoli, Saddiq Al-Sour, che ha parlato di 205 provvedimenti firmati.

Tra questi, anche membri dei servizi di sicurezza, capi dei campi di detenzione per migranti e funzionari delle ambasciate dei Paesi africani che hanno sede in Libia. Nello stesso tempo, l’esercito statunitense ha effettuato il suo primo attacco con drone contro i militanti di al Qaeda che si trovano nel sud del paese. Un’operazione gestita nel sud-ovest, dove convivono al Qaeda ed altri gruppi estremisti che agiscono nella regione del Sahel del Niger, del Ciad, del Mali e dell’Algeria.

Non meraviglia, quindi, lo scenario rappresentato ieri, al Parlamento europeo da Frontex. Il direttore Fabrice Leggeri ha sottolineato che non ci si aspetta un aumento degli arrivi di migranti dalla Libia verso l’Italia, «almeno per il momento». E ha ribadito che i barconi possono essere un modo facile per i terroristi per raggiungere le coste italiane e il resto d’Europa. Dal primo gennaio sono stati intercettati lungo la rotta del Mediterraneo centrale seimila migranti illegali, il 62% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

IL PARADOSSO

Nonostante il calo complessivo aumentano, però, le richieste di asilo. «Un vero e proprio paradosso – chiarisce Leggeri – Stiamo cercando di capire che cosa ci sia dietro, pesano fattori diversi: si tratta di persone che erano già presenti nella Ue, alcune domande di asilo sono state presentate da chi si è spostato da un paese all’altro e poi non tutti i passaggi irregolari alla frontiera sono rilevati».

Per quanto riguarda le altre rotte, nei primi due mesi dell’anno gli arrivi in Grecia lungo la rotta dell’Est Mediterraneo sono stati 3900, +11% rispetto al 2017. Limitati gli afflussi sulla rotta balcanica: 150 migranti a febbraio. Mentre è aumentata sensibilmente la rotta spagnola.

L’anno scorso Frontex ha salvato 38 mila persone in Italia, Grecia e Spagna e con l’operazione Themis dal primo febbraio ha ampliato lo spettro di interventi assistendo il nostro paese nel contrasto dell’attività criminale: traffico di droga nell’Adriatico e terrorismo. «I rischi – sottolinea ancora il direttore – non sono diminuiti e dobbiamo essere certi che non ci siano attraversamenti delle frontiere non intercettati». Voli di ricognizione hanno rilevato flussi di migranti fantasma via mare da Algeria e Tunisia, che pongono «preoccupazioni per la sicurezza interna».

E nei prossimi anni aumenteranno i passaggi regolari e le autorità dovranno essere molto attente nel controllo «focalizzandosi sugli individui ad alto rischio» e sul controllo dei documenti. Nel 2017 sono stati intercettate 6725 persone con documenti contraffatti, nel 2016 erano state 7042.

I RIMPATRI

Mentre il numero dei rimpatri di europei (cittadini non Ue) e del continente americano è uguale al 2016, continuano a calare i ritorni in Africa e Asia. L’anno scorso ci sono state quasi 280 mila decisioni di rimpatrio (25 mila meno del 2016) e 436 mila persone sono state individuate come illegalmente presenti nella Ue, 55 mila meno del 2016. Tutto questo mentre Francia e Germania, che hanno riattivato i controlli alle frontiere interne Schengen ormai da due anni, si starebbero preparando a notificare un’ulteriore proroga a Bruxelles, in vista della scadenza di maggio.

Fonte: qui

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