Privacy Policy L’ITALIA RISOLVE IL PROBLEMA IMMIGRATI NELL’UNICO MODO CHE CONOSCE: PAGANDO! | 9 Dicembre Forconi
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L’ITALIA RISOLVE IL PROBLEMA IMMIGRATI NELL’UNICO MODO CHE CONOSCE: PAGANDO!

UN’INCHIESTA DELL’ASSOCIATED PRESS SPIEGA COME MAI SI È INTERROTTO IL FLUSSO DEI MIGRANTI IN ESTATE: L’ITALIA PAGA LE AUTORITÀ LIBICHE, CHE GIRANO I SOLDI AGLI SCAFISTI

IL GOVERNO NEGA, O QUASI: ‘GLI AIUTI VANNO ALLE MUNICIPALITÀ LIBICHE’. CERTO, MICA MINNITI HA FATTO UN BONIFICO AI TRAFFICANTI DI ESSERI UMANI. MA LA SOSTANZA È QUELLA

È LA STESSA POLITICA ADOTTATA DALLA MERKEL CON ERDOGAN: PAGA E TI SARÀ TOLTO

L’INCHIESTA DELL’AP: L’ITALIA FINANZIA I LIBICI, LORO PAGANO I TRAFFICANTI

www.washingtonpost.com

CROLLANO GLI SBARCHI PROVENIENTI DALLA LIBIA

Francesco Grignetti per ‘La Stampa

MARCO MINNITIMARCO MINNITI

I numeri, innanzitutto: da agosto c’ è stato un crollo verticale di sbarchi di migranti, ridotti dell’ 85% rispetto a un anno fa. Nel 2016 arrivarono dalla Libia in 21 mila, quest’ anno in 3.800. La rotta del Mediterraneo centrale sembra davvero chiudersi. Controprova: l’ Organizzazione internazionale delle Migrazioni ha dichiarato che nei primi venti giorni del mese non risulta «nessun migrante morto in mare lungo la rotta del Mediterraneo».
Sono crollate le partenze. Secondo un reportage dell’ Associated Press, però, il calo negli sbarchi «è in larga parte dovuto agli accordi stretti con due potenti gang di trafficanti di Sabratha, il più grande punto di partenza dei migranti». Sostiene Ap che queste milizie sarebbero pagate da Tripoli, che gli gira i soldi provenienti dal governo italiano. È vero – è stato chiesto ieri a Bruxelles alla portavoce della Commissione – che gli italiani pagano gli scafisti, direttamente o tramite il governo di al-Sarraj per fermare i migranti?

GENTILONI MINNITIGENTILONI MINNITI

 «Suggerisco – ha risposto – di chiedere alle autorità italiane. Quando si tratta di fondi europei, sono soggetti a controlli molto stretti, con destinazione molto chiara. Noi continuiamo a seguire le regole, come facciamo sempre».

Ma Roma smentisce seccamente. «L’ Italia non tratta con i trafficanti», affermano fonti della Farnesina. «Gli aiuti vanno alle municipalità libiche», dicono al ministero dell’ Interno.

L’ITALIA NEGA ACCORDI CON I TRAFFICANTI DI MIGRANTI

Laurence Figà-Talamanca per l’ANSA

“Il governo italiano non tratta con i trafficanti”. E’ secca la smentita della Farnesina all’inchiesta dell’Associated Press secondo cui l’Italia ha sostenuto un accordo tra il governo libico di Fayez al Sarraj, riconosciuto dalla comunità internazionale, e “alcune milizie precedentemente implicate nella tratta” di migranti per impedire la partenza dei barconi verso le coste italiane.

MIGRANTI SOCCORSI 9MIGRANTI SOCCORSI

Un’intesa che, sostengono le fonti dell’AP, funzionari e 007 italiani avrebbero discusso “direttamente” con i capi delle due principali milizie di Sabrata, a ovest della Libia, la principale base di partenza dei migranti, “soprattutto africani”. “Non c’è nessun accordo tra i trafficanti e il governo italiano”, affermano le fonti della Farnesina all’ANSA.

Dopo la fuga in avanti pre-estiva della Francia e la visita in Libia del britannico Boris Johnson, nel tentativo di coinvolgere anche l’uomo forte della Cirenaica, il generale Khalifa Haftar, l’Italia ha riguadagnato centralità nello scenario libico, centralità riconosciuta anche dal vertice di Parigi di lunedì scorso, ma in grado di rompere alcuni equilibri e frenare alcune ambizioni anche di Paesi alleati.

Secondo l’inchiesta dell’AP, il drastico calo degli sbarchi in Italia ad agosto (l’86% in meno rispetto ad agosto 2016) è dovuto in parte alla guardia costiera libica, che ha cominciato a bloccare i migranti grazie all’aiuto tecnico dell’Italia. Ma è “in gran parte” dovuto “anche a un accordo con le due più potenti milizie della città di Sabrata”. Una delle due è la milizia ‘Al-Ammu’, o Brigata del martire Anas al-Dabashi, l’altra è la Brigata 48.

migranti morti su un gommone vicino alle coste libiche 6MIGRANTI MORTI SU UN GOMMONE VICINO ALLE COSTE LIBICHE

Entrambe guidate da due fratelli della famiglia al-Dabashi, definiti dalle fonti di AP “i re del traffico” di esseri umani, che avrebbero smesso il loro “commercio” in cambio di aiuti. Secondo il portavoce di Al-Ammu, Bashir Ibrahim, “un mese fa le due forze hanno raggiunto un accordo ‘verbale’ con il governo italiano e quello di Sarraj per combattere il traffico“. E dopo l’accordo “le milizie hanno impedito alle barche di migranti di lasciare le coste libiche vicino a Sabrata. In cambio, hanno ricevuto equipaggiamenti, navi e stipendi“. Una sorta di “tregua”, l’ha definita Ibrahim.

Ma, ha anche ammonito, se dovesse venir meno “il sostegno alla brigata di al-Dabashi” il traffico “ricomincerà”. Ibrahim ha tuttavia precisato all’AP che la sua milizia fa capo al ministero della Difesa del governo Sarraj, mentre la Brigata 48 al ministero dell’Interno. Circostanza non confermata ufficialmente da Tripoli. Ma se lo fosse – sottolinea la stessa Associated Press – “l’integrazione ufficiale delle due milizie nelle forze di sicurezza di Sarraj permetterebbe all’Italia di lavorare direttamente con queste forze, non più considerate milizie o trafficanti, ma parte del governo riconosciuto“.

Di “accordo diretto” parla all’AP anche Abdel-Salam Helal Mohammed, direttore generale del dipartimento del ministero dell’Interno libico per la lotta alla migrazione illegale: “Diverse settimane fa, gli italiani hanno incontrato alcuni membri della milizia Al-Ammu a Sabrata e hanno raggiunto un accordo per fermare i trafficanti“. “Da dieci giorni – ha aggiunto – non ci sono più traffici” di migranti. Attivisti per i diritti umani di Sabrata criticano invece l’Italia: “Quello che stanno facendo gli italiani è molto sbagliato – ha detto Gamal al-Gharabili, capo dell’Associazione Peace, Care and Relief -. Stanno rafforzando il potere delle milizie”.

Fonte: qui

LIBIA – SONO 700 MILA I MIGRANTI BLOCCATI NEL PAESE. LA GUARDIA COSTIERA DI TRIPOLI HA BLOCCATO IN MARE 14.500 PERSONE IN TRE MESI E LI HA RIPORTATI INDIETRO

UNA VOLTA SULLA RIVA VENGONO CHIUSI IN CAMPI PERMANENTI

PRIMA DI ARRIVARE SULLE COSTE AVEVANO ATTRAVERSANO MILLE CHILOMETRI DI DESERTO

Lorenzo Cremonesi per il Corriere della Sera

MIGRANTI IN LIBIA1MIGRANTI IN LIBIA

Un gigantesco imbuto: questo sta diventando la Libia per i migranti in arrivo dall’Africa. Lo confermano i numeri sempre più risicati degli sbarchi in Italia, ne parlano le autorità di Tripoli, i media locali, i responsabili della guardia costiera che fa capo al governo di Fayez Sarraj. Ora imperativo è cercare di capire cosa avverrà dei respinti e di chi invece non riesce a partire.

MIGRANTI IN LIBIA2MIGRANTI IN LIBIA2

Tra loro chi è stato catturato e riportato sulla costa con le motovedette, comprese le quattro consegnate dall’Italia in giugno alla Guardia costiera libica. «Sono oltre 14.500 in tre mesi. Li abbiamo presi durante i nostri pattugliamenti notturni entro le dodici miglia delle acque territoriali. La grande maggioranza al largo dei porti di Sabratha, Zawia e Zuwara», spiega Massud Abdel Samat, ufficiale chiave tra gli operativi dei guardia coste di Tripoli. «Noi li prendiamo. Li consegniamo alla polizia che dalle spiagge li porta in una decina di campi di transito per il riconoscimento, poi vengono trasferiti in campi permanenti», precisa.

MIGRANTI IN LIBIA CAMPIMIGRANTI IN LIBIA CAMPI

A loro si aggiungono le decine di migliaia in attesa da mesi a ridosso delle spiagge della Libia occidentale nel tentativo di racimolare circa 1.000 euro a testa necessari a pagare gli scafisti. E qui sta la grande incognita: quanti sono veramente? «La cifra esatta resta un rebus», dicono al ministero degli Interni.

Un mese e mezzo fa all’ufficio stampa di Tripoli che si occupa della gestione dei campi profughi ci avevano dato alcuni dati parziali per una decina di siti che si aggirava sulle 100 mila persone, per lo più uomini giovani provenienti da Ciad, Sudan, Niger, Nigeria, Mali, Eritrea. Ma il dato è incompleto. Per esempio non comprende la zona di Misurata e neppure Garabulli.

GUARDIA COSTIERA LIBIA 1GUARDIA COSTIERA LIBIA

Anche il quadro della regione di Sabratha, vero cuore pulsante del traffico e delle grandi bande criminali, resta complicato. Ci sono inoltre le lunghe colonne di disperati in marcia dai confini meridionali. Circa 1.000 chilometri di deserto che vengono percorsi in periodi che variano in media dalle tre settimane al mese. I servizi d’informazione e i circoli diplomatici occidentali due mesi fa parlavano di «circa un milione di migranti» presenti nel Paese. Adesso pare che la cifra sia scesa a 6-700 mila. Alcuni cercano di tornare ai luoghi di origine. Ma sono pochissimi. La grande maggioranza è bloccata.

MIGRANTI IN LIBIA CAMPI1MIGRANTI IN LIBIA CAMPI

La novità rilevante sono però gli accordi e le intese raggiunte negli ultimi mesi tra il governo italiano, con il ruolo centrale del ministro degli Interni Marco Minniti, e quattordici tra sindaci e leader locali distribuiti lungo le rotte migratorie in Libia. Gli ultimi colloqui diretti a Roma e Tripoli hanno visto personaggi influenti quali i sindaci di Sabratha, Zuwara, Bani Walid, Sebha, Ghat. Si tratta di località fondamentali, sia sulla costa ma soprattutto nel cuore del deserto del Fezzan, dove lo stesso governo di Tripoli ha pochissima, se non nessuna, influenza.

GUARDIA COSTIERA LIBIAGUARDIA COSTIERA LIBIA

«Il fatto nuovo è che sulla costa arriva molta meno gente. Il deterrente funziona. E’ un grande successo: la Libia non è più appetibile come trampolino di partenza per l’Italia. Stiamo rilevando che la migrazione viene ora fermata già nel deserto. Il lavoro dunque si fa per mare. Ma anche tanto su terra», ci dice ancora Abdel Samat.

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Nell’entroterra e sulle spiagge nuove unità armate (la stampa parla per esempio della «Brigata 48» a Sabratha) oggi danno la caccia ai barconi pronti a partire. Una situazione che ha come conseguenza diretta la diminuzione degli scontri a fuoco tra scafisti e motovedette libiche. L’ultimo pare sia avvenuto al largo di Sabratha ai primi di luglio. Oggi tuttavia la marina di Tripoli chiede ancora all’Italia mitragliatrici pesanti modello Breda da montare sulle motovedette.

Una richiesta che però contraddice le risoluzioni Onu che vietano di inviare armi in Libia.

Fonte: qui