Privacy Policy L’ultimatum di Lavrov | 9 Dicembre Forconi
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L’ultimatum di Lavrov

Erdogan si accanisce sulle Forze Armate turche per invadere la Siria?

Erdogan vuole muoversi in Siria più che mai, ma il suo esercito già combatte una guerra civile nel sud-est curdo della Turchia

Il 3 febbraio, l’esercito siriano ed alleati hanno inferto un duro colpo strategico ad Ankara quando hanno tagliato le linee tra Aleppo e il valico di frontiera di Bab al-Salamah, verso la provincia turca di Kilis. Mantenere aperta questa strada per Aleppo era di vitale importanza per il presidente Recep Tayyip Erdogan e il primo ministro Ahmet Davutoglu che, desiderosi di rovesciare il regime di Damasco dal 2011, hanno utilizzato tutti i mezzi a disposizione, meno inviare truppe in Siria.

La rotta era cruciale per la Turchia per due ragioni collegate. In primo luogo, combattenti, armi, munizioni e rifornimenti che fluivano su questa strada per Aleppo hanno permesso ai ribelli di sostenere la loro presenza militare nella città più popolosa della Siria e, pertanto, conservarne le ambizioni politiche nel conflitto. Con la strada tagliata, il Governo siriano assediato ad Aleppo avrà modo di sconfiggere le forze di opposizione.

In secondo luogo, il territorio che l’opposizione occupa sul campo di battaglia e per qualsiasi processo per una soluzione politica, grazie alla presenza ad Aleppo, dava ad Ankara un punto d’appoggio in Siria, nonostante l’aspirazione a rovesciare il regime. Così, con la caduta di Aleppo, Ankara si troverà spiazzata sul processo siriano.

Quindi, la domanda ora è: cosa farà Erdogan per conservarsi il punto d’appoggio in Siria dopo la sconfitta strategica ad Aleppo?

Riuscirà ammettere la sconfitta o userà l’ultima risorsa, in altre parole inviare truppe turche in Siria?

Il giorno dopo che la strada per Aleppo è stata tagliata, il portavoce del Ministero della Difesa russo Igor Konashenkov ha sostenuto che la Turchia stava “attivamente preparando l’invasione militare” della Siria, aggiungendo: “Rileviamo sempre più segnali sulle forze armate turche impegnate nei preparativi per operazioni segrete dirette in Siria“.

Parlando alla conferenza stampa durante la visita in Senegal, il giorno dopo, Erdogan rispose, “Questo atteggiamento della Russia è qualcosa che saluto sorridendo. La Russia deve prima rispondere per le persone che uccide nel territorio siriano“.

Colpire la Russia per motivi morali, un’affermazione con cui Erdogan non ha negato né confermato i presunti preparativi per l’invasione. Alcuna conferma era prevista in ogni caso, ma una smentita categorica era possibile. Invece Erdogan ha espresso, con linguaggio indiretto ma abbastanza chiaro, il desiderio d’inviare forze turche in Siria, sottolineando che l’”errore” del 2003 non va ripetuto.

Si riferiva al rifiuto del Parlamento turco a una mozione del governo che avrebbe autorizzato l’uso delle forze armate USA del territorio turco per invadere l’Iraq, e anche il dispiegamento di truppe turche nel nord dell’Iraq.Non vogliamo ripetere l’errore dell’Iraq in Siria“, ha detto Erdogan. “La situazione in Iraq sarebbe stata diversa (oggi) se… la Turchia era presente in Iraq. La Turchia sarebbe stata sul tavolo se avesse approvato la mozione. Essere lungimiranti è molto importante“.

Riferendosi all’intervento russo in Siria e all’avanzata delle truppe governative, ha aggiunto, “Le cose in Siria possono andare avanti in questo modo solo per un certo periodo, ma non dopo un certo punto. La Turchia deve proteggere i propri punti sensibili.

Implicando che l’intervento militare è l’unico modo rimastogli per avere voce in capitolo sul futuro della Siria, Erdogan infatti ammette che la sua politica in Siria è fallita. Il vero significato delle sue parole è che la Turchia non avrà alcun posto al tavolo dei negoziati siriani, a meno che non invii forze di terra in Siria per una guerra da durata e conseguenze imprevedibili.

Dato che l’esercito turco non può andare in Siria per togliere Aleppo al regime e consegnarla ai jihadisti, la legittimazione dell’intervento unilaterale potrebbe basarsi sul pretesto di combattere lo Stato islamico (IS).

In tal caso, il territorio siriano da invadere è la zona di confine controllata dallo SI che si estende per circa 90 chilometri da Jarablus ad ovest della linea Harjalah-Maria. Potrebbe tranquillamente occupare alcuni territori adiacenti in profondità della Siria, che sarebbero occupati per assicurare il controllo della zona. E’ ovvio, tuttavia, che il vero obiettivo di tale intervento non sarebbe lo SI ma il Partito dell’Unione Democratica curdo-siriano (PYD) e il suo braccio armato, le Unità di Protezione Popolare (YPG), per Ankara un ramo del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) e pertanto una minaccia.

A giudicare dall’atteggiamento avuto finora, gli Stati Uniti quasi certamente si opporranno a qualsiasi azione turca volta in operazione contro le YPG, loro alleate locali più affidabili contro lo SI. Erdogan ora chiede agli Stati Uniti di scegliere tra Turchia e PYD/YPG, che bolla come terroristi.

Tali appelli tuttavia, non hanno senso nel contesto siriano perché i militari turchi, come forza straniera, non saranno l’alternativa al PYD, la forza locale in lotta con lo SI. Appoggiare la Turchia, d’altra parte, sarebbe la tacita approvazione dell’invasione anche delle regioni curde. Quindi, un’invasione turca è destinata ad inserire un cuneo tra Ankara e gli alleati occidentali, che si opporrebbero a tale mossa. Inoltre, le risposte dirette e indirette che le truppe turche affronterebbero da curdi, Governo di Damasco, Russia, Iran e anche SI sono molto suscettibili di andare ben oltre le “obiezioni” di natura militare. Ankara potrebbe eventualmente trovarsi a combattere più di un nemico contemporaneamente.

L’adesione alla NATO della Turchia non può servire da deterrente in questa guerra, perché la Siria non fa parte della zona difesa dall’Alleanza occidentale. L’attivazione degli articoli 4 e 5 della NATO sulla difesa collettiva è fuori questione per le truppe turche attaccate in Siria.

Quindi, tutto ciò si riduce a se le forze armate turche (TSK) resisteranno abbastanza alla volontà di Erdogan di trascinare la Turchia in guerra. La risposta definitiva resta da vedere, ma tutte le indicazioni finora suggeriscono un esercito riluttante a partecipare a un intervento militare fin dall’inizio del conflitto siriano.

Gli ultimi rapporti indicano che la leadership militare è decisa su ciò. La prima pagina di Hurriyet del 10 febbraio presentava l’esitazione dei militari all’intervento, riferendosi ad un “alto funzionario”, distinguibile in un ufficiale dei militari. “Lo Stato Maggiore ha due importanti decisioni in merito al dispiegamento militare della comunità internazionale in Siria. In primo luogo gli Stati Uniti sanno che non può passare una risoluzione (delle Nazioni Unite) a causa del comportamento della Russia, e quindi non faranno alcun preparativo in tal senso. In secondo luogo, le TSK non hanno intenzione di mettere piede in Siria senza una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite“, dice l’articolo.

Con il tempo Erdogan s’è dimostrato un capo che di tanto in tanto fa un passo indietro, ma tende a non compromettersi, sempre nella riproduzione di un gioco a somma zero. In risposta a una qualsiasi perdita di potere, ricorre istintivamente ad usare altro potere. Il suo senso di grandezza e il culto della personalità che ha costruito intorno a sé hanno solo rafforzato tale politico.

Essendo con le spalle al muro in Siria, Erdogan vuole ancora una volta usare la forza per liberarsi. E l’unica forza che ha a disposizione sono le TSK, che sembrano riluttanti a farsi sfruttare per tal fine.

In breve, la resistenza delle TSK ad Erdogan è l’unico pilastro che la Turchia ha attualmente per evitare un’avventura destinata a trascinarla nella catastrofe.

 

Kadri Gursel, al-Monitor Russia Insider052313Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora