Privacy Policy Migranti, Austria minaccia esercito al Brennero. Francia e Spagna: no agli sbarchi nei nostri porti | 9 Dicembre Forconi
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Migranti, Austria minaccia esercito al Brennero. Francia e Spagna: no agli sbarchi nei nostri porti

Lo sbarco in altri porti europei nodo a Tallin.

Onu: nessun calo in vista dei flussi da Libia

Ansa Tensione in Europa sui migranti, con i governi di Francia e Spagna contrari all’idea di permettere lo sbarco delle persone soccorse nel Mediterraneo centrale nei loro porti e l’Austria che minaccia di schierare l’esercito al Brennero se “l’afflusso di migranti dall’Italia non diminuirà”. Il ministro della Difesa austriaco Hans Peter Doskozil ha annunciato chemolto presto saranno attivati controlli alle frontiere e ci sarà bisogno di un dispiegamento dell’esercito  fino a 750 uomini – indispensabile se l’afflusso di migranti dall’Italia non diminuisce“.

Il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker, alla seduta plenaria del Parlamento europeo, ha sottolineato che con quanto la Commissione europea delibererà oggi in materia di migrazioni “dimostreremo con i fatti che vogliamo rimanere solidali, soprattutto con l’Italia che dimostra un atteggiamento eroico. La solidarietà è d’obbligo”. Oggi è in programma una riunione del collegio dei commissari dove si parlerà appunto di gestione delle migrazioni, in vista dell’incontro informale dei ministri dell’Interno Ue di domani a Tallin.

Lo stesso Juncker ha avuto uno scontro con il presidente del Parlamento europeo Tajani, a causa delle poche presenze in aula di europarlamentari. “Siete ridicoli”, ha attaccato Juncker, subito ripreso da Tajani. “Moderi i termini – l’ha interrotto – è la Commissione sotto il controllo del Parlamento non il contrario”.

“Il fatto che c’è solo una trentina di deputati presenti dimostra che il Parlamento europeo non è serio. Se ci fossero stati Angela Merkel o Macron e non un piccolo Paese come Malta non sarebbe stato così. Non parteciperò più a riunioni di questo tipo”, ha detto ancora Juncker prima di interrompere bruscamente il suo intervento con un brevissimo ringraziamento al premier maltese Joseph Muscat per il suo lavoro durante la presidenza di turno del Consiglio. Tajani l’ha ripreso per una seconda volta. Poi il dibattito è proseguito con gli interventi degli eurodeputati.

Oim, 101.000 arrivi via mare in Europa, 2.247 morti  – Il numero di migranti e rifugiati giunti in Europa via mare dall’inizio dell’anno ha superato la soglia dei 100 mila, come ha riferito l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim). Dall’inizio del 2017 al 3 luglio scorso, un totale di 101.210 migranti e rifugiati ha attraversato il Mediterraneo, quasi l’85% è giunto in Italia (85.183), mentre il resto degli arrivi è suddiviso tra Grecia (9.290), Cipro (273) e Spagna (6.464).

L’Oim stima a 2.247 il numero di persone morte in mare nello stesso periodo.

Avramopoulos,’priorità ridurre flusso Italia’  – “La nostra priorità è lavorare a monte per ridurre il flusso di migranti verso l’Italia ed evitare tragedie nel Mediterraneo”: lo dice il commissario europeo Dimitris Avramopoulos in un’intervista al quotidiano francese Le Figaro in edicola il 4 luglio. “Oggi l’Italia – dice Avramopoulos – si trova in una situazione delicata e noi la aiuteremo. E’ quello che già facciamo politicamente, finanziariamente, materialmente. Abbiamo ottenuto risultati, ma dobbiamo raddoppiare gli sforzi per ridurre significativamente il flusso”.
Sui migranti “la Francia si è mostrata molto responsabile fin dall’inizio, ed è anche sotto pressione, in particolare a Calais. Ma può impegnarsi di più”: così il commissario Ue rispondendo alla domanda se la Francia deve aprire i propri porti. “La situazione è insostenibile – ha detto – urgono risposte”. Per i contributi al fondo per l’Africa, ha poi aggiunto, Roma ha sbloccato 4 milioni di euro, la Germania 50 milioni e la Francia solo 3. E’ una cifra troppo bassa”.

Sbarco in altri porti Ue nodo a Tallin – Il nodo più difficile da sciogliere all’incontro informale dei ministri dell’Interno Ue a Tallin – secondo quanto si apprende da varie fonti a Bruxelles – sarà l‘ipotesi di far sbarcare i migranti soccorsi in porti di altri Paesi Ue. Difficoltà si registrano anche sulla questione delle risorse per il Fondo fiduciario d’emergenza dell’Unione europea per la stabilità e la lotta contro le cause profonde della migrazione, al quale per il momento, gli Stati membri hanno versato solo 89 milioni di euro.

Migranti: Macron, non confondere rifugiati ed economici – Per affrontare le crisi migratorie “bisogna condurre in maniera coordinata in Europa un’azione efficace e umana che ci permetta di accogliere i rifugiati politici che corrono un rischio reale perché fa parte dei nostri valori, senza confonderli con i migranti economici e senza abbandonare l’indispensabile mantenimento delle nostre frontiere”. Lo ha detto il presidente Emmanuel Macron durante il discorso pronunciato davanti al Congresso.

Onu, nessun calo in vista dei flussi da Libia  – L’Onu non prevede un calo del flusso misto di migranti e rifugiati che giungono in Europa via mare: “le indicazioni di cui disponiamo non denotano un rallentamento degli arrivi in Libia, il che significa che un più ampio numero di persone potrebbe continuare a provare di lasciare il paese tramite la rotta del Mediterraneo centrale“. Lo ha detto l’inviato speciale dell’Unhcr per il Mediterraneo centrale, Vincent Cochetel, ricordando che dall’inizio dell’anno 84.830 migranti e rifugiati sono giunti in Italia via mare con un aumento del 19% rispetto all’anno scorso.

Intesa al prevertice di Parigi – L’accordo anticipa di pochi giorni il summit di Tallin, l’Italia incassa la “piena intesa”, di Francia e Germania sulla questione migranti. Primo esito tangibile dell’incontro voluto dal ministro dell’Interno Marco Minniti con i colleghi tedesco e francese, Thomas de Maziére e Gerard Colomb, e con il commissario europeo per gli Affari interni Dimitri Avramopoulos, un documento su più punti che si sta mettendo a punto e che l’Italia presenterà giovedì in Estonia all’incontro dei ministri degli Interni di tutti e 28 i paesi Ue.

“L’iniziativa italiana ha prodotto dei primi risultati – ha detto Gentiloni – e mi auguro che generino effetti concreti. L’Italia intera – ha aggiunto – è mobilitata per far fronte ai flussi e chiede una condivisione Ue che è necessaria se si vuole tener fede alla propria storia e ai propri principi. E’ necessaria per l’Italia per evitare che i flussi diventino insostenibili alimentando reazioni ostili nel nostro tessuto sociale”.

Al vertice di Parigi  è stata espressa una forte solidarietà all’Italia che fa fronte ad un numero crescente di arrivi”. Francia e Germania hanno assicurato inoltre “il loro impegno per accrescere i loro sforzi in tema di relocation”.

Il testo, che ha l’appoggio di Parigi e Berlino, vede tra i punti qualificanti la regolamentazione delle azioni e dei finanziamenti delle Ong e più fondi per consentire alla Libia il controllo delle coste. Sul primo capitolo si innesta la necessità di dare un ruolo più forte di coordinamento alla Guardia costiera. E altro tema centrale è quello relativo alla ricollocazione dei migranti. Non sarà facile imporre una linea in un’Europa con paesi refrattari, finora, a una collaborazione fattiva, che chiedono – Francia compresa – di distinguere bene tra migranti economici e rifugiati, visto che solo questi ultimi hanno realmente diritto a una protezione. Ma con l’incontro a Parigi è stato fatto un passo avanti e messo qualche punto fermo.

I punti dell’intesa –  Un codice di condotta per le Ong, sostegno anche economico alla Guardia costiera libica per monitoraggio coste, aiuti all’Oim e all’Unhcr affinché i centri in Libia rispondano agli standard internazionali per condizioni di vita e di diritti umani. Rafforzata anche la strategia europea sui rimpatri, incrementare i tassi di riammissione, attuare pienamente lo schema della relocation concordato a livello UE per rafforzare la riallocazione delle persone che necessitano di protezione.

Per consentire rapidi progressi a sostegno dell’Italia, Francia, Germania e Italia ed il Commissario europeo per la Migrazione e gli Affari Interni “chiedono ai loro Partner europei di considerare” i punti d’azione contenuti nell’accordo siglato ieri a Parigi “al prossimo Consiglio dell’Unione Europea Informale di Tallin”.


P.S. Cosa prevede il Trattato di Dublino e perché l’Italia lo vuole cambiare

AP In fuga. Profughi siriani mentre varcano il confine tra Serbia e Ungheria
Pubblicato il 06/09/2015

1 Cos’è e quando è stato firmato il trattato di Dublino?

«È il regolamento dell’Unione europea che stabilisce criteri e meccanismi per l’esame, e l’eventuale approvazione, di una domanda di protezione internazionale presentata da un cittadino di un Paese terzo. Nasce dalle ceneri della Convenzione firmata nella capitale irlandese il 15 giugno 1990, ovvero dal primo trattato internazionale multilaterale firmato dagli allora dodici membri della Comunità europea per darsi regole comuni sull’asilo. In vigore nel 1997, è stato sostituito nel 2003 dal regolamento «Dublino II» che l’ha portato nell’ambito delle competenze dell’Ue. Una terza revisione – «Dublino III» – è stata varata nel giugno 2013».

2 Cosa stabilisce per quanto riguarda i richiedenti asilo?

«Il principio chiave è dettato dall’articolo 13. «Quando è accertato (…) che il richiedente ha varcato illegalmente, per via terrestre, marittima o aerea, in provenienza da un Paese terzo, la frontiera di uno Stato membro, lo Stato membro in questione è competente per l’esame della domanda di protezione internazionale». In altre parole, la responsabilità dell’asilo è del Paese di primo sbarco. Ovvero: chi arriva in Italia tocca all’Italia, chi in Spagna alla Spagna e via…»

3 Quali le situazioni che hanno portato alla sigla del trattato?

«Nel preparare i trattati istitutivi della Cee, poi firmati a Roma nel 1957, gli Stati fondatori hanno deciso di tenere per sé una serie di politiche anche rilevanti, fra cui l’Immigrazione. Non una cosa da poco, se si pensa che solo nei primi quindici anni del secondo dopoguerra il Belgio accolse circa 200 mila italiani. Quando si arriva alla vigila del mercato unico, si pone l’esigenza di regolare l’asilo. Si tratta di evitare il turismo delle richieste, dunque stabilire che ogni straniero possa chiedere il permesso in un solo Paese. In caso di rifiuto, deve avere una seconda opportunità. È allora che si stabilisce il principio del primo approdo».

4 Fu una decisione difficile? E quali Paesi spinsero di più per arrivare all’intesa?

«Fu una decisione necessaria. Venticinque anni fa furono soprattutto i tedeschi, freschi di riunificazione ed esposti agli effetti della caduta della Cortina di Ferro, a spingere per regole precise. Oltretutto, dal gennaio 1993, nella Comunità europea s’iniziava la libera circolazione dei cittadini. La repubblica federale era già meta richiestissima, anche se la domanda allora era tutta dall’Est. Per l’Italia, la Convenzione fu un campanello d’allarme. La migrazione era prevalentemente albanese e controllabile. Per il resto si lasciava spesso correre, prassi alla quale «Dublino» costrinse a mettere in parte fine.

5 Cos’è cambiato in questi anni da mettere in discussione il trattato?

«Il contesto mediterraneo, africano e mediorientale. In anni recenti la guerra in Siria, le dittature in Eritrea e nella parte centrale del continente nero, l’instabilità afghana e pachistana, le primavere arabe tradite, hanno gonfiato il flusso dei migranti che, sino a giorni non lontani, erano in prevalenze gente a caccia di un lavoro. La caduta del regime di Gheddafi ha aperto la porta libica. I popoli in fuga hanno cominciato ad arrivare in Italia e Grecia. Più recentemente, soprattutto per l’offensiva dell’Isis in Siria, si è affollata la via balcanica. Il dato è che milioni di persone fanno la fila per cercare la pace nell’Unione».

6 Cos’è che non funziona? Perché è considerato uno strumento superato?

«Anzitutto viene contestato l’obbligo del Paese di primo approdo di gestire tutti gli accessi e accogliere chi arriva, sia l’Italia, la Grecia o l’Ungheria, alfieri europei più esposti agli sbarchi e desiderosi di maggiore solidarietà. In seconda battuta, lo stesso precetto impedisce di diritto la possibilità di arrivare a un meccanismo di emergenza che conduca alla redistribuzione obbligatoria di parte dei rifugiati nei momenti di maggiore crisi, ipotesi suggerita da Francia e Germania. Berlino continua a ripetere che «Dublino» è in vigore e la ripartizione obbligatoria verrebbe a valle della sua applicazione. L’Italia ne chiede la revisione: un trattato vecchio, si fa notare, per un mondo cambiato».

Fonte: qui

Trattato di Dublino 3 chi lo ha firmato in Italia? Cosa prevede?

Cos’è il Trattato di Dublino? Ecco chi l’ha firmato, cosa prevede per gli immigrati e i rifugiati la III Convenzione sui migranti che divide Italia e Europa

Trattato di Dublino 3 chi lo ha firmato in Italia? Cosa prevede?

Cosa dice il Trattato di Dublino e soprattutto che cos’è? La norma internazionale che ha innescato le polemiche politiche degli ultimi mesi tra l’Italia e il resto d’Europa continua ad essere al centro dell’attenzione in uno scenario mondiale in cui l’emergenza immigrati continua a preoccupare il Vecchio Continente sia per le risorse da attuare per il contenimento ma soprattutto per il giro di vite che sono andate perse negli ultimi anni.

Ecco la storia del Trattato di Dublino, com’è nato, come si è evoluto, cosa prevede, chi sono i firmatari in Italia e come s’intende superarlo.

 

Trattato di Dublino cos’è?

Gli accordi di Dublino, in origine Convenzione di Dublino, è un regolamento internazionale nato più di vent’anni fa, nel 1990. Con l’incremento dei flussi migratori negli anni Novanta l’Unione Europea cercava i primi metodi per far fronte a quella che negli anni Duemila è diventata una vera e propria emergenza, dagli Immigrati in Italia 2015 ai flussi che tutti i paesi europei stanno affrontando in questi ultimi mesi con molteplici difficoltà.

La vera e propria finalità del Trattato di Dublino è quella regolamentare le istanze per i rifugiati politici e di guerra, facendo in modo che un immigrato non possa presentare più di una domanda di asilo politico. Tuttavia la struttura dell’accordo ha fatto si che il primo paese ospitante è quello che prende in carico l’istanza, creando una notevole disparità tra i paesi che sono più facilmente raggiungibili rispetto ad altri, come ad esempio l’Italia, l’Ungheria, la Grecia, la Spagna e il Portogallo.

Questa situazione ha dato vita ad un problema politico dalla grandezza nazionale (dati gli scontri in Italia), europeo (date le differenze di pensiero in Europa) nonché mondiale data la forte emergenza immigrati di questi ultimi anni.

Ma come nasce e cosa dice il Trattato di Dublino?

Cosa prevede il trattato per il diritto d’asilo in Euoropa?

Che cos’è il Trattato di Dublino? È un trattato internazionale che regola i diritti di asilo politico in Europa e nei paesi che li hanno sottoscritti.

La Convenzione di Dublino: in origine il nome era quest’ultimo. Firmata il 15 giugno del 1990 a Dublino, fu fondata dai primi 12 paesi firmatari quali: Belgio, Danimarca, Francia, Germani, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna e Regno Unito che la videro entrare effettivamente sette anni dopo, 1 settembre 1997. Nello stesso anno anche Austria, Svezia (1 ottobre 1997) e Finlandia (1 gennaio 1998) adottarono il trattato. Con questo primo accordo l’Europa cercava di fornire la dovuta assistenza ai rifugiati politici creando un regolamento internazionale per le istanze di asilo politico, basato sulla Convenzione di Ginevra del 1951 e sul Protocollo di New York del 1967.

Trattato di Dublino II: è il 2003 e con i cambiamenti dei flussi migratori l’Europa mette mano alla Convenzione di Dublino modificandone alcuni tratti e rinominandola Trattato di Dublino 2. Con quest’ultimo si crea una banca dati a livello europeo dove vengono inserite le impronti digitali di coloro che fanno richiesta di asilo politico nei paesi membri.

Trattato di Dublino 3 immigrazione:

Trattato di Dublino III: è il giugno del 2013 e l’Unione Europea modifica nuovamente alcuni aspetti dell’originaria Convenzione di Dublino dando vita ed approvando il

Trattato di Dublino 3.

Data: quest’ultimo entra in vigore il 19 luglio del 2013 investendo tutti gli stati membri ad eccezione della Danimarca.

Che cosa dice? Il Trattato di Dublino regola le domande di asilo politico secondo cui il primo Stato dove un immigrato arriva e fa richiesta di asilo politico e competente sull’istanza stessa.

In breve il riassunto del trattato di Dublino: si tratta di un accordo internazionale che ha il fine di regolare il flusso migratorio grazie alla creazione di una banca dati a livello Europeo di quelle che sono le impronte digitali degli immigrati clandestini che fanno richiesta di asilo politico. Come riportato dal Trattato di Dublino, lo Stato che per primo ospita il cittadino extracomunitario che ha i requisiti per avanzare la richiesta di asilo politico, ne è competente per l’elaborazione della domanda e si prenderà cura di ospitare lo stesso richiedente. Difatti se quest’ultimo si sposta in un altro paese viene rimandato nello Stato in cui è arrivato come immigrato, ovvero quello in cui ha presentato la domanda di asilo politico. Ad esempio, sulla base del Trattato di Dublino III, se un immigrato arriva dall’Africa in Italia dovrà fare obbligatoriamente in quest’ultimo paese la richiesta di asilo politico. Se nel frattempo si sposta in Francia o in Germania, le autorità competenti lo riconsegneranno all’Italia, ovvero al paese che per primo lo ha ospitato. Inoltre la banca dati europea consentirà alle autorità tedesche e francesi di verificare dove è stata fatta la prima domanda.

Migranti e rifugiati politici: quanto regolato dal Trattato di Dublino ha creato una disparità nell’avanzamento delle richiesti di asilo politico e associazioni internazionali come UNHCR, Il Consiglio Europeo per i Rifugiati nonché il Commissario del Consiglio d’Europa hanno criticato la procedura degli accordi di Dublino dato che creano una disparità di diritti per via delle diversità degli Stati ospitanti (sicuramente in Grecia si riceverà un trattamento diverso rispetto l’Italia così come per la Germania, la Francia e tutti gli altri paesi membri).

Immigrati: riceveranno un trattamento diverso sulla base della nazione ospitante e i tempi d’attesa e la loro tutela in ambito di diritti varia dai paesi più ricchi a quelli più poveri, nonché dai paesi che garantiscono una maggior tutela rispetto ad altri.

Un contesto difficile che divide l’intera Europa che sta cercando di superare questo meccanismo.

Chi sono i firmatari in Italia?

Chi ha firmato il Trattato di Dublino? Se gli effetti del Trattato di Dublino hanno creato una rottura in ambito europeo, la stessa frattura si è creata nel precario equilibrio politico italiano dove i diversi partiti politici hanno punti di vista differenti su questo accordo internazionale.

La Lega Nord di Matteo Salvini da sempre incentra la sua politica sugli immigrati e così l’attuale leader del Carroccio ha accusato il Partito Democratico di aver ratificato il Trattato di Dublino III durante il periodo del Governo Letta quando Cécile Kyenge era a capo del Ministero dell’Integrazione.

Angelino Alfano e Annamaria Cancellieri, però, furono effettivamente i ministri che parteciparono all’assemblea del Consiglio dell’Unione Europea del 6 e 7 giugno 2013 quando fu ratificato il Trattato di Dublino 3. All’epoca Angelino Alfano ricopriva le vesti di Ministro dell’Interno mentre Annamaria Cancelleri quelle di Ministro della Giustizia.

In risposta alle accuse di Matteo Salvini sono arrivati i dati della ratifica del Trattato di Dublino II quando l’Esecutivo era nelle mani del Governo Berlusconi.

Roberto Maroni era a capo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali così come altri membri della Lega Nord erano all’interno del Governo che fondamentalmente era tenuto in piedi dall’unione di Berlusconi e Bossi. Infatti Umberto Bossi era Ministro delle Riforme Istituzionali (sostituito il 20 luglio del 2004 da un altro esponente della Lega, Roberto Calderoli) e Roberto Castelli Ministro della Giustizia.

Mentre le polemiche e le accuse rimangono sterili sull’emergenza immigrati, l’Europa continua il suo percorso che dovrebbe portare ad un superamento del Trattato di Dublino.

La sospensione del Trattato di Dublino

Mentre le istituzioni europee cercano un’alternativa agli accordi internazionali di Dublino si sono verificate diverse sospensioni nel corso del 2015, un anno nero per tutte le morti in mare degli immigrati che cercano di raggiungere l’Europa, nonché un anno in cui il Vecchio Continente si è ritrovata a dover fare i conti con l’emergenza immigrati, fortemente incrementati dalla guerra in Siria. Infatti il 24 agosto 2015, dopo scontri politici durati mesi tra i principali leader EU, la Germania ha deciso di sospendere il regolamento di Dublino per quanto riguarda i profughi siriani. Quindi quest’ultimi, che per arrivare in Europa nella maggior parte dei casi passano per l’Ungheria come primo paese, hanno la possibilità di avanzare l’istanza di asilo politico nel suolo tedesco dove lo Stato della Germani si prende cura di elaborare caso per caso (senza più rimandare in Ungheria i profughi siriani come stabilito dal Trattato di Dublino).

Le istituzioni europee stanno ora cercando delle alternativa anche se rimane la rottura tra i diversi paesi della Comunità.

Il Trattato di Dublino 4

Il Trattato di Dublino IV potrebbe essere l’evoluzione di questo accordo internazionale nato nel 1990.

L’emergenza immigrati ha messo a dura prova l’intera Europa e l’Unione Europea, seppur divisa nei modi di agire, sta cercando una via istituzionale per risolvere il problema e placare l’emergenza che nell’ultimo anno ha aumentato il giro di vite perse per i meno fortunati che hanno provato a scappare dalla guerra per arrivare in Europa senza però terminare il loro viaggio.

In uno degli ultimi interventi al Parlamento Europeo Angela Merkel e Francois Hollande hanno evidenziato che è arrivato il momento di superare l’attuale Trattato di Dublino e che le circostanze per farlo richiedono un’Europa più coesa.

Probabilmente potrebbe nasce il IV Regolamento di Dublino oppure la norma potrebbe essere scavalcata da una nuovo accordo internazionale. Saranno le prossime decisioni istituzionali e fare la differenza.

Fonte: qui