Privacy Policy Notizie dal Medio Oriente 11-10-2015 | 9 Dicembre Forconi
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Notizie dal Medio Oriente 11-10-2015

Perché c’è fretta di mandare i nostri Tornado contro l’ISIS

L’Occidente adesso teme che l’invincibile Califfato si sciolga come neve al sole. Almeno è ciò che rivela un titolo del britannico Express: “L’ISIS è così indebolito dagli attacchi aerei russi e dalle diserzioni che può essere distrutto nel giro di ore”.

Forse esagera, il giornale britannico. Forse non sono ore, ma settimane.

Ma questo timore spiega — per esempio — perché il governo italiano si prepara a ordinare ai suoi quattro Tornado, che ha in Iraq da anni nel quadro della coalizione americana e Nato, di cominciare a bombardare le posizioni dell’ISIS in Iraq. Si ha il vago sospetto che questa fretta sia stata incitata da Washington: la “coalizione” deve partecipare alla distruzione dell’ISIS nell’Iraq (sciita, sotto influenza iraniana) prima che cada per mano russa nella Siria, dove la disfatta probabilmente precipiterebbe lo sgretolamento anche del Califfato iracheno? È un’ipotesi.

L’altra ipotesi, non necessariamente opposta alla prima, è che nel progetto di Washington, uno dei motivi per cui ha creato l’ISIS con questi caratteri di ferocia stupida contro i cristiani locali (1) e contro i venerabili monumenti archeologici, era di creare nell’opinione pubblica europea la paura e l’odio che gli israeliani provano verso i musulmani; spingere gli europei ad entrare in quella guerra, coinvolgerli, impantanarceli, fare in modo così che siano sempre più dipendenti dall’ombrello armato della Superpotenza.

Adesso questa parte del programma va’ affrettata… tanto più che negli stessi vertici politici statunitensi di fronte alla figura in Siria, le fratture si acuiscono. McCain con la bava alla bocca, e Brzezinski con razionalità paranoide, urgono Obama a che crei una no-fly zone, dia armi ai jihadisti, contrasti la Russia… cosa che Obama ha risposto che non farà. La divisione è forte anche fra la Cia, che alla formazione ed armamento delle forze jihadiste anti-Assad ha consacrato addirittura il 10 percento del suo bilancio, e il Pentagono che ha fatto il meno possibile. Per non parlare di Donald Trump, il candidato-sorpresa che (certo annusando l’umore dell’opinione pubblica) dice in ogni occasione televisiva: “Lasciate che i russi si prendano cura dell’IS”.

Se invece gli europei si coinvolgono sul terreno, la cosa diventa seria, l’amministrazione americana viene forzata a tener duro.

È per questo che i media italiani sono improvvisamente pieni di esperti che proclamano: “È ora di passare dalle parole ai fatti! L’ISIS è un pericolo estremo per noi! Alla guerra, alla guerra!”. Nelle radio mainstream, i giornalisti danno loro ragione: è una guerra di civiltà, bisogna farla…

L’ISIS vuole farsi la bomba atomica, ha già “cercato contatti” con trafficanti “russi” di materiali. Non lo sapevate? Lo dice l’ANSA, quindi è vero. È urgente che ci buttiamo alla guerra contro l’ISIS, anche noi.

Anzi, i nostri governanti (parassiti) stavano forse cominciando di nascosto a bombardare, adesso sono stati scoperti e dicono che prima ascolteranno il Parlamento. Ma “sono i doveri di una coalizione”, come ci ammaestra un tal Franco Venturini sul Corriere: “Noi e gli alleati, un solo nemico”. Anzi, poi, ci conviene, dicono all’unisono giornalisti ed esperti, perché “il salto di qualità” in Iraq ci darà “più peso decisionale nella crisi libica”.

Ecco, vedete che, a cercarlo, un motivo per bombardare gli iracheni si trova.

Del resto, perché no? I quattro Tornado non cambieranno le cose. Anzi, la partecipazione dell’Italia alla coalizione dell’Occidente dovrebbe rallegrarci, se abbiamo memoria storica: entriamo come alleati degli uni, possiamo finire come alleati degli altri. Avere l’Italia come alleata non è una cosa che porta bene.

Del resto, il ministro della difesa russo ha invitato ufficiali della Nato a recarsi a Mosca quando vogliono, per partecipare al coordinamento degli attacchi aerei: è la risposta di Putin ai paranoici-propagandistici allarmismi della NATO su presunti “sfioramenti” dei Sukhoi con gli F-22 americani, e dei presunti sconfinamenti russi in Turchia. Non abbiamo insieme un solo avversario, l’ISIS?

I jihadisti intanto stanno apprendendo la elezione: droni russi hanno mostrato che essi stanno spostando armi, munizioni, rifornimenti e centri di comando all’interno dei centri abitati, e di preferenza vicino alle moschee. Usano la popolazione siriana come scudo umano. Preparatevi alla prossima ondata dei media: “I russi bombardano le moschee! Uccidono civili!”. Gli americani lo fanno da 15 anni, ma niente.

Originariamente pubblicato da Maurizio Blondet

188491Agli sgoccioli il dominio USA in Medio Oriente, Russia sempre più forte”

Grazie all’operazione in Siria, l’influenza della Russia in Medio Oriente non è mai stata così forte, mentre la posizione degli Stati Uniti nella regione si è indebolita, ritengono gli analisti e politologi intervistati dal “Wall Street Journal”. A loro avviso i sostenitori degli Stati Uniti non vedono più in Washington un alleato affidabile.

Sullo sfondo delle attive azioni di Russia e Iran in Medio Oriente diviene evidente la perdita del ruolo predominante degli Stati Uniti nella regione, scrive il “Wall Street Journal”.

“L’influenza e il coinvolgimento degli USA nelle vicende della regione hanno sperimentato il più forte declino dai tempi del secondo Dopoguerra,” — ritiene il diplomatico Ryan Crocker, ex ambasciatore americano in Afghanistan, Iraq, Siria, Libano e Pakistan.

Secondo lui, il vuoto politico creatosi nella regione viene riempito da quelle stesse forze che Washington stava cercando di contenere.

Nonostante Washington conservi una notevole forza militare in Medio Oriente, i suoi alleati e gli avversari non credono più al fatto che gli Stati Uniti continuino in futuro a sostenere i suoi alleati, affermano gli analisti.

“Nella regione non c’è più un blocco che sostiene gli Stati Uniti, è incredibile,” — afferma un analista.

Un esperto ritiene che gli Stati Uniti abbiano definitivamente perso il ruolo dominante in Medio Oriente.

“Anche chi verrà dopo Obama non avrà molte carte da giocare. Non vedo nemmeno una strategia per il prossimo presidente. Ci siamo spinti troppo oltre,..” — afferma Emile Hokayem.

Gli alleati degli Stati Uniti in Medio Oriente sono preoccupati e spesso cercano un compromesso con la Russia, osserva il “Wall Street Journal”. Ad esempio l’anno scorso Israele aveva rifiutato di appoggiare una risoluzione sulla Crimea presentata dagli Stati Uniti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ed ora non critica i raid aerei russi in Siria.

La Casa Bianca sta cercando di confutare la tesi sull’indebolimento della sua influenza in Medio Oriente, tuttavia grazie all’operazione in Siria di Mosca, in Medio Oriente la Russia ha per certi versi superato l’influenza sovietica degli anni ’70 e ’80.

Molte forze nella regione, in particolare l’Iraq e i curdi, sono deluse dall’incapacità degli Stati Uniti di fermare ISIS, ed accolgono con favore le azioni della Russia.

Una situazione simile si sta verificando in Asia centrale, dove stanno ritornando nell’orbita di Mosca quei Paesi che in passato non avevano ostacolato il dispiegamento di basi militari occidentali sul proprio territorio.

“Quello che sta accadendo in Afghanistan, spinge i nostri Paesi verso la Russia. Chissà cosa farà l’America domani, non ci si fida di lei più nessuno, né la gente comune né l’establishment,” — ha commentato l’ex vice primo ministro del Kirghizistan Tokon Mamytov.

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1289601La Russia ha le risorse per annientare ISIS e portare la pace in Medio Oriente

La Russia ha risorse politiche e militari sufficienti per combattere lo Stato Islamico. Se l’ISIS verrà completamente distrutto, verrà ristabilita la pace in Medio Oriente, è convinto il politologo Andrey Sushentsov.

Con le sue azioni in Siria la Russia ha colto di sorpresa i combattenti dello “Stato Islamico” (ISIS), le agenzie di intelligence occidentali e gli analisti, mostrandosi come un perfetto stratega capace di stravolgere la situazione “con il minimo sforzo e il massimo mascheramento,” ritiene Andrey Sushentsov, professore associato di Analisi Applicata alle Ricerche Internazionali dell’università di Mosca e direttore del programma del club “Valdai”.

Il conflitto in Siria e lotta contro ISIS sono praticamente una questione di sicurezza nazionale della Russia.

Il rafforzamento dello Stato Islamico in Siria e in Iraq ha suscitato preoccupazioni alla Russia relativamente alla propria sicurezza, dal momento che dalla parte dei jihadisti combattono uomini originari del Caucaso settentrionale e dell’Asia centrale: nel giro di 5 anni nella Federazione Russa sarebbe potuto entrare un folto gruppo di terroristi ben addestrati. Da un punto di vista strategico i tentativi di sconfiggere gli estremisti in Medio Oriente sono molto più redditizi rispetto alla lotta all’interno del proprio territorio, scrive il politologo.

La Russia ha a disposizione 2 strategie di azione in Siria.

La prima è limitata nel tempo e richiede il minimo sfruttamento delle risorse (umane, militari e finanziarie). Nell’ambito di questa strategia la Russia deve eliminare l’intera infrastruttura di ISIS senza distruggere completamente il gruppo. Tuttavia c’è il rischio che i terroristi possano in futuro riprendersi e riorganizzarsi.

La Russia è inoltre interessata al fatto che in Siria resti un governo amico. In questo modo Mosca potrebbe espandere la sua presenza navale nel Mediterraneo, così come assicurarsi la cooperazione nel gas con la Siria, Cipro e Israele.

L’altra strategia è più difficile da implementare ed ha obiettivi più ambiziosi. Con il sostegno di Siria, Iran e Iraq, la Russia potrebbe sradicare completamente ISIS, nonché per evitare l’infiltrazione di terroristi nel suo territorio. Se ISIS verrà completamente distrutta, si otterrà “un risultato incredibile”, che contribuirà a ripristinare i confini tradizionali della Siria e dell’Iraq, rendendoli in futuro insieme all’Iran fedeli alleati di Mosca. In questi Paesi la vita tornerà alla normalità, e la crisi migratoria dell’Unione Europea sarà risolta.

Secondo Andrey Sushentsov, nella realizzazione di questo piano la Russia corre alcuni rischi. In particolare Mosca rischia di rovinare i rapporti con la Turchia, interessata a spodestare il presidente siriano Bashar Assad. La situazione attuale in Siria potrebbe pregiudicare la costruzione del gasdotto strategico “Turkish Stream.” Un altro grave rischio consiste nel fatto che la Russia potrebbe essere coinvolta nel conflitto tra sciiti e sunniti.

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 all’abbattimento di caccia russi in Iraq?

Russia chiede spiegazioni a Londra

In precedenza i media avevano riferito che ai piloti britannici era stata data l’autorizzazione in caso di pericolo mortale di attaccare gli aerei militari russi nello spazio aereo iracheno.

1341185L’ambasciata russa ha chiesto chiarimenti al “Foreign Office” sulle notizie diffuse sulla stampa, secondo cui Londra avrebbe autorizzato i piloti dell’Aviazione britannica della coalizione contro ISIS di attaccare gli aerei russi nello spazio aereo iracheno in caso di pericolo mortale, ha riferito a RIA Novosti l’ambasciatore russo in Uk Alexander Yakovenko.

In precedenza il tabloid britannico “Daily Star”, citando fonti militari anonime, aveva riferito che i piloti britannici hanno ottenuto l’autorizzazione in caso di rischio letale ad attaccare i velivoli militari russi nello spazio aereo iracheno.

“Siamo preoccupati dalle indiscrezioni dei media riferite ad uomini importanti del governo. Abbiamo chiesto urgentemente chiarimenti al ministero degli Esteri della Gran Bretagna. Allo stesso tempo è incomprensibile di per sé l’ipotesi di un potenziale conflitto aereo tra Gran Bretagna e Russia nei cieli dell’Iraq. Come risaputo, gli aerei russi non partecipano agli attacchi sulle strutture di ISIS nel territorio di tale Stato”, — ha detto l’ambasciatore, commentando la notizia del tabloid.

Yakovenko ha inoltre osservato che aerei inglesi non sono coinvolti nei raid della coalizione contro ISIS in Siria.

“Per quanto riguarda la lotta comune contro ISIS, non abbiamo ricevuto una risposta ufficiale alla nostra richiesta di condivisione delle informazioni della parte britannica, che ha riguardo le infrastrutture di ISIS e che potrebbero essere utilizzate nei raid russi,” — ha detto l’ambasciatore.

La scorsa settimana Yakovenko aveva incontrato il direttore politico del ministero degli Esteri britannico Simon Gass e consegnato la richiesta della Federazione Russa di assistenza per instaurare contatti con l’Esercito Libero Siriano (opposizione moderata) per coordinare gli sforzi nella lotta contro lo “Stato Islamico”. Sabato l’ambasciata russa aveva fatto sapere che Mosca era ancora in attesa delle informazioni del Regno Unito sulle posizioni di ISIS in Siria.

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“Con le azioni di Putin la Russia ha dimostrato all’Occidente di valere”

Settembre 2015 è diventato il momento in cui hanno di nuovo iniziato ad ascoltare la Russia, scrive l’editorialista di “Forbes” Kenneth Rapoza. Secondo lui, il successo di Vladimir Putin in Siria ha ricordato all’Occidente la necessità di tener conto della posizione di Mosca.

1252843 (1)Piaccia o meno ai leader occidentali, la Russia deve essere presa sul serio, scrive in un articolo per “Forbes” Kenneth Rapoza.

Secondo il giornalista, hanno di nuovo a fare i conti con la Russia dallo scorso settembre, quando il presidente Vladimir Putin è riuscito ad ottenere notevoli successi in politica estera. Secondo Rapoza, questi progressi potrebbero portare alla revoca delle sanzioni.

“L’Occidente ascolterà Russia o oppure Mosca inizierà ad ignorarlo e fare quello che vuole. E’ quello che è successo con l’operazione militare russa in Siria,” — scrive Rapoza.

L’intervista di Vladimir Putin alla CBS, il suo discorso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sulla lotta contro il terrorismo in Siria, i cambiamenti della posizione di Francia e Germania sull’Ucraina suggeriscono che la Russia è uscita dall’accerchiamento e si sono messi ad ascoltare Putin, ritiene l’autore dell’articolo.

In particolare, secondo l’analista di “Forbes”, l’incontro di Parigi del quartetto della Normandia ha evidenziato che sulla crisi ucraina la Francia e la Germania sono più inclini alla posizione della Russia, insistendo sulla realizzazione di “Minsk-2” e sullo svolgimento delle elezioni nel Donbass. Molto probabilmente Kiev dovrà rassegnarsi.

“La mappa politica del mondo è ancora diviso tra l’Occidente e la Russia”, — afferma Rapoza.

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“Difficili nuove sanzioni UE contro la Russia per i raid in Siria”

Secondo il deputato Alexey Pushkov, non ci sono motivi per l’introduzione di nuove sanzioni contro la Russia a seguito dei raid in Siria contro ISIS. “Anche da un punto di vista giuridico non c’è nulla da contestarci,” – ha detto.

053972Il presidente della commissione Esteri della Duma Alexey Pushkov ritiene che l’Europa non avanzerà nuove sanzioni contro la Russia per la situazione in Siria.

In precedenza alcuni media avevano riferito basandosi sulle dichiarazioni di un funzionario di Bruxelles che l’Unione Europea non escluderebbe nuove sanzioni contro la Russia a seguito dei raid russi in Siria. Contemporaneamente un alto rappresentante della UE aveva riferito a “RIA Novosti” che l’Europa non sta valutando l’imposizione di sanzioni nei confronti della Russia per la situazione in Siria.

“Non penso che per la Siria l’Unione Europea si appresti ad adottare nuove sanzioni. Penso che sia altamente improbabile perché non esistono motivi validi. La Russia sta agendo in conformità del diritto internazionale, su invito del governo legittimo della Siria, anche da un punto di vista giuridico non dobbiamo difenderci da nulla,” — ha detto Pushkov sul canale “TV Center”.

Dal 30 settembre, su richiesta del presidente siriano Bashar Assad, la Russia conduce raid aerei di precisione contro le posizioni dello “Stato Islamico” in Siria. I raid hanno compromesso significativamente il funzionamento dei centri di comando e logistici dei fondamentalisti, così come hanno seriamente danneggiato le infrastrutture usate per la preparazione degli esplosivi usate dagli attentatori suicidi.

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ISIS, il leader Al-Baghdadi è sfuggito al raid dell’Aviazione irachena

Al momento dell’attacco aereo alla colonna d’auto, Abu Bakr al-Baghdadi si muoveva nel distretto di Al-Karabil: il leader di ISIS si stava recando ad un vertice tra i capi dell’organizzazione terroristica.

1341598Il leader dello “Stato Islamico” Abu Bakr al-Baghdadi non è tra i leader uccisi in Iraq a seguito di un raid delle forze aeree locali, riferisce l’agenzia “Reuters” basandosi sulle testimonianze del personale medico e della gente del luogo.

In precedenza era stato riferito che le forze aeree irachene avevano attaccato la colonna di autovetture di al-Baghdadi nella provincia di Anbar, nell’ovest del Paese. Al momento dell’attacco, Al-Baghdadi si stava recando ad un vertice tra i capi di ISIS.

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