Privacy Policy PARADOSSO CONSIP: L’UNICO CHE CI RIMETTE LA TESTA E’ MARRONI. NON E’ INDAGATO ED HA FATTO RISPARMIARE 3 MILIARDI ALLO STATO | 9 Dicembre Forconi
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PARADOSSO CONSIP: L’UNICO CHE CI RIMETTE LA TESTA E’ MARRONI. NON E’ INDAGATO ED HA FATTO RISPARMIARE 3 MILIARDI ALLO STATO

MARRONI VA A CASA PER AVER SVELATO LE SOFFIATE DI “LUCA LOTTI” SULL’INCHIESTA DI WOODCOCK

I GRILLINI FANNO UN PO’ DI CASINO AL SENATO, MA NON AFFONDANO: PURE LORO HANNO PAURA(DI PERDERE LA POLTRONA) DEL VOTO ANTICIPATO

Fabio Martini per la Stampa

RENZI LOTTIRENZI LOTTI

Per quattro giorni Matteo Renzi è scomparso dalla circolazione, non si è fatto vivo sui social media e neppure in tv.

Un silenzio lunghissimo per le sue abitudini, che è servito al leader del Pd per risolvere la “grana” del suo braccio destro, Luca Lotti, che era atteso ieri ad un dibattito parlamentare fastidioso, un passaggio che rischiava di concentrarsi sulla fatidica domanda: è vero o no che l’ allora sottosegretario ha indebitamente informato i vertici Consip circa una indagine ancora segreta della magistratura, come sostiene da mesi l’ ad Luigi Marroni?

tiziano renzi luca lottiTIZIANO RENZI LUCA LOTTI

L’ operazione-disinnesco è stata condotta dal Pd e da Renzi con grande efficacia: nei giorni scorsi l’ accusatore Marroni era stato “accompagnato” alle dimissioni dall’ azione dissuasiva del governo, mentre a livello parlamentare le mozioni approvate ieri in Senato chiedono il rinnovo dei vertici del Centro acquisti della Pa, senza chiamare in causa l’ operato di Lotti.

Ma censurando l’ amministratore delegato di Consip Marroni, che però è l’ unico non indagato nella vasta inchiesta della magistratura ed anzi è l’ artefice di un imponente risparmio di 3 miliardi di spese, un dato enfatizzato proprio ieri alla Camera dal commissario governativo alla spending review Yoram Guteld, alla presenza del presidente del Consiglio.

Yoram Gutgeld
YORAM GUTGELD

Un paradosso sottolineato in aula dal numero due dei senatori della Lega Stefano Candiani: «Avete individuato un capro espiatorio: è l’ amministratore delegato di Consip andato a riferire ai magistrati e ora messo sul banco degli imputati, lasciando totalmente intonse le responsabilità del ministro e allora sottosegretario Lotti».

Parole rimaste quasi isolate nell’ aula del Senato, dove i senatori in particolare quelli di Cinque Stelleerano preoccupati dall’ idea che un incidente sul caso-Lotti potesse innescare una crisi di governo con possibile scioglimento anticipato delle Camere.

Unica eccezione l’ intervento molto tagliente di Miguel Gotor, senatore del bersaniano Mdp, che è arrivato a dire:

«Il caso Consip ci dice della messa in pratica di una sorta di chilometro zero del potere, dove tutto si svolge in un fazzoletto di terra, il cui perimetro pare sia spesso tracciato con la squadra e con il compasso toscani, dico compasso per ricordare agli smemorati che il centrosinistra aveva a fondamento etico-civile la battaglia di Nino Andreatta contro la P2».

Intervento molto aspro e allusivo che ha suscitato la reazione del Pd, con richiesta di «verifica di governo».

inchino padoan
INCHINO PADOAN

E così, quella di ieri ha finito per essere una giornata significativa per i dati di “sistema” che ha evidenziato. Anzitutto la capacità di manovra messa in campo da Renzi su una vicenda nella quale, da mesi, si contrappongono due versioni sulla presunta fuga di notizie circa una indagine della magistratura.

L’ ormai ex ad della Consip Marroni ha sostenuto di essere stato avvisato dell’ inchiesta, tra gli altri, dall’ allora sottosegretario Lotti, il quale ha sempre negato.

Sabato, le dimissioni del presidente di Consip e della funzionaria del Tesoro (indotta dal governo) avevano creato una incertezza sulla operatività del Cda, che rischiava di appesantire il dibattito parlamentare.

Il Pd ha convinto il ministro Padoan a scrivere una lettera al Senato nella quale si dichiarava decaduto il Cda, depotenziando così il dibattito parlamentare. Concluso da mozioni che hanno sancito il “non luogo a procedere”. Approvata quella del Pd (185 sì 76 no e 5 astenuti), ma anche quella di Idea di Gaetano Quagliariello (244 sì, 17 no e 11 astensioni), mentre è stato bocciata l’ unica mozione, quella di Mdp, che chiamava in causa Lotti (con 69 sì 182 no e 16 astenuti).

Un esito che potrebbe segnare il destino di Consip, che pochi giorni fa aveva annullato un mega-appalto assegnato all’ imprenditore Romeo, amico di partiti e leader. Ieri sera una voce diceva che presto potrebbe essere smantellata.

Fonte: qui

LE GIRAVOLTE DEL PRESIDENTE CONSIP PER CAMUFFARE LE FUGHE DI NOTIZIE DEI CARABINIERI. ORA E’ INDAGATO

GLI SPIFFERI HANNO CONDIZIONATO LE INDAGINI SU ALFREDO ROMEO, TIZIANO RENZI E LUCA LOTTI

COS’HA SPINTO LUIGI FERRARA A RITRATTARE CON I PM DI ROMA LE DICHIARAZIONI RESE A WOODCOCK?

Carlo Bonini La Repubblica

luigi ferrara consipLUIGI FERRARA CONSIP

Se su Consip era stata consigliata o commissionata in extremis un’ operazione di salvataggio giudiziario che in qualche modo provasse a ridurne il danno politico, l’ esito è una catastrofe.

L’ iscrizione al registro degli indagati di Luigi Ferrara, presidente di Consip, con l’ accusa di aver mentito nella deposizione di venerdì scorso al procuratore aggiunto Paolo Ielo e al sostituto Mario Palazzi, trascina infatti nell’ abisso di un’ inchiesta che promette di non lasciare nessuno con le ossa intere proprio chi in quella testimonianza doveva trovare una via di uscita. Il comandante generale dell’ Arma dei carabinieri Tullio Del Sette.

RENZI DEL SETTE eceb71372RENZI DEL SETTE ECEB71372

Non solo. A catena, finisce con l’ irrobustire la complessiva ipotesi di accusa formulata dalla Procura di Roma secondo cui, tra l’ estate e l’ autunno del 2016, intorno all’ inchiesta principale sugli appalti Consip allora condotta dalla Procura di Napoli, ufficiali di vertice dell’ Arma (Del Sette, appunto, e il comandante dei carabinieri in Toscana Emanuele Saltalamacchia), nonché l’ allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e oggi ministro dello Sport Luca Lotti, si resero responsabili di una insistita fuga di notizie che, per mettere politicamente al riparo il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, avrebbe dovuto sterilizzare Il tentativo di correggere la testimonianza sul ruolo di Del Sette nella rivelazione dell’ indagine l’ invasività dell’ indagine allora condotta dal Noe dei carabinieri con uso sistematico di intercettazioni telefoniche e ambientali.

lotti in senato per la mozione di sfiduciaLOTTI IN SENATO PER LA MOZIONE DI SFIDUCIA

Eppure, le premesse di quanto accaduto tra la sera di venerdì (giorno della deposizione di Ferrara) e il complicato week-end che lo ha seguito (con le dimissioni dello stesso Ferrara dopo la sua iscrizione al registro degli indagati) erano in qualche modo chiare.

Il presidente di Consip era chiamato a riferire alla Procura di Roma su quelle stesse circostanze messe a verbale da lui stesso una prima volta con i magistrati napoletani e confermate, in due successive deposizioni (a Napoli prima, a Roma poi) dall’ amministratore delegato di Consip, Luigi Marroni.

«Il Presidente Ferrara – aveva spiegato Marroni mi disse di aver appreso, in particolare dal comandante generale dell’ Arma, generale Tullio Del Sette, che c’ erano indagini dell’ autorità giudiziaria che riguardavano l’ imprenditore Alfredo Romeo, dicendogli di stare attento».

Ebbene, venerdì sera, di fronte ai pm di Roma, Ferrara, con un gesto privo di una qualsivoglia logica, consegna se stesso e l’ uomo di cui dovrebbe o vorrebbe alleggerire la posizione (il generale Del Sette) al peggiore degli esiti. Con una ritrattazione che non vorrebbe essere tale, ma che tale finisce con l’ essere.

luigi marroniLUIGI MARRONI

Prova infatti a depotenziare le sue dichiarazioni ai magistrati di Napoli confermando sì di aver parlato con Del Sette di Afredo Romeo. Ma non proprio nei termini riassunti nel verbale dei pm di Napoli. Sostiene dunque di ricordare che il comandante generale, nel metterlo sul chi vive rispetto a Romeo, non avrebbe usato la parola «indagine dell’ autorità giudiziaria ».

E tuttavia non è in grado di spiegare come mai, visto che quel termine ricorre più volte nel verbale della Procura di Napoli, abbia a suo tempo sottoscritto quelle dichiarazioni.

Quel che è peggio, non appare in grado di spiegare per quali ragioni, dopo essere stato avvisato da Del Sette (non esattamente dunque da un passante) abbia apparentemente ritenuto di non fare alcun tesoro di quella indicazione su Romeo. Anche dopo che quella stessa indicazione gli sarebbe arrivata dal suo amministratore delegato Marroni che, a sua volta, era stato avvisato di indagini e intercettazioni telefoniche – così almeno ha riferito nei suoi verbali – da un altro generale dei carabinieri, Emanuele Saltalamacchia.

Alfredo Romeo
ALFREDO ROMEO

È insomma la cronaca di una deposizione suicida quella di Ferrara. In cui il presidente dimissionario di Consip si mette nella condizione di chi o ha mentito prima (ai pm di Napoli) o sta mentendo dopo (ai pm di Roma). E che, per giunta, nei toni sconclusionati che ad un certo punto avrebbe assuntoal punto dal rendere impossibile persino la verbalizzazione sintetica delle sue dichiarazioni e consigliare l’ immediata interruzione dell’ atto con la contestazione delle “false o reticenti informazioni al pubblico ministero”suggerisce l’ idea di un uomo prigioniero di pressioni insostenibili o comunque incomponibili. Di cui solo lui conosce il merito, evidentemente.

saltalamacchia nardellaSALTALAMACCHIA NARDELLA

Ma di cui era evidente lo scopo.

Annacquare il merito della fuga di notizie di cui si sarebbero resi responsabili gli ufficiali dell’ Arma da un lato e il ministro Luca Lotti dall’ altro.

Il cui destino giudiziario, a questo punto, è legato dalla deposizione che presto sarà chiamato a rendere ai pm di Roma il suo principale testimone di accusa: Filippo Vannoni, presidente della fiorentina Publiacqua ed ex consulente del governo Renzi per le politiche economiche.

Come Ferrara, Vannoni sarà chiamato a confermare o meno quanto riferito ai pm napoletani. In particolare, di aver confidato a Marroni di aver saputo da Lotti «che c’ era un’ indagine su Consip».

E ancora: che a metterlo genericamente in guardia («stai attento») su quanto stava bollendo intorno alla centrale acquisiti era stato anche l’ allora premier Matteo Renzi.

Fonte: qui