Privacy Policy Popolare di Vicenza e Veneto Banca, il conto in arrivo per gli italiani | 9 Dicembre Forconi
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Popolare di Vicenza e Veneto Banca, il conto in arrivo per gli italiani

Gli errori commessi su Popolare di Vicenza e Veneto Banca, arriveranno presto o tardi a presentare un conto salato per gli italiani

Pier Carlo Padoan (Lapresse)Pier Carlo Padoan (Lapresse)

Se il confronto appare altrettanto schiacciante, la soluzione-lampo messa in atto in Spagna per la crisi del Banco Popular, comprato a 1 euro dal colosso Banco de Santander, che l’ha salvato da 8 miliardi di ammanchi e da liquidazione certa, non è paragonabile al “cappotto” inflitto dal Real Madrid alla Juventus. Non lo è perché nello sport la differenza di forza e di classe è stata vista a occhio nudo da milioni di spettatori, mentre nel settore del credito bisogna aguzzare gli occhi e rifarsi alla memoria, risalendo a quel nefasto 2012 in cui mentre la Spagna negoziava e otteneva con l’Unione europea 40 miliardi di fondi pubblici per prosciugare le sofferenze bancarie che in quel momento stavano già fiaccando il suo sistema creditizio, in Italia l’ex commissario europeo alla concorrenza Mario Monti – per dire: uno che ci capiva, e doveva capirci – divenuto presidente del consiglio “di salvataggio” dopo l’implosione dell’ultimo governo Berlusconi, non ebbe il coraggio politico o la visione economica di chiedere a Bruxelles lo stesso genere di autorizzazione, come se le nostre banche non ne avessero bisogno.

Effettivamente all’epoca sembrava proprio che non ne avessero, se pensiamo che la Banca popolare di Vicenza – oggi sull’orlo del crac, con la consorella Veneto Banca – ancora tre anni dopo veniva richiesta dalla Vigilanza della Banca d’Italia (ma cosa vigilava? Cosa capiva?) di intervenire a rilevare la pre-fallimentare Banca Etruria: ma in realtà le magagne c’erano eccome, e prudente logica avrebbe dovuto prescrivere a Monti di premunirsi comunque una facoltà, l’intervento pubblico nel credito, che altri Paesi avevano negoziato e ottenuto con Bruxelles tra il 2009 e appunto il 2012.

Chiusasi quella finestra di opportunità politico-economica, l’Italia si è ritrovata senza rete ed è appunto oggi ciò di cui invece avrebbe bisogno per non rimetterci miliardi e miliardi sia in termini di soldi pubblici ormai già persi (ora vedremo perché), sia in termini di economia reale.

La Vicentina e la Veneto stanno ancora in piedi pur avendo perso il 25% abbondante dei depositi dei loro clienti senza aver risparmiato un solo euro di costi generali e quindi perdendo un sacco di soldi nella gestione ordinaria, oltre ad avere un “buco” di circa 7 miliardi tra tutte e due sul fronte delle sofferenze.

Come hanno fatto a non andare ancora in crisi di liquidità?

Perché hanno emesso 10 miliardi di obbligazioni garantite dallo Stato!

Per cui se falliranno e non potranno rimborsarle, sarà lo Stato a pagare.

Quindi la paranoica decisione europea, per cui lo Stato oggi non può intervenire nelle due banche se prima non si trova un privato che ci mette un miliardo, nega l’evidenza, che cioè lo Stato è già intervenuto e che semmai, se sarà autorizzato a mettere i 7 miliardi che servono, darà semplicemente a se stesso, con una mano, ciò che potrà riprendersi con l’altra, avendolo già dato sotto altre forme!

È lecito insomma definire il dramma veneto come un dramma burocratico prima ancora che politico.

Ma tant’è: sempre di dramma si tratta. Lo si comprende bene dal tono misurato e concreto, ma pressante, con cui il presidente della Camera di commercio di Vicenza Paolo Mariani si è rivolto con una lettera al presidente del Consiglio Gentiloni: in caso di bail-in o di liquidazione delle due ex banche popolari, è il succo della lettera inviata il 5 giugno 2017, a pagare sarebbero le imprese e le famiglie del territorio veneto, con “pesantissimi contraccolpi” in termini economici e sociali.

Da una recente indagine sul mercato del credito è risultato – scrive Mariani – che la Banca Popolare di Vicenza copre il 14,1% dei fidi a breve, mentre Veneto Banca ha il 3,9%. Se considerati nel loro insieme, quindi, i due istituti di credito assommano il 18% totale dei fidi a breve per il settore produttivo vicentino, costituendo così sostanzialmente la prima banca del nostro territorio. Infatti, complessivamente le due banche erogano in provincia di Vicenza più di 5 miliardi di euro di impieghi. Al momento le altre banche stanno facendo da parziale cuscinetto, ma si sta facendo strada nelle imprese la convinzione che gli scenari peggiori (bail in o liquidazione) non siano più così improbabili. Questo porta a togliere fiducia alle due banche, spostando la liquidità verso altri istituti e riducendo i fidi. Se al più presto non verrà definitivamente tracciato un percorso di salvataggio esse rischiano di implodere spontaneamente. (…) Le conseguenze potrebbero essere molto pesanti per quelle imprese del territorio dove Popolare di Vicenza e Veneto Banca rappresentano di gran lunga il più importante partner bancario, situazione abbastanza diffusa visto lo storico radicamento in zona di questi istituti. Queste aziende potrebbero davvero trovarsi in seria difficoltà nella sostituzione dei fidi. È chiaro che dal lato fidi/mutui la situazione con impatto più drammatico sarebbe quella della messa in liquidazione di una o di tutte e due le banche; il bail in invece andrebbe a toccare gli obbligazionisti o i depositanti, ma garantirebbe continuità operativa. (…) Non credo che l’economia e le famiglie vicentine siano in grado di assorbire senza pesantissimi contraccolpi un bail in o una liquidazione di queste banche: potrebbe risultarne compromessa la vitalità imprenditoriale e la ricchezza sociale della nostra area. Auspico pertanto che il Governo intervenga per definire una soluzione in tempi molto rapidi alla grave situazione che si è determinata, affinché si giunga ad una positiva conclusione dell’iter di autorizzazione alla ricapitalizzazione precauzionale“.

In definitiva, di fronte a tante evidenze, perché il governo non interviene erogando i miliardi stanziati il 21 dicembre per coprire i buchi delle due banche venete?

Non interviene perché quel decreto subordina l’erogazione dei fondi all’ok europeo.

Erogarli senza l’ok sarebbe assurdo, perché lo Stato violerebbe una propria stessa norma. Sarebbe stato invece possibile scrivere un decreto senza quella norma, contro il quale l’Europa avrebbe poi potuto schierarsi anche aprendo una procedura d’infrazione contro l’Italia, ma sarebbe stata l’ennesima – la 64° contemporanea -, ma senza nuovi danni alla nostra già azzerata credibilità e senza nel frattempo costringerci a non applicare la norma contestata!

Errori su errori. E il cumulo prima o poi lo pagheremo tutti noi cittadini contribuenti.

08 GIUGNO 2017 SERGIO LUCIANO

Fonte: qui

POPOLARE DI VICENZA E VENETO BANCA – INTESA DICE SÌ AL SALVATAGGIO, NESSUNA NOTIZIA DA UNICREDIT, SULLA CUI TOLDA DI COMANDO SIEDE UN FRANCESE, CHE DEL SENSO DI RESPONSABILITÀ ITALICO FINORA SE NE È FOTTUTO

QUALCUNO RICORDI A MUSTIER CHE GLI È STATO CONSENTITO DI NON OTTEMPERARE AL CONTRATTO CHE LA OBBLIGAVA A COPRIRE LA RICAPITALIZZAZIONE DI POPOLARE VICENZA. RISPARMIANDO UN BEL PO’ DI SOLDI

DAGOREPORT

mustier
MUSTIER

È arrivata la prima risposta dei grandi banchieri, sollecitati a imparare velocemente lo spagnolo e imitare il Santander che ha salvato il Banco Popular sborsando ben 7 miliardi, e per di più decidendo in meno di una settimana, per salvare le due banche venete malate. “Tutto noi no, ma se non siamo soli…”, hanno aperto dalle parti di Banca Intesa.

Pare che a Carletto Messina qualche consigliori politicamente più sensibile abbia spiegato che rifiutarsi di intervenire dopo aver sbandierato ai quattro venti di essere un banchiere di sistema alla guida della banca più sistemica che ci sia, gli rovinerebbe la reputazione.
carlo messina
CARLO MESSINA

Ecco perché quando ieri, dopo la nostra Dagonews, Andrea Greco di Repubblica ha chiesto spiegazioni dalle parti di Intesa, gli hanno risposto “sì, ma…”. Rimane però da chiarire cosa significhi quel “ma”: che tutte le altre banche devono partecipare ad un’operazione di tipo consortile? Visto il disastro di Atlante, è improbabile per non dire impossibile.

carlo messina giovanni bazoli
CARLO MESSINA GIOVANNI BAZOLI

La verità è che l’altra risposta la deve dare Unicredit. Sulla cui tolda di comando siede però un francese, che del senso di responsabilità italico finora se ne è fottuto.

Ci sarà da quelle parti qualcuno che gli fa capire che se ha potuto ereditare l’Unicredit che poi è riuscita a fare il mega aumento di capitale e sistemare molti dei suoi problemi è perché gli è stato consentito di non ottemperare al contratto che la obbligava a coprire la ricapitalizzazione di Popolare Vicenza. Risparmiando un bel po’ di soldi.

alberto nagel carlo messina
ALBERTO NAGEL CARLO MESSINA

Molti di più di quei 900 milioni e rotti che Unicredit, al pari di Intesa, ha messo in Atlante.

L’idea di Messina è chiara: se Mustier si prende Vicenza, noi ci prendiamo Veneto Banca. O viceversa.

E mettiamo fine a questa storia, che dura da oltre cinque mesi.

2. BANCHE VENETE, DUE SETTIMANE PER VIVERE O MORIRE – PRESSIONI DI PADOAN SU MESSINA E MUSTIER PER APPLICARE L’ESEMPIO SPAGNOLO DEL SANTANDER SUL BANCO POPULAR

Andrea Greco per la Repubblica

popolare vicenza 2

L’ operazione da manuale della risoluzione bancaria annunciata ieri in Spagna aumenta la pressione sul sistema Paese alle prese da tre mesi con il salvataggio delle ex popolari Vicenza e Veneto Banca. Restano due settimane per sciogliere il rompicapo: nella seconda decade di giugno i cda dei due istituti intendono dimettersi se non si trova una soluzione che li metta al riparo da rischi operativi crescenti.

JEAN PIERRE MUSTIER
JEAN PIERRE MUSTIER

Tuttavia l’ investitore privato con assegno da 1,2 miliardi non si vede, né lo “sconto” dell’ Antitrust Ue: così l’ opzione maestra sarebbe dividere il miliardo pro quota tra tutte le banche operanti nel Paese. La più importante di queste, Intesa-Sanpaolo, non sarebbe contraria all’ ipotesi ma chiede appunto che tutto il sistema bancario partecipi all’ operazione.

veneto banca assemblea soci
VENETO BANCA ASSEMBLEA SOCI

«Una lezione spagnola»: così più osservatori chiamano la richiesta del Banco Santander di 7 miliardi ai suoi azionisti per non deprimere il patrimonio con l’ acquisto, a 1 euro, del Banco Popular, sesto istituto spagnolo finito in crisi di liquidità per un eccesso di sofferenze. Per giunta, il Santander se lo vende al mercato come un affarone, su cui si guadagnerà dal 2019. Inevitabilmente la pressione è tornata a salire su Intesa Sanpaolo e Unicredit, le due ex “banche di interesse nazionale” capaci di lanciare salvagenti miliardari. Carlo Messina e Jean Pierre Mustier, i due rispettivi ad, sarebbero stati nuovamente contattati dal ministro Pier Carlo Padoan, con richieste di intestarsi un istituto ciascuno.

PADOAN
PADOAN

Giusto un anno fa le due big avevano “garantito” per le ricapitalizzazioni da 2,5 miliardi per risanare e quotare le Vicenza e Veneto banca.

Se allora l’ Italia avesse avuto la forza e il discernimento di chiamare un bail in simile a quello accordato sul Banco Popular da Bce e Commissione Ue oggi da un anno tutto sarebbe sistemato. Invece solo il dossier Mps è al traguardo, mentre sulle venete siamo ormai al conto alla rovescia.

zonin popolare vicenza
ZONIN POPOLARE VICENZA

Il 21 giugno scade infatti un bond subordinato di Montebelluna da 150 milioni, che quota a 47/100. Un vecchio titolo a rischio, di quelli condannati da ogni salvataggio, privato o “pubblico precauzionale”: ma l’ ipotesi di dover rimborsare alla pari quel bond spacciato, salvo magari intaccare i titoli senior nell’ ipotesi di un successivo bail in, è talmente paradossale e foriera di effetti legali che molti consiglieri di Veneto Banca potrebbero dimettersi piuttosto che affrontarla;

anche perché tra Veneto e Vicenza ammontano già 12 miliardi di euro le garanzie statali su bond emessi questi mesi per ravvivare una liquidità morente. Miliardi che lo Stato potrebbe trovarsi a pagare in caso di risoluzione o – peggio – liquidazione.

Quel che Padoan avrebbe detto ai banchieri nelle ultime ore concitate è che da Bruxelles arrivano cattive notizie. Il tentativo di far scendere la richiesta, neanche formalizzata, di 1,25 miliardi privati per coprire le perdite «passate o probabili» delle due banche finora non ha dato frutti. Per questo sarebbe opportuno trovare i corrispondenti impegni dei privati, e procedere subito dopo all’ aumento di Stato per 5 miliardi.

BANCA POPOLARE DI VICENZA

I grandi banchieri nicchiano: ma Intesa Sanpaolo, primo gruppo del Paese, avrebbe dato l’ ok di massima a fare la sua parte; solo a patto, però, di dividere la somma tra tutti gli operatori. Se la “mozione Intesa” passasse, sarebbe difficile per Unicredit sfilarsi: e così via per i principali gruppi. A quel punto versare il miliardo tramite il fondo Atlante o il fondo tutela depositi volontario sarebbe solo un tecnicismo. Se quella strada non sarà praticabile, il Tesoro ne troverà altre, ma con una linea del Piave, anzi da ieri più forte dopo la lezione spagnola: «bond senior e depositi non si toccano».