Ravenna, 17 maggio 2017 – «Igor, c’è anche…» e poi ancora, sul muro del cimitero: «…qui ti ci mando». Vere e proprie minacce, vergate in rosso con una bomboletta spray nel Ravennate in cinque muri tra cimiteri e casolari abbandonati. Al posto di quei puntini, ovviamente, c’è un nome: quello di un ispettore della polizia provinciale. Si tratta di episodi purtroppo non nuovi nella zona delle valli: nelle scorse settimane infatti scritte simili, ma indirizzate a un ispettore della polizia provinciale di Ferrara, erano apparse vergate con la stessa vernice rossa al di là del confine.

«Alcuni di noi hanno visto le scritte domenica mattina – spiega il direttivo dell’Eurocarp club, associazione per la difesa dell’ambiente che conta oltre 60 iscritti e che si batte contro il bracconaggio ittico nelle valli tra Ravenna e Rovigo – nel muro del cimitero di Sant’Alberto e in un casolare a Savarna. Abbiamo ovviamente subito avvisato la polizia provinciale che in seguito ha trovato altre scritte simili anche altrove».

Cinque in totale gli edifici imbrattati con le minacce: le mura esterne dei cimiteri di Sant’Alberto e Mandriole e quelle di alcuni casolari ad Alfonsine, Savarna e Marina di Ravenna. Tutto fa pensare che l’episodio possa essere collegato al bracconaggio ittico: «Al momento non possiamo essere certi al riguardo – spiega Lorenza Mazzotti, comandante della polizia provinciale di Ravenna – ma il sospetto è forte, e al momento pensiamo che sia quella la matrice. Sia qui che nelle scorse settimane a Ferrara infatti sono stati riportati i nomi di coloro che sono più presenti su quel territorio per contrastare il bracconaggio ittico. A questo proposito abbiamo la convinzione che chi ha realizzato le scritte qui a Ravenna, presumibilmente tra venerdì e sabato, sia lo stesso che ha agito a Ferrara».

Purtroppo non è il primo episodio di questo tipo: «Di minacce ce ne sono già state in passato, chi è impegnato in attività di questo tipo purtroppo era già stato al centro di episodi spiacevoli, ma mai con scritte sui muri e mai in maniera così sistematica» prosegue Mazzotti. Il riferimento è, tra gli altri, a un episodio di qualche mese fa, quando un utente su facebook aveva pubblicato la foto di alcune armi e scritto nella propria bacheca social che voleva utilizzarle contro gli agenti che lo avevano multato. Anche stavolta, come allora, le indagini sono in corso: la polizia provinciale infatti si è rivolta ai carabinieri di Ravenna e ha sporto denuncia. «L’Arma ci sta lavorando, ancora non si sa chi siano i colpevoli».

Sul caso ieri è intervenuta anche la Lega Nord: «Ai due ispettori minacciati – scrivono Liverani e Berti – va innanzitutto la nostra solidarietà. Chi ha scritto queste frasi sappia che la Lega Nord non arretrerà un millimetro nella sua azione di sostegno alle forze dell’ordine, finché il fenomeno del bracconaggio ittico (la pista considerata più probabile al momento ma le indagini sono tuttora in corso, ndr) non sarà cancellato dalla provincia ravennate e dall’intero territorio regionale».