Privacy Policy RISCHIO DI COLLISIONE TRA UN INCROCIATORE LANCIAMISSILI STATUNITENSE E UN CACCIATORPEDINIERE RUSSO CHE NEL MAR DELLE FILIPPINE SI SONO RITROVATI A UNA DISTANZA DI 15-30 METRI | 9 Dicembre Forconi
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RISCHIO DI COLLISIONE TRA UN INCROCIATORE LANCIAMISSILI STATUNITENSE E UN CACCIATORPEDINIERE RUSSO CHE NEL MAR DELLE FILIPPINE SI SONO RITROVATI A UNA DISTANZA DI 15-30 METRI

NELLA RICOSTRUZIONE DI WASHINGTON SONO STATI I RIVALI A MUTAR ROTTA CREANDO UNA SITUAZIONE RISCHIOSA.

OPPOSTA LA VERSIONE DI MOSCA CON UN ALTO UFFICIALE CHE  ACCUSA LA NAVY DI AVER CERCATO LA PROVOCAZIONE

Guido Olimpio per il “Corriere della sera”

Schermaglie russo-americane in alto mare, rischio di collisione tra navi militari, incidenti che fanno da corona a giochi diplomatici più ampi. Episodi frequenti dove ognuno accusa l’ altro.

L’ ultimo evento alle 11 di mattina di venerdì, nel Mar delle Filippine, dunque con luce piena, niente foschia o nebbia a disturbare le vedette. Si sono trovati lì perché lo hanno voluto.

L’ incrociatore lanciamissili statunitense Chancellorsville e il cacciatorpediniere russo Admiral Vinogradov erano fianco a fianco, ad una distanza di 15-30 metri. Manovre pericolose immortalate da un video rilanciato dal Pentagono per dimostrare di chi fosse la colpa. Il filmato «riprende» le due unità «sfilare» vicine e veloci, in un frammento si notano anche dei marinai russi in apparenza rilassati, altri che osservano quanto sta avvenendo.

Nella ricostruzione di Washington sono stati i rivali a mutar rotta creando una situazione rischiosa, un comportamento definito non professionale. Rovesciata la versione di Mosca con accuse esplicite rivolte agli Stati Uniti. Non solo. Un alto ufficiale ha dato un’ interpretazione politica e strategica: la Navy avrebbe cercato la provocazione – è la tesi – in coincidenza con la visita del presidente cinese Xi Jinping in Russia.

Dunque uno sfregio nel Pacifico per mandare un messaggio fino al Cremlino in una fase delicata. Entrambi i contendenti hanno annunciato la trasmissione di proteste formali. Lettere, comunicati che si aggiungeranno ai molti altri scritti in questi anni, report sempre legati ai dispetti «per mare e per cielo».

Appena giovedì il Pentagono aveva emesso una nota per denunciare le evoluzioni di un caccia russo vicino ad un ricognitore P8 Poseidon, decollato dalla base di Sigonella (Sicilia) e impegnato nel pattugliamento nello spazio internazionale davanti alle coste siriane. Una presenza abituale, ben nota, tracciata sul web anche dagli appassionati di aeronautica. Non proprio una missione segreta.

Come non lo è quella di altri velivoli Usa mandati a osservare da vicino gli avversari di sempre. Mosca, da parte sua, stuzzica la Nato con i voli di suoi bombardieri e pattugliatori spesso intercettati dall’ Alleanza. La novità, questa volta, è racchiusa dal teatro. Non il freddo Baltico, l’ Alaska – luoghi preferiti per gli incontri ravvicinati – ma lo scacchiere asiatico.

Ormai tutti marcano il «territorio», ribadiscono confini e cortili di casa o aree di influenza, in qualche caso sottolineano il diritto a navigare in spazi contesi, tra atolli, stretti e canali strategici. Ai duelli Russia-Usa si sommano quelli con i cinesi, e le evoluzioni in due snodi importanti: il Golfo Persico e l’ accesso meridionale al Mar Rosso.

Qui i protagonisti sono spesso gli iraniani.

Una volta affidavano il compito di mostrar bandiera ai celebri barchini, responsabili di virate e contro-virate per simulare attacchi. Solo poche settimane fa qualcuno avrebbe sabotato quattro petroliere a est dello scalo di Fujairah, negli Emirati. Storia intrigante che ha portato gli emiri a sospettare di Teheran e dimostra come si cammini sempre sul filo. Fonte: qui