Privacy Policy SE " I MERCATI" (E LA UE) SCATENANO L'INFERNO..... | 9 Dicembre Forconi
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SE ” I MERCATI” (E LA UE) SCATENANO L’INFERNO…..

IL SOLE 24 ORE del 21 ottobre scorso, mentre Moody’s declassava il rating dell’Italia, dava conto della ricchezza finanziaria privata dei cittadini italiani: 4400 miliardi di euro, più di due volte e mezzo il Pil, e largamente più grande del debito pubblico (2.327 miliardi). 

D’altra parte, come segnalato dal recentissimo studio di Bankitalia la ricchezza totale delle famiglie italiane nel 2017 è ammontata a poco meno di 10mila miliardi di euro. [1]
Una riserva di valore enorme che, per quanto molto diseguale per composizione di classe, [vedi tabella a sinistra] può aiutare il Paese a resistere (e vincere) l’urto di un attacco frontale congiunto degli squali della finanza speculativa (i famigerati mercati) e della Ue.
Ma come è composta questa ricchezza finanziaria? E come usare questa riserva? Il governo avanza l’idea dei CIR (Conti Individuali di Risparmio), proposta simile a quella da noi avanzata dei BTP famiglia. Ma occorre fare presto, e non ritrovarsi a chiudere la stalla a buoi scappati…
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Rischio Paese e ricchezza privata, se fossero i cittadini a salvare lo Stato?
di Andrea Franceschi

La notiza del declassamento di Moody’s era già abbondantemente scontata dai mercati. Meno il fatto che l’agenzia ci riservasse la clemenza di mantenere stabile l’outlook. Una decisione, quest’ultima, motivata con i punti di forza che ancora l’Italia conserva. Tra questi l’agenzia cita ad esempio «l’economia ampia e diversificata» del nostro Paese, il «surplus della bilancia commerciale», lo stabile «flusso di investimenti internazionali» nonché «l’elevata ricchezza privata». E’ in particolare su quest’ultimo punto che Moody’s si sofferma segnalando il fatto che il patrimonio delle famiglie rappresenta «un’importante valvola di sicurezza per lo Stato e, potenzialmente, «una fonte di finanziamento per il governo».

I numeri d’altronde parlano chiaro. Lo Stato italiano ha un debito pubblico molto elevato ma anche una ricchezza privata tra le più alte al mondo. Il patrimonio netto delle famiglie italiane, calcola l’Ocse, è pari 5,56 volte il reddito medio disponibile. Meglio di noi ci sono solo Stati Uniti, Giappone, Belgio e Olanda —  [con la decisiva differenza che in questi paesi il debito privato dei cittadini è molto alto, NdR]

Elaborando i dati Bankitalia Unimpresa calcola che, a settembre 2017, la ricchezza privata delle famiglie italiane ammontava a 4290 miliardi di euro. Il grosso di questo tesoro (circa 1400 miliardi) risulta parcheggiato in conti correnti e depositi. Il resto è investito in azioni (991), obbligazioni (456), fondi comuni (517) e riserve assicurative (993).

Un vero e proprio tesoro di cui ha parlato di recente anche lo stesso vicepremier Matteo Salvini. «La forza dell’Italia – ha dichiarato – è un risparmio privato che non ha eguali al mondo. Per il momento è silenzioso e viene investito in titoli stranieri. Io sono convinto che gli italiani siano pronti a darci una mano».

Smentita ipotesi patrimoniale
Queste parole sono state interpretate in vario modo. Molti vi hanno letto il segnale che il governo si prepara a fare una patrimoniale e sui social network è partita l’ironia sull’oro alla patria di mussoliniana memoria. Dall’esecutivo si sono affrettati a smentire ogni ipotesi in questo senso e anche ieri sia il premier Conte che Salvini e Di Maio hanno ribadito il loro no a un’ipotesi di questo tipo. Una smentita comprensibile. Una mossa del genere avrebbe un’impatto elettorale disastroso per due partiti ancora affamati di consenso in vista delle europee. Un prelievo forzoso come lo fece Amato nel 1992, non è all’orizzonte. E anche se fosse nei piani dell’esecutivo non verrebbe annunciato ai quattro venti ma attuato e basta.
Incentivi agli acquisti di BTp
La strategia dell’esecutivo è semmai un’altra e fa perno sui cosiddetti CIR, i conti individuali di risparmio. Uno strumento che, sulla scia dei fortunati Pir, dovrebbe spingere gli italiani a tornare a investire in titoli di Stato italiani sulla scorta anche di importanti agevolazioni (fiscali e non) che il governo è pronto a garantire.
Riportare le famiglie italiane a comprare BTp d’altronde potrebbe contribuire non poco a stabilizzare lo spread. Soprattutto in un contesto come quello attuale in cui i grandi investitori stranieri, titolari di circa il 30% del debito in circolazione, stanno riducendo pesantemente la loro esposizione in BTp (da maggio ad oggi il saldo con l’estero è negativo per oltre 66 miliardi).
Non si può tuttavia pretendere che le famiglie fideisticamente decidano in massa di aderire ai Cir. Come qualunque altro creditore anche un privato cittadino deve potersi fidare del suo creditore. Anche se si tratta dello Stato italiano. Ad oggi non si vede la corsa dei risparmiatori ai BTp. Anzi, stando a molte segnalazioni arrivate a Il Sole 24 Ore da private banker e gestori patrimoniali, si riscontra un fenomeno opposto.

NOTE

[1] La ricchezza totale delle famiglie italiane nel 2017 è ammontata a poco meno di 10mila miliardi di euro con una crescita di quella finanziaria (azioni, bond e depositi per 4400 miliardi) rispetto a quella reale (soprattutto abitazioni e terreni, 6300 miliardi). E’ quanto emerge da uno studio di Banca d’Italia secondo cui la ricchezza reale è 5,5 volte il reddito disponibile e quella finanziaria è 3,8 volte. La ricchezza totale netta, tenendo conto dei debiti, è 8,5 volte il reddito. Il dato italiano è simile in Francia e Spagna mentre la finanza prevale in Stati Uniti e Germania. Depositi bancari e liquidità rappresentano la maggior componente della ricchezza finanziaria al 31%) per le quali i titoli pubblici sono scesi a circa il 20% del totale, quota simile a quella delle azioni(24%). La gran parte dei titoli pubblici è detenuta in maniera indiretta tramite fondi pensione e gestioni. In termini assoluti i Bot e Btp detenuti direttamente (a 121 mld di euro) sono la metà di vent’anni fa.

Fonte: qui