Privacy Policy Se Pensate che Avrete una Pensione in Italia, Leggete Questo | 9 Dicembre Forconi
Crea sito

Se Pensate che Avrete una Pensione in Italia, Leggete Questo

I numeri sono some la realtà, non sono sempre sono facili da accettare.

E sapete cosa dicono i numeri dell’Inps?

  1. l’Inps si regge su una quantità enorme e crescente di prelievi dalla fiscalità generale perché è in perenne deficit crescente fra prestazioni erogate e contributi pensionistici.
  2. Nonostante l’enorme quantità di tasse che finiscono nell’Inps (tasse oltre ai contributi) il deficit annuale dell’Inps è costante e per il 2017 si prevede crescente.
  3. NON ESISTE NESSUNA IPOTESI di sostenibilità del sistema che non passi da un enorme taglio delle pensioni attuali e non solo dal trattamento miserabile promesso ai pensionandi.
  4. Il trattamento fiscale e contributivo dei poveri schiavi che lavorano e producono reddito in Italia grida vendetta.

Ora vi lascio ai numeri da TrueNumbers

Drammatico bilancio di previsione. Aumentano ancora i trasferimenti statali: 107 miliardi

E’ comune pensare che le proprie pensioni siano pagate dai propri contributi, beh semplicemente è in larga parte un errore.

Come funziona l’Inps

E non solo perché in realtà questi vanno in un fondo che pagherà la previdenza di altri, di chi già oggi non lavora più, non solo perché domani la pensione di chi lavora oggi arriverà dai contributi di chi in quel momento starà lavorando, ma soprattutto perché in realtà da sempre i contributi, i nostri o degli altri, dei lavoratori del passato e presumibilmente del futuro, semplicemente, non bastano. E l’ultimo bilancio previsionale dell’Inps per il 2017 e gli anni futuri ce lo mostra.
Per pagare le pensioni Inps è sempre più necessario ricorrere all’intervento dello Stato, ovvero delle tasse. Per il 2017 è previsto che le entrate del centro dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale dovranno essere abbondantemente rinforzate dai trasferimenti pubblici, quasi tutti provenienti dallo Stato centrale.

Pensioni pagate dalle tasse

Nel grafico sopra sono esplicitate le entrate correnti dell’Inps dal 2012 con le voci principali che costituiscono la quasi totalità del bilancio. Come si vede vi è stata una crescita ogni anno, fino a raggiungere il totale di 330 miliardi e 865 milioni di euro. Il grafico sotto mostra la crescita degli incassi dell’Inps in termini di differenza tra il 2012 e il 2017 in base alle varie voci che abbiamo preso in considerazione.

Come si vede, la crescita delle entrate dell’Inps, complessivamente, nel 2017 rispetto al 2012, è dell’8,03%, superiore a quella del Pil, anche nominale, che fino al 2014 è stata negativa e dopo solo debolmente positiva.

Le entrate contributive

La cosa più interessante è che però le entrate contributive, ovvero quelle che effettivamente provengono dai contributi versati dai lavoratori, sono solo una parte del totale. Nel 2017 saranno presumibilmente 219 miliardi e 287 milioni, in crescita rispetto al 2016 e agli anni precedenti, ma non di molto. Rispetto al 2012 l’aumento è del 5,39%, soprattutto grazie al balzo di 3,8 miliardi tra 2015 e 2016. Le entrate proprie dell’Inps, derivanti da redditi propri, da vendita di beni e servizi, sono briciole, tra l’altro stagnanti negli anni.

E di conseguenza praticamente tutto ciò che manca proviene proprio da trasferimenti dall’esterno, che nella grandissima parte dei casi sono trasferimenti dello Stato centrale. Ben 107 miliardi e 371 milioni nel 2017. In crescita di più di 2 miliardi rispetto al 2016. La crescita dei trasferimenti statali nel bilancio del 2017 rispetto al consuntivo 2012 è del 14,47%. Un aumento dunque decisamente più alto di quello di tutte le altre voci importanti. In altre parole l’Inps sta in piedi solo perché lo Stato usa le tasse di tutti per salvarlo ogni anno.

Pensioni, la spesa sale

La dipendenza dell’Inps dallo Stato è ancora più evidente osservando la proporzione delle entrate. Il 32,45% delle entrate dell’ente guidato da Tito Boeri proviene dalle casse pubbliche. Nel grafico sotto vediamo le stesse voci di prima, in percentuale.

Fatto 100 il totale del flusso in entrata, i contributi dei lavoratori, sia che siano pagati da loro o dalle imprese che li impiegano, costituiscono (nel 2017 “costituirebbero”) il 65,94%, ma erano il 67,53% nel 2012. Di fatto le diverse riforme, come il passaggio al sistema contributivo che commisura la pensione ai contributi effettivamente versati, non sono riuscite ad aumentare il peso dei contributi. C’è, cioè, sempre più bisogno dello Stato, come e più di quando si andava in pensione con il retributivo, quando contavano gli ultimi stipendi, e non quello che si era effettivamente versato.
Infatti i trasferimenti dalle tasse dei cittadini passano dal 30,74% del totale del 2012 al 32,45% del 2017.
E non potrebbe che essere così.

L’Inps è fallito?

Nonostante questa iniezione di fondi statali però il disavanzo corrente dell’Inps non è andato migliorando, anzi, visto che, come mostra il grafico sotto, la differenza tra entrate e uscite correnti è prevista che aumenti nel 2017, di circa 2,5 miliardi, raggiungendo i 5 miliardi e 825 milioni, dopo anni di calo. E questo, è bene ricordarlo, dopo i trasferimenti statali.

Insomma, evidentemente l’invecchiamento della popolazione è una forza più potente delle riforme. Crescono le persone che giungono all’età in cui maturano la pensione di vecchiaia e allo stesso tempo rimangono in vita più anziani di prima. E la crescita dei contributi, complice probabilmente la decontribuzione dei nuovi assunti e l’aumento del numero di pensioni di anzianità e delle pensioni di vecchiaia, non è sufficiente a mantenere i conti in ordine.
Anzi, questi peggiorano e solo attingendo sempre più alle tasche degli italiani si riesce a chiudere il bilancio dell’Inps, in passivo tra l’altro. Fino a quando?

I dati si riferiscono al: 2012-2017

Fonte: Bilancio di previsione Inps

Fonte: qui

Pensioni Inps, ecco bugie e verità su assistenza a previdenza

Pensioni Inps, ecco bugie e verità su assistenza a previdenza

In un Paese che discute senza conoscere i fatti ed i numeri veri, non si può ragionare sul bilancio Inps senza partire dai numeri reali e dalle prestazioni erogate, sia quantitative che qualitative. Per fortuna, in un mare di “bulletti” e di “sragionatori” galleggia ancora qualche navigante “con raziocinio”.

I dati di riferimento sono questi:

1) SPESA PENSIONISTICO-ASSISTENZIALE COMPLESSIVA INPS 2012 = 311,11 miliardi di euro (o 313,949, sec. Il MEF);
2) SPESA PENSIONISTICA “PURA” = 211,11 miliardi di euro (al lordo delle imposte);
3) SPESA ASSISTENZIALE INPS = 100,00 miliardi di euro
4) CONTRIBUTI PREVIDENZIALI INPS = 190,4 miliardi di euro
5) “Presunto buco pensionistico INPS” = 20,7 miliardi
6) IMPOSTE PAGATE dai PENSIONATI = 42,9 miliardi di IRPEF + 3 miliardi di ADDIZIONALI IRPEF
7) SPESA PENSIONISTICA EFFETTIVA = 165,21 miliardi
8) ATTIVO PENSIONISTICO “puro” (contributi-prestazioni) = 25,19 miliardi.
9) RAPPORTO SPESA PREVIDENZIALE/PIL = 12%

“I pensionati, perciò non sono dei parassiti ma danno un contributo cospicuo al bilancio dello Stato” (T. Oldani). Ma, alla faccia di Tito Boeri e di chi la pensa (erroneamente) come lui, noi continuiamo a sostenere che la parte disastrosa dei conti dell’INPS non è legata alle pensioni in quanto tali né all’ex-INPDAP ma all’ASSISTENZA, voce che pesa (secondo Massimo Brambilla) circa 95 miliardi l’anno.

Secondo il rapporto Brambilla, di questi 95 miliardi, 77 sono dovuti alla CIG (e voci similari) e 17,7 servono a pagare le pensioni di invalidità e le altre voci di assistenza alle famiglie. Noi, la pensiamo in modo analogo ma ci basiamo su numeri diversi. I dati del MEF (Dicembre 2013) rivelano infatti che, nell’anno 2012, i costi assistenziali erano così quantificabili:

a) Prestazioni sociali in denaro = 21,341 miliardi;
b) Altri assegni e sussidi = 2,650 miliardi;
c) Prestazioni sociali in natura = 14,253 miliardi;
TOTALE SOCIALE = 38,254 miliardi.

Ulteriori dati del MEF (Dicembre 2013), che confermano la “fragilità” delle cifre (alias dati) delle istituzioni pubbliche, rivelano infatti che, nell’anno 2012, i costi delle prestazioni di protezione sociale 2012 erano così quantificabili:

10) INVALIDITA’ = 25,918 miliardi
11) FAMIGLIA = 21,835 miliardi
12) SUPERSTITI = 42,468 miliardi
13) DISOCCUPAZIONE = 14,683 miliardi
14) ABITAZIONE = 327 milioni
15) Altra esclusione sociale = 1,181 miliardi
16) TOTALE SOCIO-ASSISTENZIALE (senza voce 12) = 63,944 miliardi.

Sottolineiamo che, per evitare ulteriori confusioni, abbiamo tolto dai conteggi sia la voce “vecchiaia” (237,487 miliardi di pensioni “varie”) che quella “superstiti” (42,468 miliardi). Ciò precisato, ci limitiamo a dire che una cifra variabile, compresa tra 38 e 64 miliardi di lire, costituisce la SPESA ASSISTENZIALE PURA.

Si tratta di una spesa che non dovrebbe essere a carico dell’INPS (ente nazionale previdenza sociale) ma a carico di un ENTE ASSISTENZIALE o di una sottosezione specifica dell’INPS, con un bilancio autonomo, sia in entrata che in uscita.

Potremmo essere ancora più cattivi e contestare 26,3 di miliardi della spesa assistenziale (237,487 – 211,11 = 26,377 miliardi) inserita artatamente in quella pensionistica, ma volutamente ci asteniamo dal farlo, per evitare di essere accusati di “taccagneria sociale”. Pur con queste nostre “autolimitazioni”, la realtà dei fatti è questa: ogni anno l’attivo pensionistico (25,19 miliardi) viene “distorto” per coprire il 39-66% della spesa assistenziale pura!

Ancora. Se le PENSIONI ASSISTENZIALI sono 3,6 milioni ed hanno un valore medio di 428 euro/mese, il loro costo complessivo si dovrebbe aggirare sui 20 miliardi anno. Costo sottostimato nel 2013 e 2014, evidentemente, sia come dato mensile che come dato annuale. Ma, la suddetta cifra, ci serve per confermare quella precedente. Ben oltre 20 miliardi di contributi pensionistici puri (25-26-38?) sono “distratti” nel pagamento di pensioni assistenziali, ossia non legate a contributi effettivamente versati.

Perché sosteniamo che i 428 euro/mese sono sottostimati? Per un motivo molto semplice. L’analisi dei dati altrui (“Pensioni Guida 2015.Gruppo Sole24 ore.Pag.I-XL) ci ha aiutato ad identificare ben 11 TIPOLOGIE ASSISTENZIALI, articolate in almeno 68 sottocategorie.

In sintesi parziale, i valori in gioco vanno (anno 2014) da 369,69 euro/mese (Pensioni sociali) a 442,52 (LSU) a 447,17 euro/mese (Assegni sociali) a 500,88 (Fondo clero, Fondo trasporto…) ad una serie di maggiorazioni dei trattamenti minimi (da + 82,64 a + 136,44 euro/mese) e dell’assegno sociale (+190,15 euro/mese); alle integrazioni varie: ciechi civili con o senza accompagnamento; invalidi civili con sola indennità di accompagnamento (508,55 euro/mese); talassiemia (502,39/mese); aumento annuale prestazioni per vari tipi di invalidità (+10 euro/mese).

Insomma, un caos numerico, perché l’INPS non ha mai fatto chiarezza, all’interno delle singole voci analitiche e dei 68 costi specifici (spesa annuale delle singole 68 voci). Comunque sia, le Tabelle che Noi abbiamo estrapolato (Centro Studio Confedir, anni 2014-2015) sono disponibili a chi le richieda.

In definitiva, alla luce delle considerazioni riportate continuiamo chiedere all’illustre Prof. Boeri come possa ipotizzare di “spremere” i suoi 3 miliardi di euro annui dai 49.640 pensionati con pensione lorda annua superiore ai 90.000 euro. Si tratterebbe di circa 60.435 euro/anno, ovvero di 5.036 euro/mese! L’assurdità di queste cifre testimonia quanto i “bocconiani” (Monti, Boeri e C.) siano ben distanti dalla vita reale.

Ma “transiamo”. La sostanza è che a Boeri toccherebbe, oggi, il compito di SEPARARE I CONTI dell’ASSISTENZA da quelli della PREVIDENZA. Per fare chiarezza contabile; per evitare errori macroscopici (facili in tempi di boy-scouts); per mettere a posto i dati ISTAT-EUROSTAT; per far pagare a tutte le amministrazioni pubbliche tutti i contributi previdenziali dovuti.

A differenza di Oldani, noi non ci limitiamo ad un mero suggerimento. Poiché noi, “pensionati pubblici con pensioni dorate” siamo stanchi di essere additati al pubblico ludibrio, noi non ci fidiamo. Così come abbiamo fatto ricorso alle Corti dei Conti (si vedano le recenti ordinanze 27/2015 della Calabria e 12/2015 del Veneto) per gli ingiusti balzelli sulle nostre pensioni, così – a giorni – daremo avvio ad una ulteriore serie di azioni legali, in Italia ed in Europa, perché la magistratura costringa il Governo a separare la gestione dell’ASSISTENZA dalla PREVIDENZA.

Per mettere a posto le cose, una volta per tutte. Già, è la CARICA dei 313 PENSIONATI PUBBLICI VENETI, che – come quella famosa dei 600 con Errol FLynn- farà da battistrada al ricorso di tanti altri DIRIGENTI PUBBLICI, che hanno sempre pagato le tasse ed i contributi pensionistici. Sempre e senza alcuna evasione. Loro.

Stefano Biasioli