Privacy Policy SI ALLARGA L’INCHIESTA SULLE ONG ACCUSATE DI FAVORIRE L’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA | 9 Dicembre Forconi
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SI ALLARGA L’INCHIESTA SULLE ONG ACCUSATE DI FAVORIRE L’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA

NELL’ATTIVITÀ DI “IUVENTA”, LA NAVE DELLA ORGANIZZAZIONE “JUGEND RETTET”, CI SONO DEI MISTERI, COME QUELLO DELL’INCONTRO IN MARE CON LA NAVE FANTASMA “SHADA” (FORSE UNA PETROLIERA FRANCESE), CHE UN TEMPO BATTEVA BANDIERA BOLIVIANA E POI E’ STATA RADIATA

L’INCONTRO SAREBBE AVVENUTO NELLE VICINANZE DI LAMPEDUSA. IN QUELLA CIRCOSTANZA A BORDO DI “SHADA” C’ERANO CINQUE PERSONE, TUTTE PROVENIENTI DA PAESI DI LINGUA ARABA

IL RACCONTO DEL POLIZIOTTO INFILTRATO A BORDO NELLA NAVE DI “SAVE THE CHILDREN”

1 – MIGRANTI, L’INCHIESTA SI ALLARGA AD ALTRE ONG

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Cristiana Mangani per “il Messaggero”

C’è una parte dell’inchiesta sulla ong Jugend Rettet che è coperta da diversi omissis. Riguarda barchini in vetroresina misteriosi che fanno la scorta ai trafficanti di esseri umani e che provvedono a recuperare mezzi e motori. A descriverli è un cittadino nigeriano Jeuray Awale, soccorso il 10 giugno scorso da Sea Watch 2, al largo delle coste libiche.

«Quando navigavamo – ha dichiarato al poliziotto che lo ha identificato nell’hotspot – siamo stati affiancati da una barca in vetroresina di colore bianco e nero, con una persona a bordo che aveva i capelli rasta lunghi e indosso un cappello di paglia. Era un arabo e ci ha indicato la direzione da seguire per raggiungere l’imbarcazione che poi ci avrebbe soccorso.

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A un certo punto ci ha superato a forte velocità, ma è andato verso il largo, per poi tornare indietro e intercettarci quando ci siamo trovati in forte difficoltà». L’episodio viene segnalato anche dall’agente dello Sco imbarcato sotto copertura sulla motonave Von Hestia di Save the children. «Sono barchini – ha raccontato – che effettuano un servizio di staffetta e scorta ai gommoni dei migranti. Stazionano nelle zone dove avvengono i soccorsi e dove sono presenti le navi delle ong».

LE COMPLICITÀ

MIGRANTIMIGRANTI

I misteriosi personaggi con il cappello di paglia sono forse pescatori o anche miliziani, sono comunque legati agli scafisti, ma la loro presenza conferma che più di un’organizzazione non governativa teneva rapporti con i trafficanti. Sono loro, infatti, che fanno da tramite, e prendono accordi per i salvataggi.

Per l’investigatore undercover, «nel momento in cui sono certi della presenza di unità che possano garantire il recupero dei migranti, in molti casi motonavi riconducibili alle ong, gli scafisti si adoperano per recuperare sia il motore fuoribordo che la benzina. Sono probabilmente favoreggiatori operanti in zona rescue». Di queste presenze, finora, nessuno dei componenti delle navi umanitarie ha pensato di parlarne con la polizia. Anzi, in più occasioni, l’equipaggio di Iuventa, la nave sequestrata dalla procura di Trapani, si è anche rifiutata di consegnare foto e video che potevano servire per identificare qualcuno di loro.

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Una condotta che non è piaciuta e che è stata considerata sospetta anche da uno dei medici che operava con il gruppo, attraverso l’organizzazione collegata Raimbow for Africa. Stefano Spinelli ha scelto di uscire dalle operazioni di soccorso perché gestite male e contro le autorità.

Nel decreto firmato dal gip Emanuele Cersosimo, le sue dichiarazioni hanno ampio spazio. C’è una ragione – dice parlando con un collega di Medici senza frontiere e riferendosi a Iuventa – per cui l’Imrcc (Italian maritime rescue coordination centre) «ha un atteggiamento contrario verso l’operato delle navi piccole, e dipende dal fatto che queste imbarcazioni fanno solo da taxista». Si limiterebbero, infatti – è chiarito nel provvedimento – «a effettuare trasbordi su altri assetti, dopo aver fatto la spola verso le coste libiche».

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Più volte, poi, la motonave tedesca ha chiamato la Von Hestia comunicando i dettagli della sua posizione. E lo ha fatto – è ancora il contenuto del decreto – effettuando un soccorso parallelo a quanto disposto dal Centro nazionale, che ha il compito di coordinare gli interventi. Lo avrebbe fatto, però – hanno dichiarato – «solo a titolo di cortesia».

Nell’attività di Iuventa ci sono altri misteri, come quello dell’incontro in mare con la nave fantasma Shada (forse una petroliera francese). L’elemento è giudicato importante dal punto di vista investigativo, perché si tratta di una imbarcazione che un tempo batteva bandiera boliviana, e che «attualmente è priva di bandiera, dopo essere stata radiata da quello Stato». Il rendez vous tra i due sarebbe avvenuto nelle vicinanze di Lampedusa. In quella circostanza Shada è stata controllata dalla Marina militare e sono stati identificati i cinque membri dell’equipaggio, tutti provenienti da Paesi di lingua araba.

POLEMICHE SUI SOCIAL

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Nel frattempo, dopo il sequestro di Iuventa, sui social infuria la guerra tra sostenitori e detrattori della Jugend Rettet, la ong proprietaria dell’imbarcazione. «Faremo ricorso al tribunale del Riesame di Trapani contro il sequestro», annuncia l’avvocato Leonardo Marino nominato difensore dal legale rappresentante dell’associazione umanitaria, Katrin Schmidt.

L’imbarcazione, fermata nel mare di Lampedusa su ordine del gip, partirà entro stasera per Trapani, dove sarà a disposizione dell’autorità giudiziaria. I magistrati procedono a carico di ignoti per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Per i pm, almeno in tre occasioni l’equipaggio della Iuventa si sarebbe spinto a ridosso delle coste libiche per prendere a bordo profughi che non versavano in situazioni di pericolo. L’equipaggio, sentito dagli inquirenti, intanto è stato trasferito, con scorta della Guardia costiera, in case private dell’isola solitamente destinate all’affitto ai turisti.

I SOCCORSI DELLA IUVENTA INTERCETTANO LA NAVE DEI MIGRANTII SOCCORSI DELLA IUVENTA INTERCETTANO LA NAVE DEI MIGRANTI

L’ong tedesca, insieme a Msf, Sos Mediterranee e Sea-Watch, non ha firmato il codice di condotta per i soccorsi in mare predisposto dal Viminale. A sottoscrivere le regole del ministero dell’Interno sono state, invece, Moas, Save the children, Proactiva Open Arms e ieri si è aggiunta anche Sea-Eye.

«Mi dispiace che alcune ong abbiano scelto di non firmare – ha dichiarato il Commissario europeo Migrazione e Affari interni Dimitris Avramopoulos – Dobbiamo lavorare tutti assieme per smantellare il modello di business dei trafficanti ed evitare le morti dei migranti. Per questo chiedo di nuovo a tutte le organizzazioni di aderire all’iniziativa».

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2 – «IO, POLIZIOTTO INFILTRATO A BORDO COSÌ HO FILMATO TRAFFICANTI E ONG»

Fiorenza Sarzanini per il “Corriere della Sera”

Era un addetto alla sicurezza, imbarcato sulla Vos Hestia , la nave di «Save the children» per conto di una società privata. Nessuno immaginava che in realtà fosse un agente sotto copertura, poliziotto dello Sco, il servizio centrale operativo impegnato da quasi un anno nell’ indagine sull’ attività delle Ong per il salvataggio dei migranti al largo della Libia.

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È rimasto a bordo per quaranta giorni, «l’ esperienza più impegnativa, ma anche più emozionante della mia carriera». E adesso rivendica con soddisfazione di essere riuscito a «documentare con foto e video i contatti tra l’ equipaggio della Iuventa e i trafficanti». Ma anche «di aver restituito al suo papà, nigeriano che da tempo vive in Italia, una bimba di 15 mesi imbarcata su un gommone con la mamma che invece non è riuscita a terminare il viaggio».

La scelta di agire in missione segreta viene presa nel maggio scorso. Il pool investigativo guidato dal vicequestore Maria Pia Marinelli, che lavora da oltre sette mesi per verificare la fondatezza delle denunce presentate da alcuni volontari di «Save the children» per conto della procura di Trapani, ha raccolto numerosi indizi sui possibili legami tra volontari e organizzazioni criminali.

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Nel mirino c’ è Jugend Rettet, definita dalle altre organizzazioni «temeraria» proprio perché entra in acque libiche e carica migranti che poi trasferisce su altre navi. Ma servono prove concrete, bisogna documentare gli incontri con gli scafisti, i possibili accordi.
Il direttore dello Sco Alessandro Giuliano sa bene che l’ unica strada è quella della «copertura», proprio come accade nelle indagini sui trafficanti di droga o di armi. Consulta il prefetto Vittorio Rizzi, direttore dell’ Anticrimine. Ottiene subito il via libera.
Tra gli agenti impegnati nelle verifiche, c’ è Luca B., 45 anni che ha le caratteristiche giuste. È esperto di sub, tanto da avere il brevetto Divemaster oltre a una serie di abilitazioni per il soccorso medico in mare, la patente nautica. Ma è soprattutto un agente esperto.

IUVENTAIUVENTA

Quando gli propongono l’ incarico non ha dubbi: «Felice di accettare». Il 19 maggio si imbarca. Viene alloggiato in una cabina con altre tre persone, sa che deve «stare continuamente all’ erta per non essere scoperto».

La nave partecipa a numerose incursioni di fronte alle acque libiche. Effettua tre operazioni di soccorso, lui aiuta gli operatori, salva i migranti, collabora quando c’ è necessità di trasferire le persone da una imbarcazione all’ altra. Tiene i contatti con Roma inviando messaggi via WhatsApp. Li aggiorna su quanto accade a bordo, sulla posizione delle navi delle altre Ong.

migranti morti su un gommone vicino alle coste libiche 9MIGRANTI MORTI SU UN GOMMONE VICINO ALLE COSTE LIBICHE

«Devo stare attento, perché si insospettiscono se faccio foto o filmati», comunica ai suoi capi. «Non abbiamo mai perso la sua posizione – conferma Marinelli – perché avevamo comunque il supporto della Guardia Costiera che ci teneva informati degli spostamenti e di eventuali emergenze». Riesce a scendere dalla nave tre volte. Incontra i colleghi in luoghi segreti, consegna aggiornamenti e informazioni utili all’ inchiesta. Ma ancora non basta, bisogna continuare per dimostrare che quanto raccontato nelle denunce sia vero.

Il 18 giugno arriva la svolta.

migranti morti su un gommone vicino alle coste libiche 5MIGRANTI MORTI SU UN GOMMONE VICINO ALLE COSTE LIBICHE

Sono gli ultimi due soccorsi, quelli decisivi. «All’ alba la Vos Hestia e la Iuventa si incrociano in alto mare. Pochi minuti dopo si avvicina un barchino dei trafficanti. Rimane a pochi metri da Iuventa, gli uomini parlano con i volontari. Arriva un’ altro barchino che scorta un gommone carico di migranti». L’ infiltrato scatta foto, gira video, documenta minuto dopo minuto l’ incontro che segna la svolta per l’ indagine.
Tre ore dopo c’ è un altro contatto e anche questa volta riesce a filmare ogni passaggio.
«Ho tutto, comprese le immagini dei barchini restituiti ai trafficanti e riportati in Libia», comunica ai suoi capi.
La missione è compiuta, ma bisogna attendere ancora qualche giorno. Portare a termine l’ incarico così come previsto dal contratto proprio per non destare sospetti. A fine giugno l’ agente torna a casa.

migranti morti su un gommone vicino alle coste libiche 4MIGRANTI MORTI SU UN GOMMONE VICINO ALLE COSTE LIBICHE

Racconta quanto ha visto, «anche quell’ emozione di aver salvato tante vite». Ma il ricordo più bello lo dedica a Rejoyce, la bimba di 15 mesi che il 5 giugno hanno salvato mentre era su un gommone con altri 125 migranti. «La mamma era caduta in acqua, l’ abbiamo issata a bordo, le ho fatto il massaggio cardiaco, ma purtroppo non c’ è stato nulla da fare». In tasca la donna ha alcuni bigliettini con un numero di telefono italiano. L’ infiltrato li comunica ai colleghi della mobile di Trapani quando, tre giorni dopo, arrivano in porto.

L’utenza appartiene a un nigeriano che da tempo vive in Italia e lavora come bracciante a Salerno.

L’ uomo viene subito trasferito in Sicilia. Conferma che quella donna morta è sua moglie. Racconta che la stava aspettando insieme con la figlioletta. Si decide di effettuare l’ esame del Dna a entrambi per avere la certezza che non menta. Il risultato è arrivato ieri e non lascia dubbi: è sua figlia. Per l’ infiltrato «la missione è davvero compiuta». Ma lui è pronto a ripartire. Ai suoi capi l’ ha detto con chiarezza: «Per me è stata un’ esperienza bellissima. Impegnativa ma esaltante, perché ti porta a contatto con queste persone che soffrono, ti fa capire che a volte per salvarli hai soltanto pochi secondi».

Fonte: qui

RICORDATE CARMELO ZUCCARO, IL CAPO DELLA PROCURA DI CATANIA?

QUALCHE MESE FA AVEVA INVITATO POLITICA E FORZE DELL’ORDINE A METTERE IL NASO NEI RAPPORTI TRA ONG E TRAFFICANTI

FU STRIGLIATO DAL MINISTRO ORLANDO E LINCIATO DAI MEDIA

IL TEMPO E’ STATO GALANTUMO: AVEVA RAGIONE

Michele De Feudis per “il Tempo”

Aveva qualche mese fa invitato la politica e le forze dell’ ordine a riflettere sul connubio vizioso tra alcune Ong dai finanziatori oscuri e il mondo dei trafficanti di essere umani, ma il suo appello era stato subissato di critiche da sinistra e governo.

Laura Boldrini, presidente della Camera, al tempo sentenziò così: «Ong finanziate dai trafficanti? Salvare le vite umane è un dovere, chi non lo fa commette un reato». L’ Unità non aveva dubbi: «Loro (le Ong, ndr) salvano le vite umane. Di questo ci sono le prove».

L’ inchiesta della Procura di Trapani sull’ operato in mare della nave Iuventa della Ong tedesca Jugend Rettet rende finalmente giustizia a Carmelo Zuccaro, capo della procura di Catania, mai incline alle luci della ribalta mediatica, primo in Italia a denunciare storture nell’ attività delle Ong a largo della costa libica, e per questo strigliato anche dal ministro della Giustizia Andrea Orlando.

zuccaroZUCCARO

Il magistrato aveva spiegato che, «da fonti di conoscenza reali, ma non utilizzabili processualmente», risultava che «da alcune delle navi che operano all’ interno delle acque territoriali» libiche, c’ erano state delle «conversazioni dirette, in lingua araba, tra soggetti che stanno sulla terraferma in Libia ed esponenti delle Ong che dichiarano di essere lì pronti a recuperare i migranti».
In realtà le stesse navi spegnevano i trasponder affinché non fosse individuata la loro posizione, prendendo «a bordo migliaia di persone ben prima che si verifichi una situazione di pericolo. E dunque fuori dalle norme di legge».

Anche il ministro dell’ Interno Marco Minniti fu costretto ad assumere una posizione prudente sulle affermazioni di Zuccaro, con una chiosa finale per non irretire il mondo della sinistra sostenitrice dell’ immigrazione senza limiti: «Le accuse non possono essere sottovalutate, ma vanno evitate generalizzazioni e conclusioni affrettate».

Luigi Di Maio dei 5 Stelle difese il magistrato, posizionando il movimento ancora una volta sul fronte reazionario nella querelle immigrazione, mentre la solidarietà verso Zuccaro fu immediata da parte di Giorgia Meloni e Matteo Salvini.

Carmelo ZuccaroCARMELO ZUCCARO

Zuccaro, davanti alla commissione Difesa del Senato, ribadì con forza la necessità di dare alle procure strumenti per verificare la regolarità delle iniziative dell’ Ong nel Mediterraneo: «Dimmi chi ti finanzia e ti dirò chi sei. Dai bilanci delle Ong che abbiamo acquisito è evidente che abbiano una disponibilità finanziaria enorme. Ora, se è giustificato che organizzazioni di comprovata solidità come Msf o Save the children possano contare su questa disponibilità, lo è molto di meno per altre. Stiamo lavorando per sapere chi sono questi finanziatori».

navi ongNAVI ONG

La realtà sta confermando che non tutti gli attivisti delle Ong sono dei sinceri filantropi e la politica finora ha fatto troppo poco per fornire ai magistrati in prima linea come Zuccaro risorse e strumenti per rendere efficace l’ azione investigativa su un reato infame come il traffico di esseri umani, pratica quotidiana per gli scafisti che partono dalle coste dell’ ex paese del colonnello Gheddafi.

Aveva colto nel segno, nell’ aprile scorso, quando Zuccaro finì davanti al Csm solo per aver fatto il suo dovere, l’ Osservatore romano, voce ufficiale del Vaticano guidato da Papa Francesco, pontefice attento agli ultimi della terra: «Sulla pelle dei migranti – scriveva con realismo il quotidiano della Santa Sede – sta emergendo un ennesimo scandalo: (…) il sospetto è che le navi delle organizzazioni non governative vengano utilizzate come una sorta di taxi dai trafficanti di esseri umani per fini tutt’ altro che umanitari. Un atto doveroso e irrinunciabile, come quello di salvare vite umane, verrebbe così stravolto, infangato da interessi e giochi di potere. Così come è già accaduto per l’ accoglienza diventata occasione di speculazione da parte di organizzazioni criminali».

Fonte: qui