Privacy Policy Sofferenze bancarie in crescita. La Soluzione? Bail-in o Bad bank? | 9 Dicembre Forconi
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Sofferenze bancarie in crescita. La Soluzione? Bail-in o Bad bank?

PREMESSA: Nuovo record per le sofferenze bancarie: a maggio sono cresciute fino a quota 193,734 miliardi, dai 191,577 di aprile. Il rapporto tra sofferenze lorde e prestiti è salito così al 10,1% (era all’8,9% a maggio dell’anno scorso) e non toccava questa soglia dalla fine del 1996. A snocciolare le cifre è il rapporto mensile dell’Abi, che sottolinea come, sempre a maggio, il rapporto tra sofferenze lorde e finanziamenti ha raggiunto il 17% per i piccoli operatori economici (era al 15,1% un anno prima), il 17,2% per le imprese (14,5% a maggio dell’anno scorso) e il 7,2% per le famiglie (6,6% nello stesso mese del 2014). qui

BAIL-IN: il CdM approva, sarà il risparmiatore a salvare le banche. Come difendersi?

La notizia di certo non ci sconvolge perché ve l’ho ampiamente anticipata nei mesi scorsi.
Mi riferisco alla famosa normativa europea sul “Bail-in” che interessa le banche italiane, la quale prevede che, a partire da gennaio 2016, se una banca va in crisi finanziaria, non ci sarà più automaticamente l’intervento dello Stato ma saranno azionisti ed obbligazionisti che dovranno farsi carico delle eventuali perdite.

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Come previsto però, verranno garantiti i depositi fino a 100 mila euro. E se sarà necessario, solo a quel punto interverrà il fondo di garanzia finanziato dalle banche stesse per un importo NON superiore al 5% delle passività.
Quindi, sono escluse dal concorso al ripianamento del dissesto della banca: i depositi protetti, cioè fino a 100.000 euro; le passività garantite; le passività interbancarie con scadenza originaria inferiore a sette giorni.

Sarà Bankitalia a dover gestire i vari passaggi del bail-in, del salvataggio e del risanamento.
Infatti, oltre al bail-in, Bankitalia può disporre della cessione totale o parziale a un privato delle azioni; creare una bridge-bank, un ente ponte, a cui cedere attività mantenendo la continuità delle funzioni essenziali dell’intermediario in crisi quando non ci sono le condizioni di mercato per trovare un compratore; creare una società veicolo per la gestione delle attività (bad bank) a cui cedere in blocco alcuni beni e rapporti giuridici della banca soggetta a risoluzione in modo da massimizzarne il valore nel tempo in vista di una successiva valorizzazione.

Insomma, avete capito perfettamente che la normativa europea viene applicata anche in Italia e comporterà un cambiamento epocale per la gestione della crisi bancaria.
L’obiettivo numero UNO, se non lo avete capito, è cercare in tutti i modi di deresponsabilizzare il pubblico ed evitare in tutti i modi che il risanamento di una banca vada a carico del contribuente.

the-bail-in-graphic-bancheIn passato vi ho parlato del BAIL-IN in questi post, ripercorrete l’evoluzione della questione, e scoprirete che le origini del Bail-In sono state generate nel Sud del Mediterraneo…
Per il risparmiatore, questa normativa deve suonare come un campanello d’allarme soprattutto per chi ha una concentrazione elevata di bond su una singola istituzione, ancor di più se si tratta di banche locali che “spingono “ la raccolta diretta in modo che oserei dire “generoso”.
Già la normativa Mifid II, cercando di mettere dei paletti sulla concentrazione di portafoglio, andrà incontro ad un maggior monitoraggio. Ma la Mifid II partirà solo nel 2017 e di acqua sotto i ponti, nel frattempo, ne passerà molta.
Quindi, solo un consiglio. Ora più che mai, quando si tratta di emissioni obbligazionarie, una parola d’ordine FONDAMENTALE è sempre solo una: DIVERSIFICAZIONE. Anche perchè il grande problema delle banche italiane (lasciando da parte, ovviamente, l’esposizione sul debito sovrano) sono le sofferenze. La tendenza delle stesse non è certo rassicurante…

Fonte: qui

La bad bank pubblica ed il mercato finto

Domani sarà a Roma la commissaria Ue alla concorrenza, Margrethe Vestager, per colloqui con Tesoro, Banca d’Italia ed Antitrust, finalizzati a capire di più sulla struttura della bad bank pubblica che il nostro governo insiste a voler mettere in piedi per liberare i bilanci delle banche dai crediti in sofferenza. Come segnala oggi il Corriere, la proposta italiana per vincere le resistenze Ue è piuttosto ingegnosa ma non meno rischiosa per i contribuenti.

Si ipotizza, in pratica, di creare un “mercato artificiale” per le sofferenze bancarie, cioè di calcolare il loro prezzo “teorico” in assenza di scambi effettivi. Per fare ciò, si è ingaggiata la società di consulenza Boston Consulting Group (BCG), che dovrà elaborare un algoritmo di pricingper le sofferenze bancarie, in particolare per quellesecured, cioè con garanzia sottostante.

In tal modo, se si riuscisse a fare ottenere a questo algoritmo il crisma di “prezzo di mercato”, pur in assenza di scambi effettivi, dovrebbe essere possibile evitare di incappare nei veti Ue per aiuti di stato. Il problema è che questo escamotage non è nuovo, nel settore finanziario, e poggia su premesse che sono del tutto teoriche, proprio per assenza di un effettivo processo di scambio tra due parti contraenti.

Poiché non si inventa nulla, è utile sapere che le banche già utilizzavano qualcosa del genere, per valorizzare attivi complessi e non scambiati sul mercato. Si chiamano Level 3 asset, ed erano in voga prima del crack del 2007, quando le banche prezzavano prodotti finanziari complessi, come le cartolarizzazioni su mutui, in assenza di prezzi di mercato. Il crack mise a nudo la finzione di questo sistema di prezzi, affossato da una drammatica illiquidità. Ora, di fatto, il Tesoro italiano vorrebbe riesumare il Level 3 per creare la bad bank, e far credere a Ue e mercati che i crediti in sofferenza non sarebbero acquistati a prezzi di favore per le banche, mandando poi in capo ai contribuenti la differenza sul prezzo di effettivo realizzo e recupero del credito.

E come funzionerebbe, allora, questa bad bank a garanzia pubblica? Come indica l’articolo del Corriere,

«Tecnicamente la struttura ipotizzata prevederebbe un veicolo che si finanzia sul mercato per comprare gli attivi deteriorati con proventi di bond i quali sarebbero garantiti dallo Stato in caso di perdita»

Detta così, però, la costruzione manca di un dettaglio. Visto che per aversi veicolo societario serve un attivo ed un passivo, e che il veicolo emetterebbe passività garantite dallo stato, chi metterebbe i mezzi propri, cioè il capitale sociale? Forse i privati, che in tal modo finirebbero per andare a leva sulle passività del veicolo, cioè incassare utili mentre le perdite sarebbero assorbite dal contribuente, in caso il prezzo “sintetico” fissato dall’algoritmo fosse sbagliato? Non è dato sapere.

Soprattutto, ribadiamo il concetto: perché usare una struttura di garanzie pubbliche quando la price discovery può e deve essere lasciata al mercato? Sappiamo che il tesoro ipotizza un misterioso “fallimento del mercato”, intendendo con questa espressione-jolly che i prezzi non riescono a formarsi o, più verosimilmente, che esiste un ampio differenziale tra offerte dei compratori e desiderata dei venditori. I quali, in alcuni casi, potrebbero aver accantonato a rettifiche di perdite su crediti importi troppo bassi rispetto al prezzo di mercato, ed al momento della vendita realizzerebbero forti perdite, con conseguente necessità di aumentare il capitale sociale. C’è qualcosa, nell’algoritmo Tesoro-BCG, che fa pensare che tali prezzi non sarebbero comunque penalizzanti per i venditori? Escludendo interpretazioni maliziose, ovviamente. Il tutto senza contare che i crediti sofferenti unsecured, cioè senza garanzie sottostanti, spesso nascondono valore di recupero prossimo allo zero. E lì non c’è bad bank pubblica che tenga.

Il governo italiano crede che sia soprattutto un problema di illiquidità, e ciò giustificherebbe una bad bank a garanzia pubblica. La realtà potrebbe trovarsi altrove, però. E soprattutto, questo sforzo governativo giunge proprio nel momento in cui il mercato dei crediti deteriorati sta riprendendo vita, con numerose operazioni annunciate. Una riguarda persino le Bcc, banche di credito cooperativo, con una iniziativa di Iccrea, l’istituto centrale di categoria, su crediti chirografari ed ipotecari per mezzo miliardo di euro, che si svilupperà nelle prossime settimane dopo la due diligence da parte di tre specialisti internazionali di bad loans. Si chiama mercato, quello vero. Ma l’iperattivismo del governo italiano, in questa materia, appare degno di miglior causa.

Fonte: qui

Commento: Alla fine per le sofferenze bancarie non paga chi le ha create, ma i risparmiatori nel caso del Bail-in o i contribuenti nel caso della Bad bank?

Source: IlSole24Ore