Privacy Policy Tav, mozione congiunta Lega-M5S «Ridiscutere integralmente il progetto» | 9 Dicembre Forconi
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Tav, mozione congiunta Lega-M5S «Ridiscutere integralmente il progetto»

Ridiscutere integralmente il progetto della Tav Torino-Lione: è quanto chiede una mozione congiunta di Lega e M5S, presentata alla camera e firmata dai capigruppo dei due partiti di governo Riccardo Molinari e Francesco D’Uva. La mozione impegna il governo a una «frenata» nell’applicazione dell’accordo con la Francia per la costruzione del tunnel transalpino ma è stata immediatamente letta come «do ut des» tra i due partiti di governo poiché giunge l’indomani del voto (anche dei pentastellati) che ha stoppato il processo a carico di Matteo Salvini per la vicenda della nave Diciotti. Forza Italia e Pd hanno subito letto in questo senso la mozione mentre il sistema delle imprese «pro Tav» hanno chiesto l’immediato ritiro della mozione. Il documento dovrebbe essere discusso a Montecitorio già domani, giovedì.

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Il «do ut des»

La mozione fa riferimento all’analisi costi benefici voluta dal ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli secondo la quale la Torino-Lione sarebbe una linea «in perdita». Un’analisi che però tanto il governo francese quanto la Ue hanno dichiarato di non voler prendere in considerazione. La mozione Lega-M5S chiede «un’allocazione delle risorse più efficiente per supportare il procedimento decisionale, con cognizione di causa, se attuare o meno una proposta di investimento o se optare per eventuali alternative». «La Lega, avuta in regalo l’assoluzione di Salvini, decide di bloccare la Tav. Dà un calcio alla propria propaganda, alle promesse e alle manifestazioni. Il progetto viene ridiscusso integralmente. L’Italia butta via miliardi, sviluppo, posti di lavoro. Per un processo scansato. Per una poltrona salvata.» scrive su twitter il deputato del Pd Emanuele Fiano. E Matteo Renzi arriva addirittura a parlare un «voto di scambio» Salvini-Di Maio.

Chiamparino: «Pietra tombale sull’opera»

Durissimo il commento del presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino: «Alla luce delle dichiarazioni di ieri del rappresentante della Ue che chiedeva di fare in fretta nell’avvio dei bandi, questo vuol dire una sola cosa: se la maggioranza approverà questa mozione, sarà come mettere una pietra tombale sulla Torino-Lione» ha scritto in una nota Chiamparino. «La Lega svela il suo vero volto – aggiunge – non a caso dopo il salvataggio del ministro dell’Interno da parte dei cinquestelle».

La frenata di Telt

L’Italia aveva già ottenuto due giorni fa un colpo di freno al cantiere: nel corso del consiglio di amministrazione di Telt (la società italo-francese a cui è affidata la realizzazione della linea) era stato deciso di rinviare il bando per l’assegnazione di circa 2 miliardi di lavori proprio per le incertezze manifestate dal governo di Roma. La Ue dal canto suo ha già avvertito che proseguendo sulla strada dei rinvii l’Italia rischia di dover restituire finanziamenti per la Tav che le sono già stati assegnati. Un eventuale ritiro dall’opera dovrebbe passare inoltre per un voto sia del parlamento francese che di quello italiano, poiché siamo di fronte a un trattato internazionale. Ma dal momento che i francesi non sembrano intenzionati a recedere dalla Tav , l’Italia andrebbe incontro a un arbitrato internazionale con il rischio di dover pagare indennizzi alti al governo di Parigi, alla Ue e alle imprese. Fino a pochi giorni fa la Tav era uno dei motivi di frattura tra i due partner di governo: favorevole la lega, contrari i grillini. Fonte: qui

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Lettore video di: Mediaset (Informativa sulla privacy)

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Aggiornamento del 25 Febbraio 2019

Manuela Perrone per www.ilsole24ore.com

Dietro le schermaglie politiche sulla Tav “congelata” si cominciano a intravedere scenari più concreti. Perché è chiaro che la mediazione raggiunta nella maggioranza con la mozione che ricalca fedelmente il contratto di governo – l’impegno a «ridiscutere integralmente il progetto nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia» – va riempita di contenuti. Ed è su quei contenuti che Lega e M5S avrebbero già siglato un accordo, i cui primi step si riveleranno dopo il voto di domani in Sardegna. Il timing sarebbe infatti già definito.

Tra «due settimane», il periodo indicato giovedì dal ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, il Governo dovrebbe innanzitutto procedere con lo sblocco dei bandi da 2,3 miliardi per gli scavi definitivi del tunnel di base a partire dal cantiere di Chiomonte, rinviati dal Cda di Telt nei giorni scorsi.

La pubblicazione entro marzo consentirebbe di sventare la perdita dei 300 milioni di finanziamento europeo già ventilata dall’Ue e ieri dal Comité Transalpine Lyon-Turin. Non risulterebbe particolarmente impegnativa per il M5S, dal momento che potrebbe essere presentata come un atto dovuto, senza assumere subito una decisione formale. Nelle more dell’aggiudicazione dei lavori a un’impresa appaltatrice, andrebbe avanti invece la trattativa vera, interna ed esterna, con Francia ed Europa: quella sulla revisione del progetto.

La spinta della Lega per una soluzione «mini-Tav»

Qui la spinta della Lega è molto forte. Perché già nei mesi scorsi i leghisti avevano aperto a una modifica, sponsorizzando la soluzione di una “mini Tav” che possa far risparmiare almeno 1,5 miliardi di euro. L’idea è quella di lasciare intatto il tunnel di base da 57,5 chilometri tra Saint-Jean de Maurienne in Francia e Susa-Bussoleno in Italia (che dovrebbe essere completato entro il 2029, con la messa in servizio pianificata per il 2030), eliminando invece tanto la galleria di 12 chilometri tra Avigliana e Orbassano sotto la collina morenica di Rivalta quanto altre opere, a partire dalla stazione di Susa firmata dall’archistar giapponese Kengo Kuma.

Va ricordato, però, che secondo l’analisi costi-benefici curata da Marco Ponti e dagli altri esperti della struttura di missione del ministero di Danilo Toninelli la rinuncia alla tratta Avigliana-Orbassano comporterebbe comunque un saldo negativo tra 6,1 miliardi (nello scenario realistico, con un risparmio di 890 milioni) e 7,2 miliardi in quello più ottimistico (con minori spese per 600 milioni).

Si punta a un aumento delle risorse europee

Limitarsi al solo tunnel di base renderebbe indispensabile il rafforzamento della linea storica. Qui l’ipotesi è anche quella di potenziare le misure mirate all’ambiente, come pannelli fotovoltaici trasparenti per produrre energia per le comunità locali. E si potrebbero destinare i fondi risparmiati sia al territorio della Val di Susa sia al primo lotto della linea 2 della metropolitana di Torino, come propongono i Sì Tav.

Non solo. La Lega è convinta di poter strappare alla Commissione Ue anche un aumento delle risorse, che farebbe crescere ancora l’asticella dei risparmi per l’Italia. Il lavoro sulla revisione del progetto eviterebbe al Carroccio di arrivare a mani vuote alle elezioni di maggio, quando si voterà sia alle europee sia in Piemonte, proprio la terra della Tav. Ma aiuterebbe anche i Cinque Stelle a recuperare credito presso quell’elettorato moderato fuggito (lo si è visto in Abruzzo) dopo le mani tese ai gilet gialli e le posizioni sopra le righe. Tutto in nome del contratto di governo: una Tav rivista in profondità permetterebbe a ciascun contraente di presentarsi come vincitore.