Privacy Policy TRAFFICANTI E SCAFISTI COMINCIANO A SPERIMENTARE NUOVE ROTTE CHE COINVOLGONO L’ITALIA (SOPRATTUTTO LA SICILIA) | 9 Dicembre Forconi
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TRAFFICANTI E SCAFISTI COMINCIANO A SPERIMENTARE NUOVE ROTTE CHE COINVOLGONO L’ITALIA (SOPRATTUTTO LA SICILIA)

LE NUOVE ROTTE DEI MIGRANTI

MA ANCHE LA SPAGNA COME TESTIMONIANO I RECENTI “SFONDAMENTI” DELLA FRONTIERA NELL’ENCLAVE SPAGNOLA DI CEUTA, IN MAROCCO, DA PARTE DI CENTINAIA DI MIGRANTI 

Fabio Albanese per www.lastampa.it

Non sono solo i numeri del Viminale a descrivere la nuova situazione che si è creata nel Mediterraneo centrale: davanti alla Libia non c’è più nessuno; trafficanti e scafisti cominciano a sperimentare nuove rotte che coinvolgono ancora l’Italia, e sempre la Sicilia, ma anche la Spagna come testimoniano i recenti «sfondamenti» della frontiera nell’enclave spagnola di Ceuta, in Marocco, da parte di centinaia di migranti, gli ultimi appena ieri.  

MIGRANTI ROTTEMIGRANTI ROTTE

Il mare davanti alla Libia, ieri pomeriggio: tante petroliere, diversi mercantili, alcuni pescherecci e due sole imbarcazioni delle Ong, la Phoenix della maltese Moas, impegnata a Est di Tripoli nel doppio salvataggio di 235 persone, e la Golfo Azzurro della spagnola Pro Activa Open Arms, di fronte a Tripoli ma in navigazione verso Malta. Se solo si recupera dall’archivio una immagine della stessa area a fine aprile, quando il caso Ong esplose, il raffronto è impietoso: allora di navi delle Organizzazioni non governative ce n’erano quattro proprio davanti alla costa della Libia, nella zona di Zuwara, a Ovest di Tripoli, una delle «capitali» dei trafficanti di uomini.

Ieri, tutte le altre navi delle Ong erano nei porti o stavano per entrarci: sono a Catania la Vos Prudence di Medici senza Frontiere e la Aquarius di Sos Mediterranée; nel porto della Valletta, a Malta, ci sono la Open Arms della Pro Activa Opena Arms, la Vos Hestia di Save the Children, le due imbarcazioni della tedesca Sea Watch. La nave della Sea Eye era attesa a Malta in serata.

Lo scenario è cambiato e, anche se è difficile dire se sia l’effetto della risorta Guardia costiera libica che usa minacce e armi per convincere gli scettici, se per via del codice del Viminale, se per strategie dei trafficanti o chissà per cos’altro, la realtà è questa.

Se ne sono accorti pure ad Agrigento dove, dall’inizio dell’estate, sulle spiagge meno frequentate compaiono barche in legno con scritte in arabo, qualche bidone d’acqua e qualche tanica di carburante a bordo, abbandonate sulla battigia o incagliate in qualche secca. Spesso sulla spiaggia si incontrano vestiti inzuppati e resti di cibo. Le ultime tre barche sono state trovate tra mercoledì e ieri: una era tra Porto Empedocle e Realmonte, nei pressi della spettacolare parete rocciosa bianca della Scala dei Turchi; testimoni dicono che erano in dieci, sono sbarcati sulla secca e poi sono andati via. A Siculiana le altre due: prima nella notte una piccola barca poi nella mattinata di ieri un peschereccio da cui sarebbero scese 40 persone, 30 bloccate dai carabineri.

ONG E MIGRANTIONG E MIGRANTI

La Procura di Agrigento ha già aperto «sei o sette fascicoli», anche se il riserbo è massimo: «Questo fenomeno è comparso da un paio di mesi – dice un inquirente – le barche di solito hanno 15-20 persone a bordo e arrivano in zone poco frequentate, gli occupanti percorrono a piedi distanze anche molto impegnative prima di far perdere le loro tracce». Chi sono, da dove vengono questi migranti che al momento sfuggono a qualsiasi statistica? «Stiamo lavorando sul fatto che possano essere persone in fuga da Tunisia e Libia – spiega la fonte – gente che ha una ingente disponibilità di denaro, con un’organizzazione completamente diversa da quelle delle grandi partenze dalla Libia, e che probabilmente ha contatti a terra in Sicilia».

ONG MIGRANTI2ONG MIGRANTI

Le «barche fantasma» di Agrigento, come le hanno battezzate i volontari dell’associazione Mareamico che segnala di continuo le nuove imbarcazioni abbandonate sulle spiagge, si trovano più spesso tra Realmonte e Siculiana, dove arrivano probabilmente dalla Tunisia dopo aver attraversato il Mediterraneo, superando le barriere di Frontex, le navi dell’operazione Sophia, e anche gli avvistamenti delle Ong. Arrivano su coste che non è facile vigilare, addirittura nelle aree protette, spesso non servite da strade ma al massimo da qualche sentiero: «È un fenomeno su non larga scala – confida la fonte – dire “élite” è forse una parola sbagliata, ma certo si tratta di persone che si possono permettere un viaggio più comodo e sicuro».

Fonte: qui