Privacy Policy TRE BANCHE A UN EURO E FUORI 1600 PERSONE: I PIANI DI UBI BANCA SU ETRURIA E LE SUE "SORELLE" | 9 Dicembre Forconi
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TRE BANCHE A UN EURO E FUORI 1600 PERSONE: I PIANI DI UBI BANCA SU ETRURIA E LE SUE “SORELLE”

PREVISTA LA CHIUSURA DI 140 FILIALI DEGLI ISTITUTI FALLITI, CHE IN PANCIA CONSERVANO 550 MILIONI MA SONO COSTATE AL SISTEMA PIU’ DI 5 MILIARDI

MASSIAH PREVEDE UTILI DI UN MILIARDO NEL 2020

Da la Repubblica

UBI BANCA

Ubi Banca prevede di tagliare di circa un terzo il personale delle tre good bank acquistate definitivamente ieri per la cifra simbolica di un euro: entro il 2020 la banca vuole ridurre di circa 200 milioni gli oneri operativi di Banca Marche, Banca Etruria e Carichieti attraverso una contrazione dell’organico di 1.569 risorse (-32% rispetto al 2016), il taglio di 140 filiali e l’ottimizzazione delle altre spese amministrative.

protesta dei risparmiatori davanti banca etruria 7
PROTESTA DEI RISPARMIATORI DAVANTI BANCA ETRURIA

E’ quanto emerge dall’aggiornamento del piano industriale al 2020 di Ubi Banca, presentato oggi insieme ai conti del primo trimestre. Un insieme di informazioni che piace al mercato, che acquista a piene mani l’azione (segui il titolo in diretta).

CARICHIETI

I tre istituti in questione sono quelli mandati in risoluzione alla fine del 2015, insieme alla Cariferrara che andrà a Bper, e dai quali sono scaturiti gli strascichi polemici di questi giorni legati al presunto ruolo di Maria Elena Boschi nel tentativo di far salvare a Unicredit l’istituto (Etruria) nel quale era coinvolto il padre come manager.

A un anno e mezzo dalla complessa e contestata operazione (che ha portato alla nota perdita di denaro da parte dei risparmiatori/obbligazionisti, per i quali si è corsi ai ripari attra

verso il ristoro forfettario o arbitrale), la cessione delle prime tre good bank è finalmente andata in porto, per la quarta dovrebbe essere questione di giorni.

banca marche

Le tre banche sono state ripulite dai crediti in sofferenza e ricapitalizzate e il numero uno di Ubi, Victor Massiah, se le è potute aggiudicare per la cifra simbolica di un euro. Nell’operazione ha anche incamerato un significativo cuscinetto di denari per le attività fiscali relative alle perdite pregresse che le banche salvate si portano dietro (per ora sono iscritti a bilancio benefici per 550 milioni). Roberto Nicastro, che delle good bank ha gestito la transizione, ha parlato di un esperimento da “cavie” in Europa, ma “le banche ne sono uscite vive”.

victor massiah
VICTOR MASSIAH

Un conto salato è stato intanto pagato dal sistema bancario che, per aver salvato nel novembre del 2015 le quattro good bank, si è fatto carico di un costo vicino ai 5 miliardi (anche se le somme si potranno tirare solo dopo lo smaltimento dei crediti deteriorati affidati a Rev, il veicolo in cui nel 2015 sono confluiti 10,3 miliardi di sofferenze delle good bank). A operare, sotto la guida di Bankitalia, è stato il Fondo di risoluzione, mentre un ruolo decisivo – acquistando ben 2,2 miliardi di crediti in sofferenza – l’ha giocato il fondo Atlante.

Anche grazie a queste operazioni, il Piano Industriale 2017-2020 stima un utile netto per il gruppo Ubi allargato in crescita a 919 milioni nel 2019 e a 1.117 milioni nel 2020. Dalla Fabi, sindacato autonomo dei bancari, fanno sapere che ora la partita sarà quella di garantire la gestione delle uscite attraverso gli strumenti contrattuali: prepensionamenti, uscite volontarie e incentivate con accesso agli ammortizzatori sociali di categoria. “In caso di licenziamento, pronti alla protesta”, dicono.

Quanto ai numeri di bilancio, Ubi Banca ha chiuso il primo trimestre dell’anno con un utile netto consolidato di 67 milioni di euro, in crescita del 59,4% rispetto al primo trimestre del 2016, nonostante un’ulteriore svalutazione del Fondo Atlante per 13,5 milioni, oneri relativi al Progetto Banca Unica per 4,6 milioni e spese progettuali relative all’acquisto delle tre good bank per 1,1 milioni. Il risultato della gestione operativa si attesta a 276,1 milioni, in crescita del 12,6% (e del 49,1% rispetto all’ultimo trimestre del 2016), grazie a una ripresa dei proventi operativi (+3,3%) e a un calo dell’1,1% degli oneri operativi mentre scendono del 13,2% le rettifiche su crediti, pari a 134,8 milioni nel trimestre.

Fonte: qui

Sempre più evidenti le fragilità delle banche

La crisi ha interessato alcune delle Banche italiane, guidandoci tutti a riflettere approfonditamente su quanto siano sicuri i sistemi di credito nel nostro paese.

La crisi ha interessato alcune delle Banche italiane, guidandoci tutti a riflettere approfonditamente su quanto siano sicuri i sistemi di credito nel nostro paese. I risparmiatori dovrebbero avere la certezza e la sicurezza di poter metter da parte i propri risparmi rappresentanti per loro una risorsa per il futuro; tuttavia, tali certezze non sono sempre stabili e ci si potrebbe trovare davanti a sorprese non piacevoli. Esistono ancora molte banche sicure in Italia (su Qualeconviene.it, trovate le principali) ma la situazione si fa sempre più complicata.

Vista la situazione precaria di alcune banche italiane, le Istituzioni sono intervenute e hanno attuato un intervento importante: dal 1 gennaio 2016 è stato introdotto il bail in, ovvero la possibilità per le banche in crisi, di risanare le proprie finanze attraverso risorse interne. In altre parole, in situazioni critiche, un istituto può prelevare dai depositi maggiori di 100 000 €; oltre all’azionista, anche il cliente paga se la banca è in difficoltà. Questa nuova norma ha destato preoccupazione nei clienti che stanno spostando il proprio denaro dal conto di una banca più debole a quello di una più forte.

Le seguenti 4 banche a rischio che sono state salvate, si sono avvicinate al fallimento dopo un lungo periodo di crisi, dopodiché sono state commissariate, è quindi intervenuto in Governo che ne ha impedito la chiusura: Banca delle Marche, Banca Etruria, Carichieti, Cariferrara. Il bail in non era ancora entrato in vigore, quindi con l’ausilio della commissione UE, il governo ha fatto nascere 4 nuove banche con un credito sano, cioè ripulito dalla crisi e in grado di fornire servizio bancario sin dall’inizio. Tuttavia, la gestione del credito deteriorato va affidata ad una sola banca, grazie ad un piano basato su finanziamento di Unicredit, Intesa Sanpaolo e Ubi banca e dal sistema nazionale: tutto ciò non basta a coprire i buchi lasciati dai 4 istituti in crisi. La legge tutela totalmente il correntista, mentre gli azionisti che hanno comprato obbligazioni o azioni, vedono azzerarsi il valore dei bond e subiscono danni ai loro investimenti: a pagare per il bene comune sono i piccoli risparmiatori che possono veder sparire i risparmi e i sacrifici di una vita.

Oramai è in evidenza la fragilità del sistema di credito italiano: nel 2014 la BCE bocciò ben 9 banche su un totale di 25, mentre nel 2015 soltanto due, la Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Tuttavia, il panorama non è positivo, in quanto 16 istituti sono commissariati: Banca Brutia, Cassa di risparmio di Loreto, Cassa di risparmio di Chieti, Banca popolare dell’Etna, Bcc Irpinia di Avellino, Banca popolare delle province calabre, BCC Banca Romagna Cooperativa, BCC Irpina, BCC Banca Padovana, Cassa rurale di Folgaria, Banca di Cascina, BCC Cittanova, Istituto per il credito sportivo. Ma non vuol dire che queste banche siano in default, in quanto “non esiste alcun nesso causale diretto tra il provvedimento di amministrazione straordinaria ed il fallimento della banca stessa”: ma tale intervento è applicato in casi delicati per evitare che la situazione possa peggiorare e portare alla chiusura.

Oltre a queste banche, ve ne sono altre che per varie ragioni, sono in maggiore criticità: Monte dei Paschi di Siena, Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza.

A complicare la situazione finanziaria italiana, vi è stato il referendum costituzionale del 4 dicembre: secondo il Financial Times, Monte dei Paschi di Siena, Banca Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Carige, Banca Etruria, Carichieti, Banca delle Marche e Cariferrara, sono ad alto rischio di default, a causa dell’incertezza del governo italiano che allontana dal mercato probabili investitori che potrebbero risanarle.

Allora è lecito chiedersi: come si sceglie una banca sicura?

Basta tener conto di due parametri che possono aiutare nella scelta: il Controllo del Patrimonio di Vigilanza, che esprime la quantità di investimenti fatti in rapporto al patrimonio, e il rating stabilito da società specializzate, ovvero il voto attribuito da Standard and Poor’s o Moody’s ad un istituto, che determina quanto questo sia in grado di restituire il proprio debito. Un alto rating riflette un’alta solidità della banca.

In Italia le banche più solide e sicure, in base a sopracitati parametri, sono: Finecobank, Banca Mediolanum, Banca Ifis, Banca Generali, Intesa San Paolo, UBI Banca, un mix tra istituti tradizionali e più giovani.

Uno studio della Bocconi ha preso in considerazione 20 istituti italiani e ne ha analizzato 7 parametri, di cui 3 sul patrimonio (Cet1, Tier 1, Total capital ratio9), 1 sulla redditività, 1 sulla performance in Borsa, 2 Isc ovvero gli indicatori sintetici di costo annuo sia per il servizio a sportello che online. Nella classifica in prima posizione Intesa Sanpaolo, con al seguito Ubi Banca.

Fonte: qui