Privacy Policy Usa e Corea del Sud lanciano missili in risposta a Pyongyang | 9 Dicembre Forconi
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Usa e Corea del Sud lanciano missili in risposta a Pyongyang

Washington conferma: il missile testato ieri dalla Corea del Nord potrebbe raggiungere l’Alaska

Il giorno dopo il lancio di un missile balistico intercontinentale da parte della Corea del Nord, dalle basi militari americane e sudcoreane situate in Corea del Sud sono stati lanciati alcuni missili di precisione in acque territoriali sudcoreane, come esercitazione congiunta di avvertimento.

L’ottavo battaglione Usa di stanza nell’area ha riferito che il lancio è stato una risposta diretta al lancio nordcoreano, una prova di forza volta a dimostrare il sostegno statunitense all’alleato sudcoreano. Da Washington arriva intanto la conferma che il missile testato ieri dalla Corea del Nord era di tipo intercontinentale e avrebbe potuto raggiungere l’Alaska. È la prima volta che il regime di Pyongyang dimostra di poter attaccare direttamente il territorio degli Stati Uniti.

Il lancio di ieri: testato missile intercontinentale

La Corea del Nord ha annunciato lunedì di aver testato con successo un missile balistico intercontinentale e ha dichiarato di avere la capacità di colpire con i propri missili ovunque nel mondo. Il lancio del missile avviene a pochi giorni dal G20 che dovrà discutere le azioni da prendere in relazione al programma di armamento di Pyongyang.

Il missile Hwasong-14 ha raggiunto un’altitudine di 2.802 chilometri e ha colpito l’obiettivo dopo 39 minuti di volo, secondo quanto riferito dalla televisione pubblica nordcoreana. È precipitato nel mar del Giappone in acque che apparterrebbero alla zona economica di Tokyo. Il Giappone ha immediatamente protestato contro quella che chiama una chiara violazione delle risoluzioni dell’Onu. Anche il presidente della Corea del Sud, Moon Jae-in, ha chiesto un intervento del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

Il missile può «raggiungere qualsiasi parte del mondo», ha dichiarato l’accademia della Difesa di Pyongyang. «Siamo in possesso del missile balistico intercontinentale più potente. Insieme con il nostro arsenale nucleare metteremo fine alle minacce di guerra degli Stati Uniti e manterremo la pace e la stabilità nella penisola coreana», è scritto in un comunicato.

«Potrebbe arrivare in Alaska»

«Se le notizie riferite sono corrette – ha precisato ieri alla Bbc il fisico David Wright dell’associazione di scienziati americani Union of Concerned Scientist – lo stesso missile può raggiungere una portata massima di circa 6.700 chilometri lungo una traiettoria standard». Questo significa che sarebbe in grado di «raggiungere l’Alaska» ma non il resto degli Stati Uniti. Per colpire un bersaglio servono però non solo la portata, ma anche la capacità di proteggere la testata del missile dall’intenso calore e dalle vibrazioni al momento del rientro nell’atmosfera. E non è chiaro se Pyongyang già disponga di questa capacità.

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Trump avvisa la Cina: pronti a fare da soli

Poche ore prima dell’ultimo lancio, il presidente statunitense Donald Trump, frustrato dall’apparente riluttanza della Cina a intervenire sulla Corea del Nord, aveva telefonato al presidente cinese Xi Jimping, avvisandolo che gli Usa sono pronti ad agire da soli per fare pressioni contro il programma nucleare militare di Pyongyang. Lo scrive il New York Time, citando alti dirigenti dell’amministrazione.

Cina e Russia: stop ai test e alle esercitazioni Usa

La Russia e la Cina hanno rilanciato un’iniziativa congiunta per affrontare la questione della Corea del Nord: chiedono a Pyongyang uno stop ai suoi test missilistici e a Washington e Seul di mettere fine alle esercitazioni militari congiunte. Lo si legge nella dichiarazione congiunta diffusa ieri dai due ministeri, nel giorno della visita ufficiale del presidente Xi Jinping a Mosca, dove ha incontrato l’omologo Vladimir Putin. Russia e Cina, inoltre, si sono dette «seriamente preoccupate» per l’ultimo test missilistico compiuto dal regime nordcoreano e lo hanno condannato come «inaccettabile».

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