Privacy Policy Zew, a Deutsche Bank serve un'iniezione da 19 mld | 9 Dicembre Forconi
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Zew, a Deutsche Bank serve un’iniezione da 19 mld

Deutsche-Bank1-317387Secondo uno studio dello Zew, dove vengono ricondotti gli stress test con i parametri usati dalla Fed in uno scenario avverso più sfidante, nel caso di una nuova crisi le banche europee avrebbero bisogno di capitale per 123 mld di euro. Sotto i riflettori Deutsche Bank, Societe Generale e Bnp. Stop ai dividendi

Le banche europee non hanno la capitalizzazione necessaria per superare l’incorrere di una nuova crisi finanziaria e, stavolta, nell’occhio del ciclone non è solo l’Italia. Questa la conclusione alla quale è giunto lo Zew (Zentrum für Europäische Wirtschaftsforschung), ossia l’istituto economico europeo di Mannheim, che in uno studio ha messo in discussione i risultati dei recenti stress test condotti dall’Autorità bancaria europea applicando agli istituti coinvolti i parametri usati dalla Federal Reserve.

Tali misure sarebbero, infatti, più pesanti rispetto a quelle adottate dall’Eba, elemento che aumenta il livello di stress in base al quale sono valutate le banche, portando così a enormi differenze nell’esito della prova: il delta in termini di ammanchi di capitale sarebbe di miliardi di euro, elemento che sconvolge il panorama dei sistemi creditizi delle principali economie del Vecchio Continente.

Nel dettaglio, la ricerca, che ha considerato le 51 banche europee, di cui 34 quotate, sottoposte agli stress test dell’Eba, si è basata sulla comparazione di due metodologie: l’approccio usato dall’Eba negli stress test del 2014 contro quello adottato dalla Fed nel corso di quest’anno (Ccar2016). Tali sistemi sono stati poi applicati a uno scenario che assume un calo del 40% del mercato azionario globale nell’arco di sei mesi, prospettiva più avversa rispetto a quanto previsto dagli stress test continentali.

Per quanto riguarda il sistema europeo, il deficit di capitale della popolazione si è attestato a 5,6 miliardi di euro, valore irrisorio rispetto ai 123 miliardi necessari per raggiungere i requisiti della Fed. Tra gli istituti più colpiti: Deutsche Bank , che risulterebbe aver bisogno di un’iniezione di capitale pari a 19 miliardi di euro, Societe Generale , con 13 miliardi, eBnp Paribas , con 10 miliardi.

Occhi puntati quindi su Francia e Germania, dove continua ad impazzare il dibattito sull’adeguatezza patrimoniale di Deutsche Bank . Solo ieri il quotidiano Handelsblatt ha sottolineato come una raccolta di mezzi freschi in un contesto di mercato così volatile risulterebbe molto complessa, soprattutto considerando che il patrimonio complessivo dell’istituto tedesco si attesta ora intorno ai 17 miliardi di euro.

Non capiamo come si sia giunti a questa cifra“, ha risposto la banca, ricordando che dagli stress test condotti dall’Eba “non è emerso alcun fabbisogno di capitale“.

“Il principale obiettivo dei recenti stress test era quello di incrementare la trasparenza sull’adeguatezza in termini di capitalizzazione in caso di pressione, non quello di rivelare effettivi ammanchi sui quali si sarebbe dovuto intervenire immediatamente”, ha sottolineato Sascha Steffen, analista bancario e capo del dipartimento di ricerca “International Finance and Financial Management” dello Zew, co-autore dello studio.

Tuttavia, un esito così positivo, con “la sola Monte dei Paschi  che è risultata fallimentare con un fabbisogno di capitale pari a 5,6 miliardi di euro, valore “simile a quello annunciato subito dopo la pubblicazione delle prove, ha scatenato la reazione avversa dei mercati, con l’indice EuroStoxx bancario che ha ceduto circa il 7,5% in due giorni”, ha ricordato l’esperto.

Lo scopo dello studio è stato quello di porre l’accento su un problema che attanaglia il comparto creditizio europeo e che lo differenzia da quello americano. La ricerca, infatti, ha evidenziato come ci sia effettivamente il bisogno di risorse fresche, cosa che non ha impedito a 28 delle 34 banche quotate facenti parte del campione dell’Eba di distribuire dividendi per 40 miliardi di euro nel 2015 con un payout superiore, in media, al 60% dei loro utili.

“Permettere tutto ciò a banche sottocapitalizzate implica un trasferimento di ricchezza dagli obbligazionisti subordinati all’azionariato, cosa che aumenta le possibilità di bail in. Inoltre, questo potrebbe essere visto anche come un passaggio di denaro dai contribuenti agli azionisti, visto che l’intervento pubblico è permesso dalle regole di ristrutturazione vigenti”, ha puntualizzato l’analista, portando come esempio la forte differenza esistente con il sistema statunitense. La Fed, infatti, prevede come prima sanzione per le banche che dimostrino deficit patrimoniali il blocco di qualsivoglia forma di distribuzione dell’utile.

Questa stessa disciplina è stata ipotizzata anche dall’Eba che ha specificato come “le autorità competenti possano considerare di richiedere agli istituti la modifica dei loro piani sul capitale, come l’introduzione di restrizioni sulle politiche di dividendo”. Ad ogni modo, secondo Steffen, tali misure dovevano essere prese molto prima: “le nostre stime suggeriscono che se gli organi di supervisione avessero applicato blocchi simili già dal 2010, data di inizio della crisi dei debiti sovrani in Europa, il patrimonio conservato avrebbe potuto finanziare oltre il 50% dei deficit evidenziati”.

Fonte: MF